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Train de Vie

marzo 24, 1999 Lauzi Bruno

Lettera a tempo

Sono costretto a riprendere la polemica a margine del film “La vita è bella”. Per me è uno spasso, visto che sono polemico per natura, però l’esercizio, nella fattispecie, comincia ad annoiarmi… ma quando ce vò, ce vò! Dunque, veniamo ai fatti. L’altra sera sono andato a vedere “Train de vie”, il film che racconta l’avventura di uno shtetl ebraico in Romania che nel corso del 1941, venuto a conoscenza del pericolo di essere distrutto dagli invasori nazisti, decide di mettersi in salvo autodeportandosi prima che lo facciano i tedeschi. Ma come fare? La soluzione è semplice: basta comprarsi con i risparmi del villaggio un tot di carcasse di vagoni ferroviari ed una locomotiva arrugginita, quindi l’olio di gomito e la buona volontà faranno il resto! Nel breve volgere di pochi giorni il treno è lì, lucente, sui binari che, guarda caso, provvidenzialmente passano accanto alle case. I sarti nel frattempo avranno confezionato delle divise della Wermacht nuove fiammanti per una ventina di ebrei che, sapendo bene la lingua, saranno destinati ad impersonare il feroce nemico di scorta al treno che ha anche il tradizionale vagone in pelle per gli ufficiali ed un volenteroso macchinista dilettante che lo guiderà leggendo il manuale di minuto in minuto. A questo punto basterà imbarcare gli abitanti/finti deportati ed il gioco è fatto, si parte per la Palestina, via Russia, tra balli, canti e pic-nic… Problemi? Pochi o punti, come si conviene ad un sogno. Si sarebbe portati a credere che il treno fantasma viaggi su quel binario unico in rotta di collisione con qualunque altro convoglio sulla stessa linea obbligata: macché! Si potrebbe ipotizzare un vero allarme quando, non previsto, il “treno della vita” transiterà dalle stazioni: arimacché! Di stazioni, in giorni e giorni, ne incontrerà solo una o due, per il resto del tempo sembrerà gettarsi i binari davanti a sé scegliendo i percorsi più turistici… In quanto ai nazi, gentili e disponibili, farlocchi più che mai. Credibile? Per il mio amico Ferrara è un film molto più credibile de “La vita è bella”. Io non voglio stravincere, in credibilità gli dò un pari. E comunque confesso che mi sono divertito, da quel superficiale che sono. Che volete, mi piace l’irrealtà… Previsioni? Chi si assomiglia, si piglia: in un sequel prossimo venturo, il treno rumeno passerà per il campo di Guido e suo figlio e li porterà con se verso il futuro. E allora, via verso nuove polemiche!

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