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Torino. Il bilancio di previsione di Chiara Appendino «non sta in piedi»

aprile 20, 2017 Francesca Parodi

La giunta gonfia le ipotesi di incasso, omette 23,5 milioni di euro di spese e accusa il Collegio dei revisori dei conti. Intervista al consigliere Silvio Magliano

Il Bilancio di previsione 2017 presentato dalla giunta 5 Stelle a Torino «non sta in piedi»: sovrastima le entrate e taglia le spese, e nel complesso «è in totale contraddizione con quello promesso dal sindaco Chiara Appendino in campagna elettorale», commenta a tempi.it Silvio Magliano, capogruppo dei Moderati e consigliere comunale torinese. «Il primo dato da considerare riguarda gli oneri di urbanizzazione: il M5s ha messo a bilancio 42 milioni di euro per una quindicina di nuovi interventi, per la maggior parte centri commerciali. Da notare che i 5 Stelle si erano ferocemente battuti in campagna elettorale proprio contro i centri commerciali, accusandoli di danneggiare il commercio di vicinato. Gli altri interventi saranno opere di urbanizzazione, ma 42 milioni mi sembrano francamente eccessivi, non credo che a Torino nel 2017 ci saranno così tanti imprenditori edili che investiranno nell’immobiliare e nella costruzione di palazzi». Il secondo dato è che «il M5s ha portato tra i 120, 110 milioni le previsioni sugli incassi delle multe. Ma anche questa è una cifra insostenibile».

IPOTESI SOVRAESTIMATE. Magliano fa notare che Appendino ha promesso di utilizzare quegli incassi per la manutenzione del verde pubblico, delle strade, la costruzione di piste ciclabili: «Hanno cioè agganciato uno dei punti nodali del loro programma a un’entrata assolutamente incerta, basata su ipotesi sovrastimate». Considerando che il bilancio deve pareggiare, spiega Magliano, questo rigonfiamento di entrate consente di aumentare anche le spese. «Tuttavia hanno annunciato gravi tagli nel campo della cultura, dell’istruzione, dei sussidi per le tasse dei rifiuti alle famiglie povere, eccetera».

EX WESTINGHOUSE. Se però i 5 Stelle giocano sulle entrate, è emersa un’importante omissione all’interno della previsione di bilancio: non sono stati conteggiati ben 23,5 milioni di euro di spesa. Nel 2012 infatti il Comune di Torino aveva sottoscritto un accordo preliminare con la società Ream Sgr (un pool di fondazione bancarie), che aveva versato nelle casse comunali una caparra di 5 milioni di euro per l’acquisto dell’area ex Westinghouse (un polo fieristico con centro commerciale). In seguito l’area è stata assegnata ad un’altra impresa e la Ream chiede la restituzione dei 5 milioni. Il sindaco Appendino ha promesso per iscritto al vertice dell’azienda la restituzione della cifra, ma la voce, appunto, non compare in bilancio. Così come, nota Magliano, non c’è traccia dei «18,5 milioni di debiti scaduti nei confronti di Infra.To (la società di trasporti di cui la città di Torino è socio unico, ndr) e, forse, anche gli 11 milioni di Amteco&Maiora (la società vincitrice dell’asta pubblica per l’area ex Westinghouse, ndr)».

LE ACCUSE AI REVISORI DEI CONTI. Ma «l’elemento più inquietante e pericoloso» secondo Magliano è l’accusa di faziosità rivolta dal M5s al Collegio dei revisori dei conti. I 5 Stelle infatti accusano il Collegio di aver steso, nel 2016, in prossimità del voto, «una relazione elettorale», cioè a favore di Fassino. «Quando si mette in discussione un organo terzo di controllo è decisamente preoccupante. Oltretutto, il Collegio non è più scelto, come cinque o sei anni fa, per nomina da parte del sindaco, ma in base a un’estrazione legata a un albo pubblico. L’amministrazione 5 Stelle avrebbe potuto chiedere la sostituzione di una parte del Collegio (ne aveva pieno diritto), ma nel momento in cui ne accetta la composizione, non può poi metterne in discussione la legittimità».

Foto Ansa

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