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Tsipras ha giocato male le sue carte e un accordo conviene a tutti. «E l’Italia non ha niente da temere»

luglio 1, 2015 Leone Grotti

Intervista all’economista Marco Fortis: «L’Italia può vantare caratteristiche uniche al mondo». Industria, famiglia e serietà ci hanno salvato (e ci salveranno)

«È vero che la politica dell’austerità non ha funzionato in Grecia, ma se dal 1992 ad oggi a noi italiani avessero offerto le stesse condizioni proposte ad Atene, oggi avremmo un debito pubblico inferiore anche a quello tedesco». Grecia e Unione Europea sono in bilico, ma secondo l’economista Marco Fortis, docente dell’Università Cattolica di Milano, direttore e vicepresidente della Fondazione Edison, ci sarebbe ancora spazio «per un accordo in extremis prima del referendum di domenica». Soprattutto, dichiara a tempi.it, «l’Italia non ha nulla da temere perché può vantare caratteristiche uniche al mondo».

Professore, quali sono queste caratteristiche?
La Grecia è diventata la Grecia che conosciamo oggi perché non ha una struttura industriale come l’Italia. La parte più ricca e produttiva del nostro paese non solo sopporta le disuguaglianze nord-sud, ma paga anche una quota di interessi che toccano tutto il paese. L’unica cosa che manca all’Italia rispetto alla Germania è la Mercedes o la Bmw. Se prendiamo una regione industriale tra le più grandi al mondo come la Renania-Vestfalia, dove non c’è l’industria dell’auto, e la paragoniamo a Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna messe insieme, il valore industriale prodotto dalle nostre regioni, a parità di popolazione, è più alto.

Anche noi, come Atene, abbiamo un debito pubblico enorme.
È vero, ma non abbiamo debito privato e questo è importante. Inoltre, a parte una piccola parentesi all’inizio degli anni Duemila, non abbiamo deficit strutturale del commercio con l’estero. Abbiamo, cioè, un surplus commerciale di 40 e rotti miliardi.

E questo cosa significa?
Significa che negli ultimi 20 anni e passa l’Italia è riuscita a pagare 1.500 miliardi di euro di interessi sul suo debito. Questo è stato possibile perché dal 1992 ad oggi abbiamo un avanzo primario importante che corrisponde, più o meno, alla quota di interessi sul debito da pagare agli stranieri. Con noi nessuno rischia di perdere un centesimo. Da questo punto di vista, siamo unici.

Perché?
La Francia per pagare gli interessi emette nuovo debito, l’Inghilterra fa lo stesso, gli Stati Uniti anche. L’Italia è il primo paese al mondo per avanzo primario dopo la Germania, anche quando va male facciamo l’1,8 per cento del Pil. Questo è possibile anche perché le famiglie italiane e le aziende riescono a sopportare la più alta pressione fiscale d’Europa. L’Imu e l’austerità in Italia sono stati pagati dai risparmi, non dagli stipendi. Gli italiani sono seri e le tasse le pagano eccome: questo si traduce in avanzo primario.

E la Grecia, invece?
La Grecia ha uno squilibrio strutturale con l’estero per cifre che si aggirano intorno al 20 per cento del Pil. Inoltre, avevano un sistema di welfare che la Germania poteva solo sognarsi. La spesa pubblica corrente nel 2009 era pari a 100 miliardi di euro. Quando la Troika, rinominata poi Brussels Group, è intervenuta, già i governi greci stavano cercando di porre rimedio alla situazione, anche se in modo disordinato. E questa è la strada giusta, perché la Grecia non avrà mai un’economia reale forte e quindi deve stare attenta ai conti per non andare a sbattere.

L’austerità però non sembra aver funzionato molto bene in questi anni.
In parte è vero, anche se ad Atene sono state fatte concessioni importanti. La Grecia non paga neanche più gli interessi, tanto glieli hanno allungati, deve solo rimborsare il debito senza pagare interessi. A parità di condizioni, ora l’Italia avrebbe un debito pubblico inferiore a quello tedesco. La Grecia era riuscita ad avere un piccolo avanzo primario, stava per rientrare timidamente in carreggiata, ma si è ribellata al sistema eleggendo Alexis Tsipras.

Se Atene e Bruxelles non raggiungono un accordo l’Italia tornerà nei guai come nel 2011?
No, perché siamo messi meglio da tutti i punti di vista e perché la Bce, grazie a Mario Draghi, agisce finalmente da vera Banca centrale, mettendo al riparo gli Stati dell’Ue da possibili attacchi speculatori.

Lei spera che un’intesa alla fine venga trovata?
Ci conto. Credo che il governo Tsipras abbia esagerato ma abbia anche capito di essersi cacciato in un cul de sac. Il premier ha detto che se vincerà il sì, forse si dimetterà, quindi probabilmente inizia a realizzare di non aver giocato benissimo le sue carte. Se entrambe le parti faranno uno sforzo per un accordo in extremis, i mercati si calmeranno e anche il referendum avrà un carattere meno apocalittico. Sia gli Stati Uniti che Angela Merkel vogliono del resto che Atene resti nell’Unione Europea e nell’Eurozona. Per raggiungere questo obiettivo, però, le parti devono fare entrambe un piccolo sforzo in più.

Foto Ansa/Ap


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4 Commenti

  1. Cisco scrive:

    Descrizione della situazione semplice e chiara: la Grecia e’ stata aiutata più di altri paesi, a cominciare dall’accettazione tutta politica della sua domanda di ingresso nell’Euro. In Grecia non esiste, come in Italia, un Nord ricco che mantiene un Sud povero, e l’Europa ha sopperito a questo: ma così come gli sprechi siciliani – assolutamente “sovrani” – fanno incazzare i lombardi, così quelli greci fanno incazzare i tedeschi (ma anche molti altri, compresi italiani e spagnoli). Non si può tirare troppo la corda sapendo di creare problemi alla stabilità economica europea: il vero ricatto e’ quello di Tsipras. Ma non è per nulla indolore per le stesse famiglie greche, che se ne stanno accorgendo e penso che voteranno sì al referendum.

    • recarlos79 scrive:

      concordo con te sulla giusta incazzatura dei lombardi. con l’aggiunta che il professorone fa un vanto della continua rapina di stato alle famiglie italiane. le tasse le paghiamo con i risparmi, ma prima o poi finiranno. e dopo cosa vorrà lo stato? il sangue?

      • SUSANNA ROLLI scrive:

        Siamo un Paese in fallimento, non si costruisce, cantieri fermi, giovani da mantenere, gente che arriva pensando chisssachè, vedo i muratori a tagliar erba nei fossi, vedo le famiglie stanche con bollette da capogiro…Se ci salviamo è perchè molto probabilmente c’abbiamo ancora un’anima da qualche parte….Io mo sforzo di pensare positivo…Se c’è qualcuno che mi legge, per cortesia, mi faccia l’elenco dei vantaggi che abbiamo avuto con l’idea di questa Europa Unita, che pare faccia acqua da tutte le parti ( discorso morale incluso). Grazie. Ci saranno stati senz’altro dei vantaggi….

  2. Alessandro romano scrive:

    Le risposte di questo professore sono abbastanza superficiali, da classico tg di stato. Il problema che il caso Grecia fa paura, vorrebbe dire che delle opzioni sono operte e ciò fa tremare gli europeisti convinti, la Germania e Obama. La Grecia non è mai stata una nazione ricca nel senso di ricchezza di industrie pesanti e finanza eccessiva; la sua è un’economia da primario e terziario (turismo) e dato che ha solo 1/3 della densità abitativa dell’Italia a questo deve puntare. Conosco abbastanza bene la Grecia, scena di morti di fame non le ho mai viste, ma ciò che lascia interedtti è la valanga di frutta e verdura e di potenzialità turistiche, la Grecia dell’alta finanza europea ci fa ben poco, non gli interessa. La domanda da porsi nel referendum sarebbe dunque: volete riavere il potere monetario nelle mani della sovranità popolare? Tutto qui, ma questa è una domanda che fa tremare i polsi a tutti i tecnocrati di turno perchè mira al cuore del problema economico/finanziario di oggi, il problema che a seconda dei prossimi sviluppi potrebbe far trasformare le democrazie in qualcos’altro (oggi già sta succedendo) ed è su questo che il popolo (anche noi italiani) deve interregorsi.

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