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Tra Ira e parate a Belfast l’estate si fa torrida

agosto 30, 2012 Emmanuele Michela

Manifestazioni che terminano in scontri, quartieri popolari in guerra e polizia disorganizzata. Nell’Ulster la “stagione delle parate” porta a galla vecchie ferite. E intanto tre gruppi terroristici danno vita a una nuova Ira

Belfast è una polveriera, dove tensioni latenti minacciano di esplodere da un momento all’altro. L’ultimo episodio porta la data di sabato scorso, giorno della Black Saturday Parade: l’annuale parata organizzata dalla confraternita protestante Royal Black Institution è sfociata in violenza quando la banda lealista degli Young Conway Volunteers ha ignorato il percorso stabilito. Il corteo è voluto transitare da Donegal Street e da lì di fronte alla chiesa cattolica di St. Patrick, dove ha trovato un gruppo di nazionalisti ad aspettarlo. E al risuonare della musica lealista sono iniziati gli insulti, seguiti da spintoni e lanci di oggetti. È dovuta intervenire la polizia: 7 gli agenti feriti, di cui la più grave è una donna colpita alla testa, mentre tre sono stati i fermati, tra i quali un ragazzino di 13 anni. Quel passaggio di fronte alla St. Patrick Church era un affronto chiaro ai danni dei repubblicani: lo scorso 12 luglio un’altra storica parata, quella del Twelfth (che ricorda la vittoria del protestante Guglielmo d’Orange sul cattolico Giacomo II nella Battaglia di Boyne del 1690), aveva suscitato critiche quando una banda lealista era transitata davanti alla medesima chiesa romana, suonando una canzone anti-cattolica, “The Famine Song”. Era stato un giorno di grande violenza, specie ad Ardoyne, quartiere cattolico nel nord della città: le proteste al transito della manifestazione orangista avevano portato a 26 arresti e decine di feriti. Scene che purtroppo si ripetono spesso in occasione di questa parata: cortei diversi partono da più quartieri per riunirsi nel centro di Belfast, con picchi di tensione quando attraversano i rioni cattolici.

LA POLIZIA SI PREPARA Così si era deciso che la parata del 25 non transitasse per Donegal Street: la Parades Commission era stata chiara, ma il diktat è stato ignorato dai lealisti, suscitando la dura reazione dei repubblicani. «Al posto della solita scena sonnolente, c’erano schiere di Land Rover della polizia, e centinaia di ufficiali», ha scritto su News Letter la giornalista Rebecca Black, che da anni segue questo evento. «Un agente ha avvertito le bande col megafono che si trattava di una palese violazione della legge, ma hanno continuato a suonare. La tensione saliva mentre la processione passava, le due fazioni si fischiavano a vicenda e si scambiavano insulti. Poi, improvvisamente, l’ordine si è disintegrato nel caos, e tra spintoni e gomitate sono iniziati i primi lanci di oggetti contundenti».
Nella città nord-irlandese la tensione è alta, e ora che la bufera è passata questi sono i giorni delle analisi. Ci si prepara in vista di un’altra parata considerata pericolosa, quella che si terrà il 29 settembre prossimo, giorno del centenario dell’Ulster Convenant. La polizia nord-irlandese, è notizia di ieri, si è accordata per avere in prestito in Ulster ufficiali britannici e scozzesi, da inviare come volontari per sette giorni in caso di nuove violenze. C’è un dato allarmante: dal 1998, anno degli accordi del Venerdì Santo, ad oggi i gendarmi sono calati da 13.000 a 6.500, quindi urge un aiuto esterno in caso di escalation. Ma la richiesta si è scontrata con la contrarietà della polizia scozzese, che teme i suoi agenti possano diventare facile bersaglio dei repubblicani: a differenza dei loro colleghi dell’Ulster, i gendarmi scozzesi non sono allenati a portare armi da fuoco, e sarebbero così inadatti a fronteggiare situazioni di emergenza.

LA VOCE DELLA NUOVA IRA Ma a rendere rovente l’estate nord-irlandese non è stato solo la “stagione delle parate”, ma anche la notizia trasmessa da tanti giornali britannici a fine luglio: per la prima volta dagli accordi del ’98 3 dei 4 massimi gruppi terroristici irlandesi si sono uniti sotto un’unica sigla, una nuova Ira. Una leadership unica, per riportare in vita la lotta alla corona britannica. «Negli ultimi anni l’instaurazione di una libera e indipendente Irlanda ha sofferto a causa del fallimento della leadership del nazionalismo britannico e a causa di fratture interne ai repubblicani» si legge nel comunicato inviato ai giornali. «Il motivo alla base del conflitto nel nostro Paese è la mancanza di auto-determinazione e questo problema deve essere ancora risolto. I repubblicani non conformisti sono soggetti a violenze, arresti e soprusi da parte delle forze della corona. Altri sono stati assoggettati alla signoria inglese. È la Gran Bretagna, non l’Ira, che ha scelto la provocazione e il conflitto». Sedicenti gruppi terroristici o minaccia reale?

OBBIETTIVI E RISCHI Il Guardian parla di diverse centinaia di uomini appartenenti a questa sigla, che riunisce Real Ira, le “Independent republican factions” e la Republican Action Against Drugs, gruppo protagonista della lotta violenta allo spaccio della droga a Derry e dintorni. Obbiettivo delle loro azioni sarebbero alcuni bersagli strategici, come caserme di polizia, sedi della Ulster Bank e simboli inglesi. E poi, chi ha tradito e si è schierato con la corona britannica, come due delle vittime del terrorismo nordirlandese degli ultimi due anni: Peadar Heffron e Ronan Kerr, entrambi cattolici arruolati nella polizia nordirlandese, dipendenti quindi da Londra. Se il primo è stato soltanto ferito nel 2010 da una bomba messa nella sua auto ed esplosa mentre si recava al lavoro, il secondo invece è morto, ucciso nel 2011 dall’esplosione di una macchina all’esterno della sua casa. Settembre è alle porte, ma l’autunno di Belfast rischia di essere più torrido di questa estate di parate, musica da bande e quartieri in rivolta.

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