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Tre ore in treno accanto alla signora che urla al cellulare

settembre 23, 2017 Walter Veltroni

In una pausa dell’eloquio, il vicino le ha offerto ironicamente una bottiglia d’acqua: «Beva, deve avere la gola secca». La risposta
di lei però ha bruciato tutti

cellulare ansa

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Mi è capitato di viaggiare, in treno, non lontano da una signora che ha ininterrottamente parlato al cellulare. Il percorso era lungo, più di tre ore. Ma la donna, tetragona, non ha mai smesso di urlare al telefono, peraltro in una lingua straniera, quello che nessuno dei passeggeri dell’intero vagone poteva cercare di non sentire.

Tutti gli altri, se squillava l’apparecchio, si alzavano rispettosamente per guadagnare l’area di congiunzione tra i vagoni e non disturbare il prossimo. Ma la teutonica signora no. Vedeva che attorno a lei alcuni dormivano, altri leggevano, qualcuno addirittura scriveva ma faceva finta di non accorgersene. Impartiva ordini, così sembrava, a malcapitati interlocutori e teneva lo sguardo fisso fuori dal finestrino per evitare di incrociare quelli di rimprovero che iniettavano gli occhi degli astanti. Il suo vicino, persona paziente, dopo aver indossato cuffie, visibilmente sbuffato e detto frasi di condanna, è, stremato, esploso, e in una pausa dell’eloquio telefonico ha offerto ironicamente una bottiglia d’acqua alla instancabile donna dicendole, soave: «Signora, beva. Deve avere la gola secca. Sono tre ore che parla…».

I vicini avrebbero voluto prorompere in un applauso, alzarsi per una standing ovation, abbracciarlo, proporlo per il Nobel ma sono stati tutti bruciati dalla risposta della signora che ha solo detto: «Grazie, ne ho bisogno». O lei era un genio o siamo tutti cretini. O, forse, sono possibili ambedue le cose. La vittoria della prepotenza, specie nelle piccole cose, è terribilmente frustrante.

 

Ignorare gli altri per fare i propri comodi. Si chiama egoismo. Quando è nel carattere degli uomini è spiacevole, quando invece diventa arrogante ignoranza dello spazio pubblico e negazione del rispetto e delle regole minime di convivenza, allora assume la dimensione del modello. Insomma il Marchese del Grillo è vivo e lotta insieme a noi: «Io so’ io e voi non siete un…».

Foto Ansa

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