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Testamento biologico. «I medici diventeranno meri esecutori. Il Pd non ha niente da dire?»

febbraio 3, 2017 Elisabetta Longo

Intervista a Antonio Palmieri (Fi), tra gli organizzatori ieri di una conferenza stampa sui punti più critici della legge sulle Dat: «Così si legalizza l’eutanasia»

obitorio-eutanasia-shutterstock

«Perché il Pd riesce a litigare su tutto tranne che su temi di primari importanza, che riguardano la vita delle persone, come l’eutanasia?». Se lo domanda Antonio Palmieri (Forza italia), parlando con tempi.it, dopo la conferenza stampa indetta ieri alla Camera da un gruppo trasversale di parlamentari sulla legge che vuole introdurre il testamento biologico (Dat). Come già dichiarato a questo giornale da Eugenia Roccella (Idea), il testo presenta molti problemi e così com’è scritto rappresenta di fatto «una legge sull’eutanasia: una legge cioè che consente di togliere idratazione e alimentazione, e che non tutela la libera decisione, in scienza e coscienza, del medico». Alla conferenza stampa, oltre a Palmieri e Roccella, erano presenti Gian Luigi Gigli (Des-Cd), Alessandro Pagano (Lega), Paola Binetti (Udc), Benedetto Fucci (Cor), Raffaele Calabrò (Ap), e Domenico Menorello (Sc). Nessuno del Pd.

Perché avete indetto la conferenza stampa?
Il punto che più ci sta a cuore, e che vorremmo modificare attraverso un emendamento, è quello sulla “vincolatività” del testamento biologico per il medico. Attualmente la legge ne mette in dubbio il ruolo stesso, trasformandolo in un mero esecutore testamentario.

Perché vi opponete?
Cerchiamo di immaginarci quanto è delicata la situazione di un paziente che vorrebbe chiedere l’eutanasia. Potrebbe essere mal consigliato, potrebbe non essere in grado di prendere le decisioni giuste, vivendo un grave disagio psicologico. Secondo quanto previsto dal disegno di legge attuale, il medico non dovrebbe fare altro che sottostare alla volontà del paziente, invece di consigliargli la soluzione migliore, essendo evidentemente più preparato dal punto di vista sanitario. La dinamica è un po’ simile a quello che sta accadendo con i vaccini, in cui prevale il punto di vista del paziente, che decide di non vaccinarsi pensando di essere più preparato e più furbo del medico che invece prescrive l’opposto.

Vi sentite soli in questa battaglia?
Per il momento sì, non capiamo perché siamo gli unici ad avere chiesto alcuni emendamenti. Speriamo che qualche collega del Pd ci segua e abbia voglia di esaminare l’iter di questa legge, prima che venga approvata in fretta e furia. Mi chiedo come mai nel Pd riescano a litigare su tutto tranne che su questi temi di primaria importanza, che riguardano la vita delle persone. C’è tempo fino al 20 febbraio prima che la legge arrivi in Aula, speriamo che sia un mese fruttuoso.

I giornali non se ne stanno occupando molto.
È vero, se n’è sempre parlato troppo poco, non c’è stato finora un reale interesse dell’opinione pubblica, una volta superato il dibattito del caso Englaro. Questa legislatura vuole approvare la legge nel più breve tempo possibile, ma non c’è niente di più sbagliato. Gli italiani hanno bisogno di formarsi un’opinione e speriamo che la preoccupazione per questi temi si allarghi rispetto alla piccola cerchia di parlamentari che finora se ne sta occupando. La decisione finale sulla vita di un malato non può arrivare dal Parlamento, ma per la sua delicatezza deve sempre essere presa tra medico, paziente e famiglia.

Foto obitorio da Shutterstock

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