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Total Recall, quanto ci mancano i muscoli di Arnold

ottobre 15, 2012 Simone Fortunato

Mediocre remake libero di un vero e proprio cult della fantascienza moderna, Atto di forza di Paul Verhoeven. Come temevano i fan del titolo originale, in cui il regista olandese contaminava il racconto di Dick con le proprie ossessioni visive (il corpo, il sesso, la metamorfosi, la questione dell’identità), il rifacimento affronta con grande superficialità […]

Mediocre remake libero di un vero e proprio cult della fantascienza moderna, Atto di forza di Paul Verhoeven. Come temevano i fan del titolo originale, in cui il regista olandese contaminava il racconto di Dick con le proprie ossessioni visive (il corpo, il sesso, la metamorfosi, la questione dell’identità), il rifacimento affronta con grande superficialità sia il materiale letterario originale sia il film con del 1990 con protagonista Arnold Schwarzenegger. Il risultato di Total Recall è uno sparatutto con una discreta confezione (non è male la resa visiva dei vari apparecchi tecnologici) e una certa attenzione all’impianto visivo. Len Wiseman procede su binari conosciuti: ha alle spalle la dimenticabile saga di Underworld di cui è regista e di cui riprende la protagonista e consorte Kate Beckinsale a cui conferisce grande importanza nella vicenda, trasformando il personaggio sexy e ambiguo della Lori di Verhoeven (interpretato da una selvaggia, straordinaria Sharon Stone) in semplice piatto personaggio d’azione acrobatico.

OCCASIONE SPRECATA. È tutto il film a risentire di questa impostazione: avendo tra la mani un cast dal carisma praticamente nullo, Wiseman la butta sui muscoli: ecco allora inseguimenti in macchina, peraltro non memorabili; prevedibili sparatorie, diversi momenti fracassoni. Farrell che, senza poter ambire a essere il nuovo Arnold poteva essere sulla carta un buon sostituto, lui che è certamente attore fisico ma anche capace di realismo e introspezione psicologica, è ingessato dalla sceneggiatura di Kurt Wimmer e Mark Bomback che riduce ai minimi termini la vicenda, trascura tutto il grande tema dickiano della perdita di identità arrivando anche a compiere scelte suicide sul piano narrativo e di rapporto con le attese dello spettatore. Perché, per esempio, sprecare da subito la carta del protagonista che si ritrova già dopo le prime sequenze a conoscere l’identità di un tempo? E soprattutto perché rivelarla al pubblico? Nel film di Verhoeven la questione dell’identità e della scelta di campo del protagonista rimaneva in bilico fino alle ultime sequenze e il film giocava a lungo con le attese dello spettatore. Non è l’unico aspetto grossolano del film. Wiseman elimina – altra scelta incomprensibile – la presenza di Marte che era la vera ossessione del protagonista di Dick e di Verhoeven e la sostituisce in funzione spettacolare con questo meccanismo della Discesa con cui gli abitanti della Colonia vanno a lavorare nella Madrepatria e viceversa.

NE RIMANGONO SOLO 3. La cosa interessante di cui non si sono accorti gli sceneggiatori è che, togliendo Marte si elimina tutta quell’umanità mostruosa (e un po’ kitsch a dire il vero) con cui incappava il gigantesco Schwarzenegger, tra cui, tra i tanti scherzi della natura, la donna dai 3 seni, indelebilmente rimasta nella memoria degli spettatori maschi di allora. Il problema è che Wiseman, come semplice omaggio al film del 1990 mantiene questo mostro sexy ma le toglie il contesto: che ci fa un alieno sulla terra? Perché ha tre seni? Questo particolare solo per dire che l’approccio di Wiseman è davvero ingenuo e poco interessante anche sul piano della fantascienza spicciola riguardo a cui Total Recall è riuscito solo – e solo a sprazzi – dal punto di vista della resa visiva. Lo spettatore infatti noterà un’ambientazione sicuramente diversa dal film originario e molto più dickiana nel senso di Blade Runner citato ampiamente e con gusto con la rappresentazione di una città brulicante e sotto la pioggia (ci sono pure gli impermeabili trasparenti). Il resto è davvero poca cosa: dal cast che è davvero sbilanciato, con troppo peso dato alla Beckinsale e troppo poco dato a Jessica Biel e troppe figure di contorno poco incidenti (Bryan Cranston, Bill Nighy), ai meccanismi della suspense e della tensione mal gestiti, alle sequenze copiate (malissimo) da Atto di forza come quella della lotta all’ultimo sangue tra Lori e Doug che nel film di Verhoeven era un conflitto selvaggio e una chiara metafora di un atto sessuale e che in Wiseman diventa l’ennesima, bolsa esibizione di trucchi digitali senza significato.

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