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Test di medicina, slitta la decisione sull’abolizione. I rettori si oppongono: «Mancano le aule, dove li mettiamo così tanti studenti?»

agosto 5, 2014 Redazione

È questo il motivo per cui le Università sono contrarie all’abolizione del test di ingresso. Si valuta la possibilità di una pre-scuola con accesso limitato

Ancora non è stata pronunciata la parola definitiva per quanto riguarda il test di ingresso alla facoltà di Medicina. Circa due mesi fa il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini aveva proposto l’abolizione dell’esame a causa delle continue polemiche suscitate dalle domande, proponendo al suo posto un sistema di selezione ispirato al modello francese: ingresso libero con sbarramento alla fine del primo anno.

«NON CI SONO AULE». La decisione però è stata rinviata da luglio a settembre. Intanto i rettori delle Università si sono detti contrari al cambiamento. Lo scorso maggio, infatti, si sono presentati a Milano in 3.341 per 370 posti, alla Sapienza di Roma in 5.798 per 833 posti e così via nelle altre città. Per i rettori nelle università «non ci sono aule tanto capienti» da accogliere tutti gli studenti per le lezioni del primo anno. La Bicocca, ad esempio, ha aule al massimo da 150 posti mentre quest’anno per il test si sono presentati in 1.400.

«TEST PIÙ COERENTI». Per il rettore della Bicocca, Cristina Messa, interpellata dal Corriere della Sera, «che il sistema dei quiz vada migliorato lo pensiamo un po’ tutti. Ma la soluzione non è eliminarli. Semmai bisognerebbe puntare di più sulla componente attitudinale». La pensa in maniera simile anche Roberto Lagalla dell’università di Palermo: «La selezione va mantenuta. Ma i saperi richiesti dovrebbero essere più coerenti con quelli studiati al liceo».

PRE-SCUOLA. Sul tavolo balla anche un’altra proposta. Come afferma Giuseppe Novelli, rettore dell’Università di Tor Vergata a Roma, i test “corretti” potrebbero essere fatti al quarto anno del liceo, per evitare disagi in vista della maturità. Una volta effettuata questa scrematura si potrebbe pensare a un modello simile a quello francese: «Un primo anno comune a corsi di laurea affini come Medicina, Odontoiatria, Farmacia e Biotecnologie – spiega – con cinque insegnamenti di base (chimica, fisica, biologia, informatica e statistica medica) ed esami finali per accedere al secondo anno». Chi passa questa pre-scuola “biomed” potrebbe poi accedere alla facoltà di Medicina vera e propria. La decisione è rinviata a settembre.

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1 Commenti

  1. francesco taddei says:

    i giovani italiani tutti laureati e disoccupati. wow!

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