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Addio Twilight, chissà come sarebbe andata se Spielberg ci avesse messo le mani

novembre 14, 2012 Paola D'Antuono

Breaking Dawn – Parte 2 è l’ultimo atto di una saga che non lascerà il segno. Perché tanta approssimazione in cinque film destinati a un pubblico enorme? Forse sarebbe stato meglio lasciarsi guidare dai grandi di Hollywood.

Oggi esce in sala Breaking Dawn – Parte 2. Stroncatura a parte, l’ultimo capitolo della serie Twilight consente di mettere il punto definitivo sull’opera filmica tratta dal romanzo di Stephenie Meyer. La domanda che sorge spontanea è solo una: ma non si poteva far di meglio? Hollywood ci ha abituati da sempre alla capacità di trasformare storie all’apparenza banali in capolavori senza tempo. Un esempio su tutti? Titanic. C’è un proletario sognatore che incontra una ricca signorina poco avvezza alle convenzioni dell’epoca. Nel mezzo, una nave che affonda. Eppure James Cameron dimostra di saper costruire, attorno a una storia semplice, un’opera scenograficamente perfetta, con attori capaci di interpretazioni memorabili e una sceneggiatura capace di tenere alta la tensione emotiva per quasi tre ore. Paragone troppo azzardato? Forse, ma rende perfettamente l’idea di cosa voglia dire mettere in piedi una produzione hollywoodiana con l’intento di intrattenere il pubblico nel miglior modo possibile.

5 FILM E NESSUNA QUALITA’. La sensazione è che invece per Twilight nessuno si sia veramente impegnato. Non ce ne vogliano Kristen Stewart, Robert Pattinson e Taylor Lautner, ma le loro interpretazioni non brillano certo per intensità e capacità attoriali. È anche vero che hanno facilmente conquistato i cuori delle fan più accanite della serie vampiresca, ma hanno anche fatto strabuzzare gli occhi agli appassionati di cinema, che hanno riso ai sospiri di Bella, agli occhi bassi di Edward e alle magliette tirate su del lupo Jacob. Impossibile credere che ogni regista con cui si sono trovati a lavorare non abbia mai alzato gli occhi al cielo pensando «ma chi me l’ha fatto fare!». A dirla tutta nemmeno loro si sono impegnati: Catherine Hedrwirck, che ha dato il via alla saga nel 2008, ha fatto quello che ha potuto, ma evidentemente non era abbastanza. Poi è toccato a Chris Weisz, regista di New Moon, che portò la pellicola in Italia e nonostante tutto e fece solo disastri. Non è andata bene nemmeno con David Slade, regista di Eclipse, il film con più azione dell’intera saga. Qui, manca solo che la cartapesta cada da qualche albero… Bill Condon ha realizzato gli ultimi due capitoli, Breaking Dawn e Breaking Dawn – parte 2. Centinaia di minuti in cui lo splatter prende il sopravvento, assieme alle banalità e all’atmosfera da sit comedy involontaria (mancano solo le risate in sottofondo, ma per quello ci sono le persone in sala).

CI VOLEVA SPIELBERG. Sarebbe stato meglio premiare i fan con un prodotto più simile a Harry Potter, una saga fantasy di indubbio livello qualitativo, sia per la sceneggiatura, sia per l’ambientazione sia per le capacità dei giovani attori. Forse le avventure del maghetto avevano alle loro spalle una serie di libri decisamente più complessi di quelli della Meyer che però, dalla sua, racconta una storia d’amore e di diversità di sicuro appeal per i giovani. Chissà come sarebbe stato Twilight con la regia di Steven Spielberg, la sceneggiatura rimaneggiata da Jason Reitman e l’interpretazione affidata a Paul Dano (Edward), Zooey Deschanel (Bella) e Aaron Taylor-Johnson (Jacob). Tanto per fare due nomi, eh…

 

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