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Test di Medicina. «Alla fine si farà e gli studenti dovrebbero esultare. Così si assicurano i posti di lavoro»

gennaio 18, 2015 Elisabetta Longo

Intervista ad Alberto Sironi, amministratore delegato di Alpha Test, parte in causa, casa editrice specializzata in simulazioni e corsi: «Se il numero è chiuso, il tasso di abbandono è basso»

«Il test di Medicina si farà, probabilmente a inizio settembre. Stiamo lavorando per apportare delle modifiche alle sue modalità di svolgimento», ha detto il ministro dell’istruzione Stefania Giannini, lo scorso 13 gennaio. È la dichiarazione che aspettavano tutti i rettori d’Italia, spaventati all’idea che l’accesso alle facoltà mediche potesse diventare libero, non avendo a disposizione abbastanza aule per così tanti studenti. Ma per Alberto Sironi, amministratore delegato di Alpha Test, casa editrice specializzata in volumi di preparazione ai test di ingresso di varie facoltà e quindi parte in causa nel dibattito, sono i ragazzi che dovrebbero esultare.

È molto difficile che lo facciano. Non sembra nel loro interesse.
Invece lo è. Le prove di accesso sono state inserite negli anni Ottanta, seguendo l’esempio delle università anglosassoni. Si è capito che l’intuizione era stata giusta quando i primi studenti hanno cominciato a laurearsi, hanno trovato posto in una scuola di specializzazione e poi un lavoro senza difficoltà. Si era creato un bilanciamento tra università e posti di lavoro. Interrompere questo meccanismo virtuoso sarebbe da folli. Sono i ragazzi per primi a dover dire al ministro che il test deve rimanere.

E rimarrà, a quanto sembra.
Per fortuna sembra che se ne stia rendendo conto. Chi dice che lo Stato deve permettere a tutti il libero accesso agli studi, sbaglia clamorosamente: lo Stato deve garantire solo la scuola dell’obbligo. Inoltre, uno studente di medicina costerebbe allo Stato circa 250 mila euro, a fronte di una retta annua di poche migliaia di euro. L’Italia non si potrebbe permettere specializzandi in più.

Ma quando sarà il test?
Credo che il mese migliore sia settembre. Ottobre è troppo tardi per le università, perché le lezioni cominciano solitamente in quel periodo e non dà modo agli Atenei di organizzarsi con calma. Non va bene neanche anticiparlo ad aprile, perché i ragazzi sono già impegnati nella preparazione della maturità. Dal punto di vista psicologico e del programma, sarebbe deleterio. A parte in rari casi, si comincia a pensare all’università a maturità conclusa.

La selezione però non è eccessiva? Passa il test solo uno studente su sette.
All’ultimo test di ingresso hanno partecipato circa 63 mila studenti, contro 10.500 posti disponibili. È ovvio che serva una potente scrematura. I ragazzi devono rispondere a quiz di matematica, fisica, chimica, logica e cultura generale. Per riuscire a fare questo devono prepararsi mesi, ristudiare tutto il programma fatto negli ultimi anni di scuola superiore, in una maniera ancora più intensiva di quanto si faccia per la maturità. Quello studio però è utile perché così si preparano già per i primi esami. I professori trovano davanti a sé una platea di studenti preparati. Chi passa il test sicuramente potrà anche passare gli esami successivi. Una tesi avvalorata anche dai dati sul tasso di abbandono nei primi anni di studio, che nelle facoltà regolate dal test è appena dell’otto per cento. Mentre nelle facoltà con libero accesso arriva al 20 per cento.

Ci sarà un motivo, però, se tutti si lamentano.
Forse potrebbero essere eliminate le domande di cultura generale, intorno alle quali si sviluppano sempre polemiche. Ci si chiede: “Che senso ha che un futuro medico sappia che canzone ha vinto il Festival di Sanremo nel 1990?”. Certamente nessuno, anche se tutto serve al meccanismo della scrematura. Va detto anche che chi sbaglia una domanda del genere ma risponde ottimamente ai quesiti scientifici non vedrà inficiato il risultato finale e la polemica viene fatta sempre partire da chi ha ottenuto punteggi bassi.

Cosa pensa dei recenti ricorsi?
In linea di principio era lecito contestare il fatto che fosse possibile identificare un compito a partire dal codice presente sul test, ma di fatto si sono accodati ai ricorsi tutti quelli che non erano passati. Sicuramente il tasso di abbandono sarà alto tra questi studenti. Anche le domande di logica spesso sono oggetto di critica, perché non se ne vede la lungimiranza. Si chiede a un ragazzo di risolvere un quesito in pochi minuti, avendo pochi indizi a disposizione, ma dovendo trarre una conclusione. Non è forse questo il lavoro del medico, che deve fare una diagnosi in pochi minuti, avendo a disposizione pochi sintomi del paziente?

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