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The Last Stand – L’ultima sfida, Arnold is back

febbraio 1, 2013 Simone Fortunato

The Last Sand – L’ultima sfida è un solido B-movie ben diretto dal coreano Kim Ji-Woon, regista di valore (Two Sisters, Il buono, il matto e il cattivo). Si respira aria di anni 90 in questo action muscolare e sparatutto che vive del carisma dell’inossidabile . Che è invecchiato, come il socio Sylvester Stallone è […]

The Last Sand – L’ultima sfida è un solido B-movie ben diretto dal coreano Kim Ji-Woon, regista di valore (Two Sisters, Il buono, il matto e il cattivo). Si respira aria di anni 90 in questo action muscolare e sparatutto che vive del carisma dell’inossidabile . Che è invecchiato, come il socio Sylvester Stallone è pieno di acciacchi ma ancora riesce a bucare lo schermo più di colleghi più giovani e fisicamente messi meglio.

FUGA. Il plot è semplicissimo: un narcotrafficante in fuga dall’FBI sfreccia velocissimo nel deserto dell’Arizona con un ostaggio e soprattutto a bordo di una macchina prototipo che fa impallidire quanto a prestazioni i bolidi di Fast & Furious. Schwarzy è sceriffo dallo sguardo sornione in una pacifica contea al confine con il Messico. Con lui una piccola squadra di vicesceriffi tra cui si rivede – e con piacere – Luis Guzmán, ottimo caratterista di una miriade di film alti e bassi (era anche nel cast del memorabile Carlito’s Way). Poi la svolta: la banda dei cattivissimi capitanata dal veterano del genere Peter Stormare vorrebbe proprio passare il confine da lì ed è pronta a uccidere. Ma non ha fatto i conti con Arnold.

RITORNI. The Last Stand è un action tradizionale travestito da western con tanto di duello finale, botte da orbi, un po’ di sangue e parecchia autoironia che è il tratto più apprezzabile. Schwarzenegger, ben conscio dei limiti oggettivi dati dall’età (il ragazzone è del 1947), gioca col proprio ruolo con grande umiltà e ammicca in più di un’occasione ai suoi fan, con ogni probabilità neppure loro giovanissimi. Tanti i momenti spassosi: il suo vice che dice che si annoia a non far nulla in quella piccola contea e chiede ad Arnold di raccomandarlo in California. O Schwarzy stesso che afferma, in più di un’occasione, che il suo tempo non è ancora finito ma che, anzi, questa (il cinema!) è casa sua… Al netto di tante ovvietà del genere, comunque divertenti (sparatorie con bazooka, mitragliatrice, pestaggi), il film è un piccolo commosso omaggio a un genere come l’action degli anni 80 e 90 che Hollywood fatica a rifare per mancanza di attori così carismatici. E, soprattutto, si distanzia notevolmente da tanti sottoprodotti action anche recenti con protagonisti patetiche vecchie glorie (Steven Seagal su tutti) che non hanno davvero nulla di nuovo da dire. E quando a un certo punto Arnold si arrabbia e torna a combattere perché gli hanno pestato i piedi– lo confessiamo – ci è venuto il magone: Predator, Commando e Codice Magnum, i film con cui siamo cresciuti, per un attimo erano tornati sul grande schermo.

 

Vale il prezzo del biglietto? Che domanda, certo!
Chi lo amerà? I ragazzotti cresciuti a pane e action
A chi non piacerà? Ai sofisticatissimi

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