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Tra il relativismo sordo della sinistra e una destra capace solo di difendere l’hot dog, ci stiamo perdendo la famiglia

aprile 14, 2014 Alfredo Mantovano

È amaro constatare che i cardini della società naturale, da tempo negati a sinistra, non siano più menzionati neanche a destra. Vedi il caso Le Pen in Francia

I cardini di una politica fondata su una sana antropologia sono vita, famiglia, libertà di educazione e libertà religiosa. Sono cardini spesso negati da chi nello schieramento dei partiti delle varie nazioni si colloca a sinistra. Sta diventando difficile trovarne traccia fra chi si colloca a destra: Marine Le Pen e il suo Front national – per fare l’esempio più significativo di una destra di nuovo vincente – non hanno mai nascosto posizioni favorevoli all’aborto e al matrimonio fra persone dello stesso sesso.

Su un tema così qualificante per il rispetto dell’uomo qual è la libertà religiosa l’ultima trovata della giovane leader è l’opposizione alla differenziazione dei menù nelle mense scolastiche: bando ai cibi halal per i musulmani o kosher per gli ebrei, più spazio al maiale! In undici città francesi ci sono altrettanti sindaci del Fn, quindi si passa dalla propaganda elettorale ai fatti.

Che la salciccia diventi il simbolo dei valori e della tradizione della Francia è un po’ deludente: se si pretende, con ragione, che la laïcité non vieti di portare al collo un crocifisso o di indossare la felpa della Manif, non è coerente in nome della laïcité imporre un cibo eguale per tutti, anche quando sarebbe semplice garantire una diversificazione rispettosa della confessione di ciascuno; e se si chiede, con ragione, rispetto per i cristiani che vivono in Stati dove domina la sharia, accompagnare la richiesta col buon esempio la rafforza.

Amareggia che, fra una sinistra libertaria e relativistica e una destra per la quale l’identità nazionale coincide con l’hot dog, nessuna forza politica rappresenti nei fatti il popolo che scende in piazza per chiedere la tutela e il rilancio della famiglia naturale: basta pensare a quanto il futuro di una nazione dipenda dal suo sviluppo demografico. È un problema solo della Francia?

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39 Commenti

  1. Cisco scrive:

    Ormai si può sperare solo nei singoli parlamentari, ma senza preferenze diventa sempre più difficile.

    • Andrea (uno dei tanti) scrive:

      per una volta concordo.

      L’ossessione paranoica contro le preferenze di Berlusconi non la capisco.

  2. Filomena scrive:

    Non vi resta che prendere atto di essere una minoranza e iniziare a confrontarvi con gli altri.

  3. Tommasodaquino scrive:

    si la sinistra è tutto fuorchè “libertaria”

  4. Giovanni scrive:

    Siete diventati come quello che, nella famosa canzone di Enzo Jannacci, faceva il palo nella banda dell’Ortiga. Cieco e sordo continuava a fare il palo perchè quello era il suo mestiere. Quando sono arrivati i carabinieri hanno arrestato tutti e “ci sono stati urla, spari, grida e botte” ma lui niente, non fa una piega, non sente e non vede nulla. E dopo giorni che è lì da solo e i suoi complici sono in galera se la prende anche con loro.

    Che il mondo è cambiato se ne sono accorti a sinistra, a destra e pure in Vaticano, ma voi sempre “fissi a scrutare nella notte” perchè “a vederci non vedete un autobotte, ma a sentirci non sentite un’accidente”

    Se passo la monetina ve la do…

    • Q.B. scrive:

      Questa l’hai già detta qualche mese fa ma con un altro nick … ah ah … gira gira le sentinelle arcigay quì non sono più di due o tre :)

  5. Paolo Gasparini scrive:

    Papa Benedetto in un passo distingueva un pelagianesimo borghese da uno pio.
    Qui non c’entrano tanto i criteri sociologici, ma quelli spirituali.
    La prima mentalità è quella della fedeltà alle norme, i protocolli, le “regole”, siano esse sociali, politiche o legislative. In secondo luogo, consiste nell’essere pragmatici, efficienti ed efficaci nell’uso delle risorse, proprie o aziendali.
    Il carattere borghese è calcolatore, concreto, freddo, esperto nella predizione degli eventi. Lo sentiamo tutti quando siamo per esempio in treno, quando parla al telefonino qualche manager o uomo d’affari. Non invita certo all’eroismo, al non ragionevole, e senz’altro predilige i risultati all’eccellenza.
    Per contro, la mentalità aristocratica (non in senso nobiliare, di etichetta), o passionale, erotica ( in senso un pò largo, platonico), è tutta orientata all’eccellenza, al più alto standard sociale raggiungibile.
    Il pranzo di Babette, molto amato dal Santo Padre Francesco, illustra bene, è stato detto, l’eccellenza drammatica di questo carattere umano.
    Trasferito su un piano spirituale, Papa Benedetto dice che per il pelagianesimo borghese Dio è “diminuito” della sua pretesa di santità, della Sua volontà di renderci come Lui, come Cristo, sofferente e amante ( Settimana Santa).
    La patologia alternativa è quella del pelagianesimo pio: quella di chi assimila la relazione con Dio a una pratica professionale contemporanea, in una parola, all'”implementazione” del curriculum vitae. E’ una visione contrattuale della fede, mentre la prima è esposta drammaticamente al rischio della disperazione, contrario a quello dell’altra, la presunzione. Quello che interessa è però non tanto fare la diagnosi di una patologia della fede, ma il fatto che la mentalità borghese, liberale, è incapace di essere superiore alla propria cultura. Non pretende di avere un telefono rosso con il cielo. Quindi non è in grado di criticare la propria cultura. E’ la cultura che fissa i paletti, le regole del gioco, i diritti, i comandamenti laici. La cultura é dio.
    Questo ha un impatto esiziale sul rapporto tra governi e istituzioni sovranazionali occidentali e, per esempio, istituzioni educative e sanitarie cattoliche. I primi sono tutti orientati a promuovere l’ideologia dei diritti e della secolarizzazione (desacralizzazione), ossia l’ imperativo della nuova “religione” (virtù) civile e della tolleranza sociale. Il pericolo, più in generale, è quello che i responsabili delle istituzioni (cattolici), di governo o private (mi sia passato il termine) siano tentati del compromesso, in nome della ragione di stato, dello scansare frizioni poco “paganti”, offrendo agli “utenti”, agli studenti, un pacchetto di “valori cristiani”, in termini, per esempio, di cosmologia o antropologia, a un mondo postcristiano e apostata, disancorati però da Cristo e dalla Sua grazia.
    Sono tentati di risolvere i problemi delle democrazie liberali, di tappare i buchi della nave postmoderna, attraverso cui cadono in tanti, come il crimine, la povertà, le dipendenze, le gravidanze indesiderate, e quelle desiderate da unioni “innaturali”, l’omofobia, attraverso i programmi educativi, leggi “ad hoc”, i finanziamenti sociali, senza abolire, come fanno i talebani, siano essi cattolici o di altre religioni, che pretendono di passare in una imbarcazione teocratica, compromettendo i laicissimi valori della libertà, del pluralismo, tolleranza e non discriminazione.
    Questo metodo ha un effetto secolarizzante contagioso, deleterio, sulle istituzioni cattoliche, e sui credenti in generale.
    Per riassumere in un parola, oserei dire che la mentalità borghese, il pelagianesimo conservatore, si è fatto scippare la realtà (che è un po’ più larga di quella fenomenica, misurabile, scientifica). L’altra, quella neoliberale, postcristiana, pure, ma non ha sporto denuncia.

    • giovanni scrive:

      Caspita Paolo Gasparini! Mille parole, per dire quello che potevi dire con una sola parola! (una per modo di dire naturalmente!)

  6. Daniele Ridolfi scrive:

    Vogliamo parlare della Lega, che vuole legalizzare la prostituzione e che in Lombardia vuole abolire i fondi Nasko (istituiti da Formigoni per aiutare le donne incinte in difficoltà economica a non abortire)?
    E vogliamo parlare di Forza Italia, che sembra occuparsi soltanto della candidatura di Berlusconi (nel senso di Silvio o di qualcuno dei suoi figli) e che sul tema delle unioni omosessuali ha rilasciato, per bocca di Bondi e Galan (che in FI non hanno di certo ruoli marginali), dichiarazioni sconfortanti?
    Mi sembra che in questo momento l’unica forza politica credibile sui temi di vita e famiglia sia il Nuovo Centrodestra.
    Di Fratelli d’Italia non ho ancora capito come la pensano su questi temi.

  7. Filomena scrive:

    Per quanto complesso, ho apprezzato molto la profondità di ragionamento di Paolo e mi piacerebbe approndire ulteriormente il pensiero che ha espresso. I temi da affrontare in politica però non possono ridursi a quelli cari ai cattolici.

    • Paolo2 scrive:

      Aaaaaaah, scusa, adesso ho capito!!!!!
      Alla prossima, ciao Mena.

      • michele scrive:

        Come sempre, quando si leggono confutazioni incontrovertibili, il laicista attua una manovra diversiva sul “sociale”.

        • Giovanni scrive:

          Io invece non condivido per nulla quello che scrive Paolo. Il pensiero conservatore, cristiano o no, non si è “fatto scippare la realtà”. Semplicemente non regge al fatto che per la cultura moderna essa è quella fisica ed empirica, non la sua interpretazione metafisica. I funerali di questo pensiero li ha celebrati Laplace quando ha risposto a chi gli chiedeva dove stava Dio nel suo sistema: “Non ho avuto alcun bisogno di questa ipotesi” .

        • Paolo Gasparini scrive:

          Sì, come vedete, direbbero i nostri interlocutori “secolari”, non siamo interessati ai temi dei “valori” secondo un modello astratto, degli argomenti logici e di pensiero, ma dalla cogenza sociale, che è più evidente, alla nostra portata. Allora, amici, cosa ne dite circa questa evidenza, continuerebbero?
          Ma non me la sento affatto di cadere in questa trappola, ossia di iniziare ad argomentare, piuttosto che ribadire l’importanza dei temi che Filomena indicava come cruciali in politica, nella società. Non voglio, e non penso, soprattutto, di giustificare l’importanza socio-politica del tema. Questa non è una priorità. La priorità è un’altra.
          No, fermatevi… non quella della filosofia, del pensiero, della cultura, nemmeno del governo, della politica sulla sociologia. Quella della gente, delle persone.La società è fatta “dalle” persone, e fatta “di” cittadini; inoltre “per” loro. Per non dimenticare il consiglio di Giovanni, Maritain diceva icasticamente che se l’individuo è fatto per la comunità,la società,la comunità civile è fatta per le persone. Se però fossi invitato ancora a incontrare la gente laddove si trova…ad un approccio moderno, il più “liberal”, beh, vogliamo iniziare?

          • filomena scrive:

            @ Paolo
            OK ci sto. Se la comunità é fatta dalle persone, per le persone, se ne trae che le persone vadano messe al centro dei nostri ragionamenti e che fondamentale sia occuparsi dei loro bisogni più che di disegni sopra naturali in cui l’uomo sarebbe inserito. In questo senso a mio parere cosí si affronta la realtà, nella relazione con le persone.

            • Paolo Gasparini scrive:

              Bene, partiamo. Partiamo da Auschwitz: no, non è un partire dalla battuta di un demagogo, ma dal frutto del relativismo morale. Immagino subito la risposta: sì, dal frutto del vostro cervello cattolico bacato, dalllo stereotipo, dal clichè di ogni apologeta talebano. Perchè non partire allora dalle crociate, mi dirai, dall’inquisizione?
              Vuoi allora l’evidenza concreta? La prova provata? Lasciamo che sia Mussolini a fare la “connessione”! Diuturna, 1924, pagine 374…377.
              …Per il fatto che tutte le ideologie sono equivalenti, sono cioè finzioni, il relativista al passo con i tempi, moderno, ne deduce che ognuno ha il diritto di perseguire per sè la sua propria ideologia, progetto politico, e a cercare di implementarlo, di raggiungerlo con ogno mezzo, ogni risorsa di cui è capace… mi sembra di leggere la sentenza della Corte Suprema americana, che nel 73′ ha detto, seguita poi da tutte le altre, per giustificare l’aborto, che nessuno sa quando inizia la vita umana! (più precisamente che nessuno sa se gli esseri umani, da piccoli, sono umani). Quando ho detto questa frase a dei colleghi, laureati, medici, non proprio “de destra”, hanno fatto un risolino:forse hanno pensato: ma l’Italia, l’Europa, non è fascista! Non lo dico nemmeno io, ma dico che abbiamo tutti abbracciato quel pensiero che ha portato a suo tempo la Germania ad Auschwitz.
              Un po’ “fortino”, vero?
              Vedo forse Auschwitz in qualche parte del territorio italiano?
              No quella era una versione “fortissima” del relativismo, qui da noi stiamo solo incamminandoci di corsa verso il Mondo Nuovo, quello profetizzato da A.Huxley, la versione “democratica”, light del relativismo.
              Ti sembro, a questo punto, un demagogo anch’io, vero? Volevamo solo fare una discussione con il tè, per dimostrare ciò che diciamo, spiegare la realtà, portando i dati. Insomma pensavamo di intavolare un discorso scientifico?
              Lo faremo. Eccovi per ora, se la rivista ce lo consentirà (grazie!)un argomento basato sui dati, su un coacervo strabiliante di dati storici: l’occidente moderno è il prototipo della società le cui teste d’uovo sono relativisti morali. Proprio di recente, una di loro, un’americana, Sandra Korn, scrive che mai più ad Harvard permetterà alle sue facoltà di impegnarsi in “ricerche favorevoli o giustificatrici l’oppressione, o di produrre lavori infettati di razzismo, sessismo ed omofobia (heterosexism)”. Per lei, la cultura accademica deve lasciarsi trascinare dal nuovo vento liberale del bene, del bello e del vero, declinando come principio guida, orientante quello che esprime questi fini.
              Nessuna società è mai sopravvissuta senza rinunciare al relativismo morale, e basarsi invece sulla legge morale della tradizione. Non è mai esistita nella storia una società di relativisti, non più di una di narcisisti. Allora, o una società respinge una delle più classiche leggi della storia, ed è condannata alla fine, oppure si pente del suo relativismo e sopravvive.

              • Filomena scrive:

                Ho letto molto bene il tuo post anche perché hai in realtà messo tanta carne al fuoco e forse questa non è esattamente la sede più agevole per esprimere pensieri così complessi.
                Perdonami ma io cerco un po’ di semplificare il concetto di relazione tra le persone dal mio punto di vista.
                In primo luogo non ho la presunzione di sapere quello che è giusto in assoluto ma le risposte escono dal confronto di visioni diverse e dipende dal raggiungimento di un equilibrio tra le parti. Già so che ora mi taccerai di relativismo ma io non credo in disegni preordinati rispetto ai quali all’uomo non resta che adeguarsi. Credo che almeno in parte ogni uomo è artefice del proprio destino. Inoltre non penso che la natura di per se sia sempre benevola e nei limiti delle sue attuali possibilità, l’uomo dovrebbe cercare di governarla. Avrai capito che non sono credente e penso che vivere senza le certezze della fede sia più difficile ma perdonami senza offese per nessuno, più onesto verso se stessi

                • Paolo Gasparini scrive:

                  Filomena, ti ringrazio per l’interesse che dimostri. Il tuo è un interesse psicologico al problema del relativismo, e questo permette di fare l’identikit dei due caratteri tipici di queste due filosofie. Uno è liberale, scettico, tollerante, aperto (“apri la tua mente”, talebano, mi disse una volta in ospedale un giovane che invitavo alla purezza e alla bellezza della virtù). Non c’è un pensiero forte dietro, ma un po’ all’acqua di rose. L’altro è piuttosto conservatore, senza compromessi, convinto (Giovanni mi difinirebbe un “dogmatico”, un “intollerante”). Potrebbero volare insulti, quasi come quelli parlamentari o dei talk show, quelli de na volta, ma c’è molta simpatia e rispetto tra le persone dei due gruppi, la cui vita quotidiana (a casa, in vacanza, al supermarket) è certo molto migliore di quanto appaia su queste colonne.
                  Ecco, Filomena, il relativismo morale nega una legge assoluta per l’uomo. Dice che il bene ed il male sono “de noantri”, sono fatti a nostra misura, da noi. La sua morale e la sua religione è la torre di Babele.
                  Ti anticipo, me lo permetti? Non sto dicendo che morale e religione sono la stessa cosa. Un ateo(a) onesto(a) che desidera la verità e la bontà, alla fine le trova. Un soggetto religioso che non le desidera, non le troverà. Cercate e troverete, c’è scritto nel Vangelo. Il cercatore ha già fatto il primo passo. Cercare vuol dire amare. E’ il cuore, il desiderio, che è già convertito. Sei innamorata delle verità e della bontà. Poi, solo poi, arriva il secondo passo, la scoperta. E’ la conversione della testa. E’ un passaggio obbligato.
                  Un credente che conosce la verità e il bene, ma solo de testa, ma che non gliene po’… nel cuore e nella sua vita – non vuole sottomettersi ad esse, ma solo farle dipendere dai propri gusti, da ciò che veramente dentro di lui ama e cerca – ebbene, costui perderà anche la bontà e la verità che crede di avere, facendole relative a se stesso, al suo cuore, ai suoi desideri, alle sue attese (suo, suo, suo). Non si sottometterà mai e poi mai alla verità. E’ questo il cuore di ogni fede, sottomissione del cuore alla verità, a Dio, a ciò che Dio è: verità e bontà morale. Ecco perchè ti dico che il non credente onesto e giusto è un uomo (donna) religioso(a), mentre il baciapile devoto relativista non lo è. Il non credente vuole sinceramente sottomettersi alla verità; il problema è che non sa dove si trova. Il baciapile relativista ha ricevuto la verità, ma non la ama, e non plasma la sua vita in accordo ad essa. Ha scelto di cambiarla, piuttosto di sottomettersi ad essa, a far si’ che sia lei a cambiarlo. Non vedi la differenza? Il relaitivismo confortevole, borghese e pio, mente, dicendo che non occorre sottomettersi, e finisce quindi per ignorare la verità.
                  Conclusione: se si omette il primo passo, non solo non si guadagna il secondo, qualcosa di nuovo, ma si perde anche quello che si crede di avere.

  8. Giovanni scrive:

    Appunto. Per le persone in carne ed ossa. Mai considerate da una teologia e da una metafisica perse dietro i principi. Trecento anni di pensiero che non sa cosa farsene di Dio han migliorato la vita di queste persone reali più che millecinquecento anni di cristianesimo. Tanto che siete ridotti a mendicare la necessità di una onanistica ” domanda di senso” per avere ancora un ruolo.

    • Paolo Gasparini scrive:

      Giovanni, ti ringrazio molto per quello che dici. E’ la dimostrazione di quanto sia stata efficace la propaganda mediatica e culturale dei nipotini dell’illuminismo, del mainstream del pensiero unico.Qual’è questa ignoranza, questa bugia? Del fatto che il principio che ha animato la nascita e lo sviluppo della scienza (quella che intendi tu) è nato nel medioevo, non nell’epoca moderna: il principio di autorità. Sei sorpreso, vero? Ti è stato, infatti, insegnato, che il medio evo era antiliberale perchè religioso, teocratico, mentre la modernità, i lumi e la sua civiltà razionale in quanto laica. La verità è esattamente il contrario. I pensatori e i teologi medievali, appartenenti a tutte le tradizioni religiose- giudeo cristiana o islamica, erano assolutamente aperti alla ragione, alla ragione larga, mentre la maggior parte dei pensatori, dall’illuminismo in poi, ma io comincerei da Marsilio da Padova…, non hanno fatto altro che dimidiare la ragione in una dozzina di modi, esaltando l’autorità, quella dell’ideologia, della politica, delle “passioni”, il potere, il pragmatismo, il positivismo, il decostruzionismo, il marxismo, il freudismo, il romanticismo, l’esistenzialismo, insomma, tutti il pensiero occidentale, per gli ultimi due secoli, come dici tu, non è stato altro che un attacco alla ragione. Dimenticavo:dico di essere scientifico e medievale quando dico che l’argomento di autorità è il più debole degli argomenti, lo diceva il “mio” Tommaso. Ma devo anche aggiungere che il suo maestro, Alberto Magno, che ha insegnato a Padova (c’è ancora il suo stemma, al “Bo'”) aveva intuito più di lui la fecondità dell’osservazione concreta, ossia della premessa minore del sillogismo, nelle scienze profane. Ha dato così la “stura” a Galileo e a tutti i “fisici”, allo straordinario sviluppo delle scienze empiriche. Sono un po’ stanco, domani , a Dio piacendo, risponderò a Mena, che mi sembra rispettare con meno foga adrenergica (è una donna!) i tempi della logica e dei gradini della sapienza, dell’argomentazione pacata su quello che ci eravamo proposti, ossia sull’importanza di abbracciare o meno la morale tradizionale per il perpetuarsi della nostra specie e…la salvezza dell’anima.

      • Giovanni scrive:

        Quello che tu chiami “ragione larga” è il postulato che se una cosa è vera nella tua testa è vera anche al di fuori. Cioè che tutto quello che è reale è razionale, ma soprattutto che tutto quello che è razionale è reale. Non è vero, punto. Se ne sono accorti Darwin, Freud, Malinowski ecc. ecc. Il mondo funziona diversamente, fatevene una ragione.

        • Paolo Gasparini scrive:

          Direi che prima di quelli che hai nominato, un loro padre, è stato Kant. E’ lui il vero rivoluzionario, il Copernico della filosofia. Diceva che la nostra mente non scopre la realtà, la verità ma la crea, compresa quella morale.Soggettivismo. Siamo arrivati a 9/10 del relativismo morale. Non è ancora relativismo morale, perchè credeva che la mente lavora sempre allo stesso modo, ogni testa pensante, e produce pertanto la stessa legge morale, come del resto fa con la logica, o le scienze esatte. Per lui la morale non era oggettiva, ma solo universale e necessaria. Manca davvero poco al relativismo che infetta quasi tutte le menti dei giornalisiti, degli uomini di pensiero, e ahime’, anche delle masse, di oggi.
          Se la legge morale è fatta da me, è davvero difficile pensare che io non possa plasmarla a mio uso e consumo quando ne abbia voglia. E certamente prima o poi lo faro’, sbarazzandomi del senso di colpo (Freud) e del “fondamentalismo”, del giudicare. Kant ha provato a fermare questa deriva, ma ha semplicemente fallito. Non sarà l’imperativo categorico, la regola d’oro universale a impedire di argomentare contro di essa, producendo una propria legge morale. Perchè il padre dovrebbe obbedire al figlio? Perchè chi fa i figli potrebbe non produrli, produrli, produrli secondo desiderata? La legge morale è, dopotutto, una “sua” invenzione.

          • Giovanni scrive:

            Il punto è che non riesci ad uscire dalla metafisica, le cose per essere accettabili devono rispondere alle esigenze di logica e chiarezza che ha la tua mente. Il mondo non ha questi problemi, anzi dalla scoperta della meccanica quantistica una pretesa del genere non ce l’ha neppure più la matematica. Le leggi morali son sempre esistite, servono a farci vivere in gruppo, la religione come la intendi tu (con un Dio unico e personale, creatore e giudice, che ricompensa e punisce chi segue o viola le sue regole) è un’ìnvenzione molto più recente.

            • Paolo Gasparini scrive:

              Il punto è che non riesci ad uscire dalla metafisica, le cose per essere accettabili devono rispondere alle esigenze di logica e chiarezza che ha la tua mente. Il mondo non ha questi problemi, anzi dalla scoperta della meccanica quantistica una pretesa del genere non ce l’ha neppure più la matematica. Le leggi morali son sempre esistite, servono a farci vivere in gruppo, la religione come la intendi tu (con un Dio unico e personale, creatore e giudice, che ricompensa e punisce chi segue o viola le sue regole) è un’ìnvenzione molto più recente.

              Scusa ma nazismo e stalinismo non sono relativismi nel senso che intendiamo io e Filomena. Sono pseudoreligioni che mettono alla loro base un principio indiscutibile. Una la razza ariana l’altra il partito. Il relativismo di oggi, se vuoi chiamarlo così, io preferisco chiamarlo pensiero libertario, non crede in nulla del genere. Proprio perché è radicalmente anti metafisico. La sua idea forza è invertire la freccia del tempo rispetto alle soluzioni per i problemi della vita. Le società tradizionali le cercavano nel passato, nella “saggezza degli antenati” , nel mos maiorum, nella Sapienza eterna di Dio. Quelle della modernità nelfuturo convinte che si può sempre far meglio di chi ci ha preceduti
              Il pensiero libertario è la filosofia alla moda, il più affascinante oggi, nelle università e nei media. Non crede nella intenzionalità, nella essenza del linguaggio, ossia in quel carattere delle parole che le rendono piene di senso. Nega che le parole siano segno per qualcos’altro, per la realtà oggettiva. Per questo ” pensiero non cìè realtà oggettiva, nessuna realtà oltre le parole. Le parole sono realtà e i mondi, le realtà sono solo parole. Questo pensiero rende la legge morale tanto arbitraria quanto la calligrafia.
              E’ un pensiero senza maestri, anzi sono tutti maestri senza pensiero, ma il favorito è Nietzsche, il filosofo col martello, il decostruzionista per eccellenza, il rivale numero uno dell’aristotelismo. Cristo e Satana( Aristotele e Nietzsche) si contendono l’occidente.
              Sono i due cervelli più forti che siano mai esistiti, per la fede e l’antifede, il construzionismo e il decostruzionismo sociale.
              Nietzsche è il distruttore, specialmente del linguaggio. Finchè il linguaggio non si sarà sbarazzato della grammatica, diceva, non potremo, noi atei, liberarci di Dio.
              La grammatica, infatti, è la spia, il segno, la traccia di Dio nella creazione, è la forma, la oggettività, la verità, l’ordine del linguaggio. Il decostruzionista vede come fumo negli occhi ogni traccia di ordine divino nel mondo, perchè per lui è connesso con l’ordine morale. Nietzsche ha messo per primo le carte in tavola, quando diceva che per capire la metafisica di un uomo, di un pensatore, devi vedere a quale morale conduce. A quale morale conduce questa, quella del decostruzionismo?
              Bene, a questo punto possiamo finalmente slegare il collo del sacco e lasciar uscire il gatto, Giovanni: non ti dice nulla De Man? Foucault? Amavano De Sade , un satanista posseduto, forse l’uomo più malvagio che sia mai esistito.

              • Paolo Gasparini scrive:

                Il mio intervento inizia da”il pensiero libertario”, chiedo scusa per gli errori …grammaticali, e il copia/incolla,non erano intenzionali!

              • Giovanni scrive:

                Bravissimo! La grammatica è proprio l’esempio giusto! Malgrado sia la struttura della lingua, anche chi non la conosce parla lo stesso, magari pure senza sbagliare i congiuntivi. Come la metafisica è un’astrazione non strettamente necessaria e che spiega la realtà in maniera molto approssimativa (ogni regola grammaticale ha le sue eccezioni, che sono così perchè sono così) .

                Potete girarvela come volete, avete fallito. In centinaia di anni non siete riusciti a fare di questo mondo un posto migliore. Anzi postulando che la vera realtà è quella delle idee e dei concetti avete inventato l’intolleranza, la criminalizzazione dell’eretico, di colui le cui idee “infettano la verità”.

                Poi, finalmente, è arrivato qualcuno che ha detto:” Invece di stare lì a occuparci dell’Uomo, di Dio, dei concetti e delle essenze, perchè non ci occupiamo delle persone in carne e ossa e della loro vita quotidiana ?'” ed ha inventato la tecnologia, l’unica profezia che abbia mantenuto, almeno in parte, le sue promesse. E da allora state sul trspolo come i barbagianni a strillare ” Il senso! Il senso! , Ma allora il Senso !?”. con sempre meno gente che vi ascolta e ancora meno che vi capisce.

                • Paolo scrive:

                  Forse un rinfrescare la memoria può essere utile, Giovanni. Ricordi Sodoma e Gomorra? Ad un certo punto una cultura o un individuo può scivolare così in fondo che, se non vuole fermarsi, ci pensa Dio. Nessuno conosce quel punto, finchè non è troppo tardi.E questo vale per tutti i mali:la superbia, l’ipocrisia, l’egoismo, l’ingiustizia, i legami sessuali random inebrianti e così via, come vediamo nella cronaca quotidiana. Io credo nel timore. Quando la nave si inclina, fa come Concordia, è molto meglio sentire i brividi, scuotersi, piuttosto che tanto appagamento nella tecnologia, o nell’autostima.
                  C’era un tempo un libro, letto in quelli che tu chiami tempi bui, il medio evo:ci insegnava tutto quello che era necessario sapere sulla pace, l’amore, la speranza e altre “essenze”del genere, come tu affermi. Quel libro parlava anche dell'”inizio della sapienza”.Era. è il timore, il timore del Signore, che si immola per noi, anche per te. Voi libertari non siete nemici. Siete delle vittime, come lo siamo stati, lo sono stato io, del peccato. Questo è il mio unico nemico (e il suo mentore). Si, gli psicologi (la scienza che ha sostituito la teologia) sghignazzano quando sentono—sta roba.Ma preferisco sghignazzare io degli psicologi che ridono in modo sardonico della psicologia di Dio, piuttosto che ghignare della psicologia di Dio

              • Giovanni scrive:

                PS. Foucault mi dice moltissimo, “Sorvegliare e punire” e “La nascita della clinica” sono due testi straordinari.

                PPS Mi sa che quando la mia risposta uscirà dalla moderazione ci saremo rimasti solo noi due qui.

    • Er Pomata scrive:

      “Trecento anni di pensiero che non sa cosa farsene di Dio han migliorato la vita di queste persone reali più che millecinquecento anni di cristianesimo.”
      Questa è la più grossa stronzata mai sentita da quanno l’omo inventò er cavallo!

      • Michele scrive:

        Esatto! Saremo diventati più tecnicamente progrediti,ma il regresso morale è più che evidente.
        300 anni di: ghigliottine, guerre civili ideologiche, lager, gulag, genocidi in nome della ragione, dell’ideologia e della libertà, persecuzione globale di chiunque si professi cristiano, sequestro dei mezzi di comunicazione, esaltazione di ogni vizio e corruzione dei giovani.

        • Giovanni scrive:

          Michele stavo per risponderti con esempi, ma non ho tempo da perdere. Prendi un libro sulla vita quotidiana dl Medioevo, leggi la parte relativa a pene, guerre civili ideologiche, prigionia, genocidi in nome della religione, presecuzioni religiose, propaganda e vita morale. Gli storici della scuola degli Annales come Le Goff e Duby han scritto cose molo precise. Applicalke alla tua vita per un mese e poi mi dici

    • Giovanni scrive:

      Scusa ma nazismo e stalinismo non sono relativismi nel senso che intendiamo io e Filomena. Sono pseudoreligioni che mettono alla loro base un principio indiscutibile. Una la razza ariana l’altra il partito. Il relativismo di oggi, se vuoi chiamarlo così, io preferisco chiamarlo pensiero libertario, non crede in nulla del genere. Proprio perché è radicalmente anti metafisico. La sua idea forza è invertire la freccia del tempo rispetto alle soluzioni per i problemi della vita. Le società tradizionali le cercavano nel passato, nella “saggezza degli antenati” , nel mos maiorum, nella Sapienza eterna di Dio. Quelle della modernità nelfuturo convinte che si può sempre far meglio di chi ci ha preceduti

      • Giannino Stoppani scrive:

        Magari se ci spieghi come fai a sapere con tutta codesta precisione cosa intende Filomena… Eh?!

        • Giovanni scrive:

          In effetti non lo so lo immagino sulla base di quanto ho letto. Dirà lei se ci ho azzeccato o no.

          • Filomena scrive:

            @Giovanni
            Condivido assolutamente quanto sostieni e per certi versi hai espresso quello che penso meglio di quanto avrei fatto io.

            • Giannino Stoppani scrive:

              Ma guarda!
              Se queste risposte le avessero quotate alla SNAI avrei fatto i quattrini!

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