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«The Circle» e lo streaming redentore

maggio 2, 2017 Pietro Piccinini

Arriva al cinema l’inquietante paradiso tecnologico dove tutti sono obbligati a migliorarsi perché sanno di essere sempre osservati

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – «Ti comporti meglio o peggio quando sai di essere osservata?». È questa domanda di Tom Hanks la sequenza dominante di uno dei prodotti hollywoodiani più attesi dell’anno, The Circle, adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Dave Eggers, nelle sale da giovedì 27 aprile. Buon ritmo, cast notevole, il film è ambientato in una specie di futuro-preseste distopico in cui una società californiana potentissima – The Circle, appunto – riesce a perfezionare il totale controllo del flusso delle informazioni su internet e arriva a “chiudere il cerchio” attorno al mondo intero. E il mondo, d’altra parte, si fa chiudere volentieri il cerchio intorno, stregato dalle belle parole e dalle nobili dichiarazioni d’intenti di Eamon Bailey (Hanks) e Tom Stenton (Patton Oswalt), amministratori e volti pubblici dell’azienda.

Esagerato in certe pennellate e a tratti didascalico come sono quasi sempre le opere distopiche – avvertenza che vale anche per il libro di Eggers, come è stato scritto su Tempi all’epoca dell’uscita –, The Circle è comunque un thriller che “si lascia vedere” alla grande e il regista James Ponsoldt riesce a smussare gli spigoli del registro narrativo portando lo spettatore dentro a questa specie di Google o Facebook all’ennesima potenza (o meglio Google e Facebook e Twitter e Instagram e Whatsapp e YouTube e Apple e Amazon sommate tutte assieme) attraverso la vicenda di Mae Holland (Emma Watson), una giovane neoassunta che proviene da un impiego fantozziano e nel Cerchio trova finalmente «il paradiso».

Un posto nell’unica azienda che conti veramente qualcosa sul pianeta, l’assicurazione sanitaria per sé e per il padre malato di sclerosi multipla, un campus che somiglia al paese dei balocchi, colleghi motivati e gentili e tutti addestrati a coccolare i “guppy”, i nuovi arrivati come Mae. Tutti ardentemente desiderosi di vederli entrare «nella comunità». Troppo ardentemente. Trascinata dall’entusiasmo e assorbita dai monitor che si moltiplicano sulla sua scrivania (uno per il lavoro, uno per i social network, un altro per chattare, e uno per tenere d’occhio il suo “participation rating”), Mae abbandonerà presto le diffidenze e i sospetti iniziali e finirà per farsi convincere a offrirsi come volontaria apripista per la trasparenza integrale e globale immaginata da The Circle per tutta l’umanità.

È un film che vuole far pensare, The Circle. Mentre si susseguono le svolte di una trama discretamente coinvolgente e per niente cervellotica, qua e là è come se Ponsoldt e Eggers avessero inserito nella sceneggiatura firmata a quattro mani dei campanelli che interrompono l’intrattenimento per far notare allo spettatore che sta vedendo sì il racconto di un inquietante futuro immaginario, ma quel futuro non somiglia terribilmente a una versione senza sfumature di un presente che stiamo già vivendo?

Il romanzo è del 2013, le riprese del film sono iniziate l’11 settembre del 2015, ma nel frattempo molte delle tecnologie pervasive escogitate dal Cerchio per permettere ai suoi iscritti di condividere ogni cosa in diretta online h24 sono già diventate mezze realtà. Il “manifesto” di Mark Zuckerberg per la costruzione di «una infrastruttura sociale che dia alle persone il potere di costruire una comunità globale» è apparso solo nel febbraio scorso, ma il tono ultrapolitico, praticamente religioso adottato da Mr Facebook è lo stesso che utilizzano i pezzi grossi di The Circle.

«Condividere è prendersi cura», ripete Bailey davanti ai dipendenti radunati per il tradizionale “Venerdì dei sogni” presentando loro SeeChange, la telecamera miniaturizzata che riprende tutto, analizza tutto, trasforma tutto in dati e può essere piazzata praticamente invisibile in miliardi di copie ovunque in tutto il mondo. E chi saranno secondo il capo del Cerchio i primi beneficiari di questa rivoluzione hi-tech? Gli attivisti per i diritti umani ovviamente, mica i guardoni o gli hacker russi. E così «tiranni e terroristi non potranno più nascondersi».

Finalmente la democrazia
Il discorso con cui Tom Stenton annuncia ai “Circler” l’impegno dell’azienda per realizzare la trasparenza integrale al Congresso, e invita sul palco la prima deputata pronta a mettere ogni propria iniziativa in streaming in mondovisione, è un incrocio fra una profezia di Casaleggio, un comizio di Grillo e la “vision” di un ceo della Silicon Valley. I cittadini hanno il diritto di sapere «cosa fanno i politici del loro tempo e con i nostri soldi», perciò streaming, streaming, streaming. «Addio accordi sottobanco, addio trame dei lobbisti, benvenuta democrazia!». Ovazione.

Anche Bailey, come il guru di Google Ray Kurzweil, crede nella «perfettibilità degli esseri umani». Quando saremo migliorati, giura, «le possibilità saranno infinite». Sconfiggeremo fame, malattie, odio, violenza. L’unica condizione è che ognuno accetti volontariamente di rinunciare ai propri segreti, alla privacy, al proprio cono d’ombra in fin dei conti, e si getti con fervore nella luce avvolgente del nuovo mondo dove tutti vedono e sanno tutto di tutti. Dove «i segreti sono bugie» e la mancata condivisione di un’esperienza, una qualsiasi, moralmente è come «un furto». In fondo quanto vale la privacy di un uomo rispetto al bene dell’umanità? Perché aggrapparsi egoisticamente alla libertà di fare il male quando tutti, grazie alla tecnologia, potremmo finalmente essere redenti dalla possibilità del peccato?

Naturalmente il passo successivo è l’obbligatorietà dell’iscrizione nel Cerchio, la partecipazione universale. «La vera democrazia per la prima volta nella storia». Di più: la vera salvezza per la prima volta nella storia. Non a caso il progetto definitivo lanciato da The Circle tra le acclamazioni dei suoi miliardi di adepti si chiama SoulSearch. Venti minuti al massimo per rintracciare in tutto il mondo qualunque anima perduta. Criminali pieni di segreti, certo. Ma anche chi semplicemente ha preso l’inspiegabile decisione di non far parte della comunità-paradiso dei Circler. Venti minuti per essere scovati e arrendersi. «Sei circondato da amici».

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