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Traffico di esseri umani: 30 mila eritrei («tra cui bambini di due anni») rapiti e torturati in 5 anni con l’aiuto del regime

dicembre 5, 2013 Leone Grotti

Oggi sarà presentato al Parlamento Europeo il rapporto “The Human Trafficking Cycle: Sinai and Beyond”, che racconta il dramma del popolo eritreo

Tra il 2007 e il 2012 il traffico di esseri umani ha coinvolto tra i 25 mila e i 30 mila eritrei. Sono le conclusioni dell’indagine “The Human Trafficking Cycle: Sinai and Beyond”, che si basa sulla testimonianza diretta di 230 eritrei e che è stata realizzata da tre studiosi: Meron Estefanos, attivista svedese per i diritti umani, Mirjam van Reisen e Conny Rijken dell’Università olandese Tilburg.

RAPITI DALL’ESERCITO. Secondo il rapporto, che verrà presentato oggi pomeriggio al Parlamento Europeo, migliaia di giovani eritrei vengono rapiti dagli stessi generali dell’esercito della dittatura africana e portati in Sudan. Qui, dopo essere stati torturati, i sequestrati devono raccogliere dai familiari il riscatto richiesto dai rapitori per essere liberati con la minaccia di venire venduti ai trafficanti di uomini del Sinai.
A volte, anche dopo aver pagato il riscatto, l’esercito eritreo li consegna comunque ai trafficanti, che li torturano ancora e chiedono un nuovo riscatto.

PORTATI IN SUDAN. Un ruolo chiave nei rapimenti, secondo il rapporto, lo gioca l’Unità eritrea di controllo dei confini, guidata dal generale Teklai Kifle: questi spesso rapiscono i giovani di 16 e 17 anni che sono costretti dal regime a completare il ciclo di studi prestando servizio militare per un anno nel campo militare di Sawa.
Secondo il racconto di una donna eritrea anticipato dagli studiosi, il figlio insieme ad altri sei ragazzi è stato rapito dai militari a Sawa e portato in Sudan. Da qui, i genitori hanno ricevuto una telefonata: «Pagate 7.500 dollari entro tre giorni o vendiamo vostro figlio ai trafficanti».

TORTURE E RISCATTI. Una volta sequestrati, gli eritrei vengono torturati e rinchiusi in prigioni sotterranee. Le donne vengono stuprate a ripetizione, spesso anche in pubblico, e ai genitori vengono fatte ascoltare le urla dei figli attraverso telefonate durante le sevizie. Per i giovani eritrei viene di solito chiesto un riscatto di 10 mila dollari.
Un’altra donna citata nel rapporto, e che non ha rivelato il suo nome per ragioni di sicurezza, è stata rapita nella capitale Asmara e portata in Sudan. Qui è riuscita a raccogliere 10 mila dollari dai parenti ma è stata lo stesso venduta ai trafficanti del Sinai, che hanno chiesto ai familiari una nuova cifra pari a 35 mila dollari per il rilascio.

«RAPITI ANCHE BAMBINI». Secondo i tre ricercatori molti eritrei non sopravvivono ai trafficanti e alle torture. «Tra le 5 mila e le 10 mila persone muoiono per mano dei trafficanti mentre sono in cattività», dichiarano i ricercatori al Guardian. «In molti gruppi almeno la metà perde la vita e spesso tra le vittime ci sono anche bambini di appena due o tre anni».

L’ERITREA È UN LAGER. L’Eritrea è un grande lager staliniano di cinque milioni di abitanti, dove il regime nega tutte le libertà fondamentali dell’uomo e ruba il futuro ai giovani, che devono fare circa 20 anni di servizio militare obbligatorio fino ai 50 anni. A questa età, il regime permette ai suoi abitanti di scappare, con il rischio di essere catturati dai trafficanti, ma una volta arrivati in un nuovo paese lo Stato pretende il 2 per cento su tutto quello che guadagnano.

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1 Commenti

  1. Awet Belai scrive:

    E’ assurdo state politicizzando degli atti abominevoli contro degli esseri umani per dei fini politici. Il rapporto non è oggettivo. La gente stessa paga i Beduini egiziani per andare in Israele illegalmente e i beduini invece di portarli come previsto a destinazione li torturano per ottenere più soldi dalle famiglie. Conosco la realtà Eritrea e ho parlato personalmente con centinaia di rifugiate in Europa. Il problema del traffico degli esseri umani in Sinai non riguarda solo gli Eritrei ma anche i Somali, gli Etiopi, i Sudanesi e chiunque tenti di entrare in Israele illegalmente. Asserire che i generali Eritrei rapiscano e vendano i concittadini è l’emblematica dimostrazione che chi ha scritto l’articolo e il rapporto non sa nulla dell’Eritrea e/o ha un agenda politica ben definita per denigrarne le autorità.

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