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Tribunali infantili

maggio 5, 1999 Esposito Francesco

Dopo il caso del bambino anoressico romano finito nelle mani
dei giudici e tolto da casa su segnalazione di uno zelante primario, un’altra storia di ordinaria giustizia sommaria in Emilia. Dove,
all’insaputa dei genitori e con “decreti urgenti”, il Tribunale dei minori di Bologna cerca di sottrae due bambini alla famiglia, ma trova (ad oggi) ancora serie difficoltà a strapparli definitivamente da casa causa documentata e troppo umana resistenza dei genitori

Questa è la storia di Luca (il nome è di fantasia, mentre lasceremo generici i riferimenti di luogo per tutelare la privacy del minore) che vive felice con i genitori e una sorellina alle porte di Modena. La sua è una famiglia benestante, senza grossi problemi. Il padre è azionista di una piccola S.p.A. insieme alla moglie, oltre a possedere un vasto appezzamento di terreno agricolo.

La cultura del sospetto È intelligente, Luca, (il suo quoziente intellettivo risulterà essere 116 contro una media di 100) benché sia affetto da una malattia neuro-biologica che lo porta ad avere difficoltà di lettura e, quindi, di apprendimento. Una malattia di cui, però, nessuno si è mai accorto. All’ingresso nella I classe della scuola elementare comunale (settembre ’96) Luca manifesta i primi problemi di comportamento e di carattere: un bambino irrequieto e lento nell’apprendere, uno di quelli che danno da lavorare agli insegnanti. E infatti viene quotidianamente richiamato, sgridato e deriso di fronte ai compagni. A un punto tale che verso la fine del ’96 manifesta forte nervosismo e inappetenza, e cominciano i primi episodi di incontinenza fecale. Passa un anno. Luca è adesso in II elementare. La maestra, all’inizio dell’anno scolastico, chiede ai genitori di sottoporlo ad una visita neuropsichiatrica.

Vorrebbe un’insegnante di appoggio per tenere a bada quello che descrive come un bambino ribelle. Ma la psicologa e la logopedista del Servizio Neuropsichiatria infantile dell’Asl, sono di diverso avviso e giudicano Luca “intelligente e senza problemi di apprendimento”. Infine, la soluzione: nel febbraio ’98 dall’istituto scolastico frequentato da Luca giunge un’informativa al Servizio Sociale del Comune. Gli assistenti sociali incontrano più volte le insegnanti e inviano, nel maggio di quell’anno, una relazione al Tribunale dei Minorenni di Bologna (poi confermata, anzi aggravata da 2 relazioni successive) in cui, sulla base di anormalità osservate in classe, si ventilano maltrattamenti ed abusi sul bambino e sulla sorellina.

Scuola di polizia È il giugno ’98 quando, con un decreto, il Tribunale “dispone l’affidamento dei minori al Comune perché svolga intensi interventi di vigilanza ed approfondita indagine psicodiagnostica sulle condizioni dei bambini, sulle relazioni coi genitori e sull’idoneità di costoro, riferendo al Tribunale entro 2 mesi”. Un intervento preso “in via provvisoria ed urgente”. Talmente urgente da essere deciso senza alcun contraddittorio, senza consultare uno psicologo di parte diversa, senza conoscere gli interessati, senza parlare coi testimoni, senza neppure essere mai stati sul luogo. Sarebbe bastata una banalissima indagine istruttoria per rendersi conto della verità (vedi box). Una modalità interessante, quella del decreto “preso in via provvisoria ed urgente”: rende infatti il provvedimento inoppugnabile. Bisogna attendere molti mesi, al termine dei quali normalmente viene emessa un’ordinanza analoga… intanto però le pratiche vanno avanti e, in men che non si dica, i minori vengono assegnati in affido extrafamiliare, senza che i genitori si siano nemmeno resi conto di quanto è accaduto. Luca viene portato davanti una ispettrice di polizia per verificare le ipotesi di abusi. È solo, i genitori sono allontanati, in palese violazione dell’art. 609 decies che stabilisce per qualsiasi audizione di minori, la presenza dei genitori o comunque di una persona di fiducia. La famiglia di Luca si rivolge allora ad un avvocato. A ottobre il legale richiede al Tribunale copia di tutte le carte pertinenti il caso per capire cosa stia succedendo. Per tutta risposta il giudice delegato esibisce un documento che dichiara la non ostensibilità del materiale. A parte il fatto che tale documento risulta sprovvisto di data e di numero di protocollo (ciò significa che ufficialmente non è mai esistito), la non ostensibilità potrebbe riguardare solo quanto è fatto oggetto di indagine penale: il civile deve essere reso noto. Comunque – ma questo si scoprirà in seguito – anche per quanto riguarda il penale, ovvero i sospetti abusi, già a fine dell’estate è disposta l’archiviazione.

Per farla breve, la documentazione arriverà solo a gennaio ’99.

Bambini sotto screening Nel frattempo Luca è costretto a partecipare a colloqui a porte chiuse con una psicologa dei Servizi sociali, “per far emergere il vissuto” – così dicono. Durante la prima seduta gli viene comunicato che “un giudice si interessa a lui perché i suoi genitori non sono bravi”. Da quel momento il bambino si rifiuta di partecipare ai successivi colloqui senza la presenza della madre. La famiglia decide allora di rivolgersi a uno psicologo di fiducia. Gli assistenti sociali non gradiscono, anzi vanno su tutte le furie e minacciano di informare il Tribunale. Eppure ai genitori non è stata tolta la patria potestà… Stranamente il nuovo psicologo ottiene ampia collaborazione dal minore e rileva che “i rapporti tra Luca e i genitori non rivelano particolari anomalie”. Stabilisce inoltre che coi provvedimenti decisi dal Tribunale “non si fa altro che peggiorare una situazione che necessitava al massimo di qualche aiuto e consiglio ai genitori e di rassicurazione e stimolo per il bambino”. A complemento delle sue conclusioni viene consultato anche uno dei migliori specialisti di neuropsichiatria del modenese, il quale descrive Luca come “un bambino intelligente, simpatico e collaborante” e riscontra “una importante difficoltà di apprendimento della lettura”, la vera causa dei problemi scolastici del bambino, di cui nessuno si era mai accorto. Tanto meno la psicologa scelta dal Servizio affidatario che aveva parlato di “nessun problema attinente alla sfera del pensiero o del linguaggio”. Va precisato che i due professionisti consultati dalla famiglia non si sono basati su soggettive valutazioni, ma su test scientifici quali i cubi di Khos, le favole di La Duss, la prova delle matrici Raven, la prova MT, il Boder test e prove di disegno.

Dal soviet alla scuola libera A dicembre, mentre viene presentato ricorso contro le decisioni del Tribunale dei Minori, la famiglia decide di trasferire Luca in una scuola privata, visto che la maestra continua ad avere un comportamento ostile e punitivo nei suoi confronti. Poiché la direttrice, però, non intende dare il suo nullaosta, Luca è costretto a frequentare la scuola comunale ancora un mese (coi soliti disagi psicologici). A gennaio ’99, finalmente arriva il trasferimento. Ed ecco Luca, nelle parole delle sue nuove maestre: “Non manifesta difficoltà di adattamento alla disciplina scolastica, è rispettoso ed educato nei confronti delle maestre, aperto verso i propri compagni. Fin dai primi giorni ha partecipato ai giochi dei compagni con disponibilità ed entusiasmo, evidenziando buone capacità di socializzazione ed accettazione delle regole. Consuma regolarmente i pasti usando adeguatamente le posate. Non si è mai presentato trascurato nell’igiene e nell’abbigliamento; è seguito nei compiti a casa e nell’organizzazione del materiale scolastico; non è mai privo di merenda”.

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