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Tfa. Tutti i problemi della scuola che i tecnici non riescono a risolvere

giugno 5, 2012 Carlo Candiani

Tfa più o meno speciale, concorsi “svuota graduatorie”, un testo sul problema del “merito” che non soddisfa nessuno e sullo sfondo un’autonomia scolastica che fatica a realizzarsi.

Per chi segue le vicende della scuola italiana, diventa sempre più difficile districarsi nel ginepraio di dichiarazioni, documenti, interviste, note ministeriali e decreti legge di cui il Tirocinio formativo attivo è solo l’ultimo esempio. Il Tfa serve per ottenere l’abilitazione all’insegnamento nelle scuole italiane.

A margine di un incontro che si è svolto a Milano sul Tfa, Mariella Ferrante, presidente di Diesse Lombardia, ha domandato a Elena Centemero, coordinatrice della Consulta nazionale cultura e scuola del Pdl: «I candidati a questo Tfa sono quelli presi per il collo dal 2008, data delle ultime Ssis, e che finalmente possono verificare se la scuola è la loro strada, la loro vocazione, se non vogliamo parlare di pura occupazione lavorativa. Perché, allora, dobbiamo assistere al triste spettacolo di ministri che intervengono a vanvera?». Il riferimento è all’annuncio del ministro dell’Istruzione Francesco Profumo, poi smentito, che i professori con tre anni di insegnamento avrebbero potuto evitare i test di ammissione, usufruendo di un “canale privilegiato”.

Michele Faldi, direttore Alta formazione e alte scuole dell’Università Cattolica di Milano, con un occhio alla realtà universitaria, ha ribadito la necessità della «separazione tra abilitazione e reclutamento. L’università deve pensare alla formazione e le scuole devono avere più libertà e decidere loro chi assumere come docenti. Sarebbe una rivoluzione politica e culturale, in mancanza della quale il mondo degli istituti scolastici, di ogni grado, sarà sempre più sottomesso alle “note ministeriali” che giuridicamente, tra l’altro, non valgono niente».

Le azioni del ministro Profumo, che ha ereditato una situazione legislativa complessa, dovrebbero essere improntate a interventi anche non politicamente corretti, soprattutto di fronte a un sindacato di categoria che, per difendere i precari, blocca generazioni intere di giovani che escono dalle università. Ecco perché l’annuncio di una serie di maxi concorsi annunciati dallo stesso ministro, il primo dei quali rischia di sovrapporsi all’iter del Tfa che inizierà in autunno, è considerato da molti osservatori un cedimento alle sollecitazioni di svuotamento delle liste da parte sindacale, a discapito del tanto conclamato merito.

Il Pdl è contrario ai concorsi: «Siamo contrari all’indizione di concorsi il cui unico scopo è quello di esaurire in automatico le graduatorie – spiega Centemero -. Come pure per i concorsi universitari presentati nel decreto sul merito». Secondo Marco Campione, responsabile del Pd lombardo per il settore scuola, «il concorso come metodo per la selezione del personale docente ha molti limiti, perché non seleziona i più meritevoli. Inoltre il sistema ha l’esigenza di personale giovane per far fronte ad alcune innovazioni (non solo tecnologiche)». Anche Campione ammette che bisogna distinguere abilitazione da assunzione, rendere i concorsi periodici ed evitare che il primo “maxi-concorso” si sovrapponga all’iter del Tfa. Oltre a tutto questo, c’è l’autonomia scolastica, una riforma che non essendo a costo zero resta sempre più lontana all’orizzonte.

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