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Terrorismo islamico, Italia a rischio. «Ecco come sta lavorando la nostra intelligence»

gennaio 13, 2015 Chiara Rizzo

Intervista ad Alfredo Mantici, ex funzionario dei servizi e direttore di Lookout news: «Fondamentali il controllo del mercato delle armi e le fonti interne alla comunità islamica»

L’allerta terrorismo in Italia, dopo la doppia strage di Parigi, è elevata alla massima potenza. I servizi di intelligence hanno confermato di aver ricevuto segnalazioni dalla Cia e dal Mossad riguardo a possibili attentati sul suolo italiano che però non individuano concreti elementi di rischio, mentre la notizia riportata ieri dalla tedesca Bild di un altro allarme su Roma lanciato dalla National Security Agency statunitense è invece stato smentito dal ministro dell’Interno, Angelino Alfano, che tuttavia ha ricordato come «il Vaticano sia stato più volte citato nei messaggi del Califfo, la bandiera nera sul cupolone non è che un chiaro messaggio». Una smentita è arrivata anche dal portavoce della Santa Sede padre Federico Lombardi, che ha dichiarato: «Teniamo un atteggiamento di prudenza e di attenzione, ma non ci sono segnalazioni di rischi specifici. Il Vaticano e il Papa possono essere obiettivi sensibili come naturalmente lo sono tutte le istituzioni, in Italia come nel resto dell’Europa. Ma non è il caso di alimentare situazioni di particolare allarme».

dabiq-islam-stato-islamicoAl di là degli allarmismi e delle necessarie smentite, però, che le forze dell’ordine del nostro paese siano state allertate a un livello superiore al normale è confermato. «Il lavoro che stanno effettuando in queste ore è legato al mercato nero delle armi e alle fonti informative interne alla comunità islamica», spiega a tempi.it Alfredo Mantici, direttore di Lookout news (osservatorio sull’intelligence, geopolitica e crisi mondiali), che ha alle spalle un’esperienza trentennale nei servizi segreti italiani (Sisde) fino al 2008.

Come stanno lavorando i nostri servizi di intelligence dopo le segnalazioni di possibili attentati anche a Roma e in Italia?
Sono due i profili di prevenzione su cui stanno lavorando in questi giorni. Uno è quello di polizia, con l’individuazione di luoghi sensibili e la prevenzione. A livello d’intelligence inoltre si stanno mobilitando tutte le reti informative per la segnalazione di qualsiasi tentativo di attentato. Cosa significa questo? A Parigi abbiamo visto in azione tre terroristi armati di kalashnikov e lanciarazzi. Armi del genere non si comprano al supermercato e i piccoli criminali possono spacciare pistole, non certo Rpg. Sono armi vendute da precisi circuiti, perciò i servizi sanno che occorre agganciare questi ambienti per monitorare la situazione. Qualunque atto intendesse portare a termine un nucleo jihadista, dovrebbe farlo attraverso esplosivo e armi particolari: non è difficilissimo tenerli sotto l’attenzione dell’intelligence. La seconda cosa da fare assolutamente è controllare nei centri islamici il circuito di persone che non vanno solo a pregare, ma discutono di che fare con la società occidentale. Per far questo occorrono fonti umane da disseminare nei centri. Gli islamici moderati dovrebbero essere il nostro principale strumento per fronteggiare la minaccia islmaica dall’esterno.

La nostra intelligence dispone già di una rete di informatori tra gli islamici moderati nel nostro paese? 
Non so se la rete è stata creata per tempo, ma sicuramente è ciò a cui si sta lavorando in questi giorni. Sin dall’inizio del 2008, quando ancora lavoravo al Sisde, il servizio segreto aveva già una rete di informatori nei luoghi più sensibili. In più, a differenza di quella francese, la nostra intelligence aveva anche un eccellente rapporto con i servizi marocchini e algerini, i migliori del Nord Africa. Sono rimasto molto stupito che i francesi abbiano preso sottogamba le informative circa un grosso attacco terroristico in preparazione che sarebbero giunte loro, intorno al 6 gennaio, proprio dai servizi algerini. Se davvero le cose sono andate così, è stato un grave errore.

Oggi si parla del ruolo essenziale svolto da internet e dai social network nella fase di reclutamento, indottrinamento e primo addestramento delle nuove leve jihadiste, oltre che per la gestione dei contatti e la diffusione delle rivendicazioni. Cosa si può fare su questo fronte?
Il monitoriaggio del web teoricamente è semplice, ma operativamente è un incubo, perché sono necessarie decine e decine di persone che parlino arabo e che possano lavorare 24 ore su 24. Non è facile creare una struttura del genere: per quanto ne so, nel nostro paese esistono già piccoli nuclei ben preparati e specializzati in questo tipo di osservazione e controllo. Ma dal punto di vista quantitativo non penso che le nostre risorse siano adeguate alla minaccia jihadista.

In base alla sua esperienza, quali reputa siano state le pecche e i punti di forza dell’intelligence e delle forze dell’ordine francesi nella risposta all’attacco?
Le pecche dell’intelligence francesi sono state enormi. Non è stata fatta una valutazione adeguata e concreta della minaccia proveniente dal jihadishmo. Le persone protagoniste degli attentati, i fratelli Kouachi e Amedy Coulibaly, erano tutte ben note ai servizi e alla polizia. Eppure non erano controllate e persino la redazione di Charlie Hebdo, su cui erano giunti segnali di allarme, di fatto era stata abbandonata. Non si può definire protetto un obiettivo sorvegliato da due poliziotti, che infatti purtroppo hanno perso la vita. Quanto alla reazione, ritengo che invece la risposta sia stata ben coordinata ed efficace.

E riguardo all’Italia? Quali possono essere i nostri punti di forza e quali quelli deboli?
Noi abbiamo strutture investigative ben radicate nel territorio per la polizia di prevenzione. Ritengo, spero, che anche la nostra intelligence sia ben radicata sul territorio. Sono invece certo che i servizi controllino i grandi centri nevralgici dell’islamismo nel nostro paese. Quanto ai punti deboli, come in tutti i paesi occidentali anche da noi si è liberi di spostarsi e di parlare ed esprimere qualsiasi pensiero, persino quello di abbattere il nostro sistema. Nel nostro paese il diritto irrinunciabile alla privacy è tutelato più della sicurezza, dobbiamo ragionare su come equilibrare le due esigenze.

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23 Commenti

  1. gh_Leo scrive:

    “Le pecche dell’intelligence francesi sono state enormi.”

    “Quanto alla reazione, ritengo che invece la risposta sia stata ben coordinata ed efficace.”

    In poche parole quella che è stata forse la pecca più grande, ovvero l’uccisione dei due presunti autori della strage che non tenevano ostaggi e che non ha permesso di interrogarli è ritenuta “ben coordinata ed efficace”.

    Andiamo bene.

    • ochalan scrive:

      Tu sei l ultimo che può sospirare in quel modo.

      • Raider scrive:

        Per il mistificatore affetto da turbe cospiratorie, gli autori della strage, cioè
        – i due che vediamo, dalle immagini disponibili, uccidere a sangue freddo un poliziotto ferito a morte che chiedeva di risparmiarlo;
        – i due che i superstiti della redazione di Charlie Hebdo hanno riconosciuto come coloro che hanno fatto irruzione nella sede della ivista e hanno freddato i loro compagni,
        non hanno ucciso nessno, erano là di passggio, gli hanno msso in mano due mitra e gli hanno detto di fare finta dio ammazzare un poliziotto e di giocare a nascondino.
        Perché? Perché il mistificatore non era sul posto a certificare l’accaduto.
        Pe restare ai deliri in cui risiede stabilmente questo mistificatore compulsivo, sfugge – al complottista paranoico e pataccaro che non arretra di fronte a nessuna baggianata quanto più demenziale da spacciare come verità provata – che i servizi segreti, come avrebbero falsato un assassino per strada, avrebbero potuto falsare anche meglio le immagini di un’esecuzione “in studio.”
        Inquirenti e intelligence, invece, riconoscono, a riprova della realtà dei fatti e a conforto delle sindromi paranodi, limiti e errori che nessun complotto trascurerebbe.
        Del resto, se l’attacco avesse resistito alle fantasie e superato tutti i protoccoli del sospetto che la mente dei complottisti escogita, che ci sarebbe voluto? I paranoici complottisti avrebbero concluso che, sì, stavolta, le cose erano statte congegnate per bene.
        Comunque vadano le cose, dove vogliono farle andare i complottisti si sa: a La Mecca, su qualche furgone della neuro.

        • Aurelio scrive:

          Da un’altra parte il signor GT_Leo fa il diavolo a quattro per farmi capire che, contrariamente alla mia personale impressione, i due terroristi erano tiratori professionisti che i Rangers e Navy Seals messi insieme gli fanno un baffo anzi due, mentre da questa parte lo stesso pare lagnarsi che non siano stati presi vivi.
          Eh già! E’ plausibile le regole d’ingaggio dei corpi speciali di polizia o di chi vi pare impongano di prender vivi due tiratori professionisti armati fino ai denti (che prendono di tacco eccetera), i quali avevano manifestato a più riprese la loro volontà di martirio, e dei quali a priori non si possono in alcun modo conoscere i dettagli dell’armamento in dotazione (oltre alle armi lunghe potevano avere occultato tutto: dallo zainetto ripieno di tritolo a un’arma biologica).
          Chissà cosa ci linkerà il nostro esperto di puzzle per dimostrare quanto io sia una fava?

          • Raider scrive:

            Mi complimento per il suo contributo, Aurelio, che ho letto con molto interesse e apprezzato anche per la cortesia con cui lei si esprime, da persona che parla sulla base di conoscenze solide, non de relato e tesaurizzate esperienze dirette che, certo, non si improvvisano. Avesse fatto anche lei le spese dell’accanimento mistificatorio a tutto campo dei complottisti che allignano anche qui, lei potrebbe comprendere pienamente il valore di un apprezzamento per qualcosa che la persona perbene dà per scontato. Il cialtrone che lei gratifica con un titolo che non gli spetta non brilla né per logica né per conoscenza né per umiltà: e pensa – paranoicamente – di sapere di ingegneria, fisica, chimica, teologia, metallurgia, storia e teoria dei giochi, balistica solo perché attinge a siti in cui tutte queste cose sono gli ingredienti per i minestroni complottistici per cui va pazzo. Lui e altri vengono qui a copincollare o a ripetere a pappagallo le ricette, servendo quello che trovano nelle cucine cospirazioniste con quel tocco di fanatismo – “guerra alla traide-diade-monade diabolica” – che ne contraddistingue i deliri di onnipotenza a occhi aperti e mente ermeticamente chiusa.

            • Aurelio scrive:

              Egregio Raider, mi adeguo volentieri al suo rispettoso “lei” e la ringrazio soprattutto per avermi avvertito a tempo debito di aver a che fare non con gente che si interroga alla ricerca della verità e di soluzioni ai problemi, ma con disinformatori da circo Barnum, che si vede lontano un miglio essere a libro paga di qualcuno.
              Cordialità.

  2. Leo scrive:

    Ottimo articolo di Piccole Note. Bravo Malacaria ! Don Giacomo Tantardini ha lasciato una buona eredità. :

    http://www.piccolenote.it/21877/parigi-la-manifestazione-contro-il-terrorismo-e-alcune-domande

    Parigi, la manifestazione contro il terrorismo e alcune domande…

    L’imponente manifestazione anti-terrorismo a Parigi ha dato l’immagine di una reazione forte da parte dell’opinione pubblica francese, e in genere europea, alla tragedia che si è consumata a Parigi. Una manifestazione multi-etnica alla quale hanno aderito rappresentanti di tutte le religioni, in particolare cristiani, musulmani ed ebrei. Una risposta alta a chi tenta di portare lo scontro di civiltà in Europa. Anche per questo abbiamo scelto come fotografia che accompagna questo articolo, tra le tante scattate nell’occasione, quella della stretta di mano tra il presidente del Concistoro israelita Mergui e il rettore della Grande Moschea Boubakeur. Un gesto, un’immagine che vale più di tante parole.
    Ma una manifestazione, seppur di conforto, non basta. Occorrono risposte. Anzitutto ponendo fine alle ambiguità con le quali si sta affrontando la questione dello jihadismo.
    I proclami anti-terrorismo di molti potenti occidentali suonano vuoti, ancora di più oggi, quando:
    – Dopo aver alimentato e finanziato la ribellione anti-Assad in Siria, di fatto creando una legione di terroristi, ancora oggi l’Occidente continua a chiudere gli occhi sul proficuo sostegno che questi ricevono (e resta da capire se ancora oggi addestrano e forniscono armi ai cosiddetti ribelli anti-Assad, pronti a ingrossare le fila del terrorismo internazionale).
    – Fonti autorevoli hanno denunciato il traffico clandestino di petrolio e gas che l’Isis estrae dai giacimenti naturali in Iraq e Siria che viene smerciato sottobanco in Occidente, indicando anche vie di contrabbando tra la Turchia e il Kurdistan; soldi che l’Isis non usa certo per comprare caramelle…
    – In Ucraina fonti del governo britannico hanno confermato la notizia che circolava su tutti i giornali all’inizio della guerra contro l’autoproclamata repubblica del Donbass: ovvero che Kiev utilizza in questo conflitto guerriglieri ceceni, gli stessi che altrove, leggi Siria, vengono chiamati miliziani di Al Nusra (al Qaeda). Non risulta che si sia chiesto conto al governo ucraino di questa circostanza, nonostante il sostegno che questa riceve dall’Europa.
    Quelle elencate sono solo una parte delle ambiguità nelle quali si dibatte il mondo occidentale. Altre ambiguità, più specifiche, si possono riscontrare nelle vicende parigine.
    – Perché Charlie Hebdo, sicuro obiettivo in caso di un attentato a Parigi date le pregresse polemiche suscitate dalle sue vignette, non era protetto nonostante il livello di allerta massimo anti-terrorismo – così il presidente della Repubblica francese – di quei giorni?
    – Come in altri attentati compiuti in tempi recenti, i tre attentatori appartenevano alla festosa comunità di sbandati tornati dai Paesi arabi dopo aver subito adeguato indottrinamento e addestramento (e aver ammazzato un bel po’ di persone, in quel caso islamici). Gente nota ai servizi, tanto che figuravano nella lista dei terroristi Usa. Perché non erano attenzionati dall’intelligence?
    – Impossibile credere alla boutade di un terrorista che va a compiere un attentato portando con sé la carta d’identità, soprattutto dopo aver visto in azione i professionisti che hanno fatto strage a Charlie Hebdo. Eppure è quello che ci è stato detto. Molti osservatori hanno ipotizzato che in realtà si tratta di una copertura per giustificare in qualche modo il fatto che le autorità o l’intelligence conoscevano l’identità dei due attentatori. Un escamotage per poter far uscire i loro nomi senza dover rivelare come l’avessero scoperto. Particolare che invece interesserebbe sapere. Soprattutto dopo quel che è avvenuto in occasione della strage di Tolosa, dove si ebbe la sorpresa di scoprire che l’attentatore, Mohammed Merah, era un informatore dei servizi segreti. In quel caso la foto dell’attentatore era nell’album di famiglia dell’intelligence francese…
    – Questo particolare ci ha fatto ricordare una notizia circolata sui giornali al momento in cui Coulibaly entra nel supermercato e prende in ostaggio gli avventori. Prima di entrare grida ai poliziotti: «Voi sapete bene chi sono, voi sapete chi sono». Qualcuno lo ha interpretato come una sfida. Altri no e si sono posti qualche domanda…
    – Hanno fatto il giro del mondo le “interviste” che i tre attentatori hanno fatto a una rete televisiva francese, la BFMTV. La Tv ha raccolto le farneticazioni della cellula terrorista, rese note solo dopo i blitz paralleli presso la stamperia dove si erano rifugiati i fratelli Kouachi e il supermercato nel quale era asserragliato Coulibaly.
    A BFMTV i primi dicono di essere di al Qaeda, sezione Yemen, e spiegano nel dettaglio i loro legami con uno sceicco del posto che li avrebbe finanziati. Il secondo, stessa cellula, invece dice di essere dell’Isis (tesi poi riproposta in un video di rivendicazione dello stesso messo in rete successivamente, dove dice di aver finanziato lui i suoi compagni di merende).
    Due rivendicazioni molto contraddittorie. Solo confusione, spiegano gli investigatori. Forse. Resta il mistero su questa confusione, soprattutto se si tiene presente la sofisticata accuratezza con la quale è stata pianificata l’operazione parigina.
    – La cosa più strabiliante è che a contattare i fratelli Couachi è stata la Tv francese, chiamando il fisso della stamperia. Mentre di seguito a contattare la BFMTV è Coulibaly. La stessa televisione… Si può supporre che i due, dopo l’intervista, abbiano chiamato il loro socio per dirgli di fare quella telefonata. Ma nella registrazione di BFMTV Coulibaly spiega di non aver più contatti con i suoi soci dopo l’avvio delle operazioni. Insomma o lo scoop di BFMTV è un falso ignobile, oppure è una coincidenza davvero singolare.
    – Per inciso, dopo aver terminato la telefonata con BFMTV, Coulibaly lascia il telefono staccato. Grazie a questa disattenzione le forze speciali possono individuare il momento propizio per il blitz. Questi attentatori dimostrano tanta professionalità nel compiere la strage quanto dilettantismo nelle fasi successive. Non sembrano neanche le stesse persone…
    «Quello che è successo a Parigi ci fa pensare a tanta crudeltà, tanta crudeltà umana, sia terrorismo isolato sia terrorismo di Stato… Ma la crudetlà della quale è capace l’uomo… Preghiamo in questa messa per le vittime di questa crudeltà. Tante. E preghiamo anche per il crudeli perché il signore cambi il suo cuore». Piace concludere con questa parole di papa Francesco, pronunciate nell’omelia della messa celebrata a Casa Santa Marta dell’8 gennaio.

    • Aurelio scrive:

      “Impossibile credere alla boutade di un terrorista che va a compiere un attentato portando con sé la carta d’identità, soprattutto dopo aver visto in azione i professionisti che hanno fatto strage a Charlie Hebdo.”
      Perché mai è impossibile?
      Non cercano forse il “martirio” questi energumeni?
      Mai visti video in cui l’autore stesso di un’azione suicida rivendica preventivamente il suo operato?
      Che disinformazione maldestra!

  3. J_Leo scrive:

    Video inedito mostra come la polizia non ha fermato gli attentatori :

    https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=rvOAG6OwaRY

    • Yusuf scrive:

      Impressionante !

    • Aurelio scrive:

      Al momento in cui hai inserito il tuo commento, il tuo video “indedito” è stato già trasmesso dai tg, ma facciamo finta di nulla.
      Sarebbe interessante che tu spiegassi, senza cambiare discorso, cos’è che ci trovi di tanto strano se un’auto della polizia (mica un cingolato Ariete) indietreggia a tutta birra di fronte a due che tu, affidandoti agli autorevoli pareri pareri di tizio, caio e sempronio racimolati sul web, solo ieri consideravi “tiratori professionisti” armati di fucile d’assalto.
      Tu che faresti eroe sapendo che prima che tu sia in grado di tirar fuori la pistola dalla fondina i due macellai ti hanno già sparato addosso un caricatore intero?
      Meno male che hai Yusuf che ti dà spago, va!
      Dì un po’, una curiosità: lo fai per ragioni ideologico-religiose o sei pagato?

    • Yusuf scrive:

      @J_Leo

      Certamente il video che hai linkato ha delle cose strane (per esempio : perchè i poliziotti non hanno bloccato la strada con la macchina mentre terroristi erano in macchina ?) ma secondo me l’11 settembre 2001 ha insegnato che i primi giorni molte cose (come probabilmente questa) sono secondarie e bisogna subito puntare sui dubbi importanti che già sono stati messi in risalto in rete (per esempio : documento perso, terroristi uccisi, il cappuccio che non serve a dei kamikaze, minuti di ritardo per intervento polizia, presunti autori strage già conosciuti e controllati). Poi col tempo emergeranno altri elementi che indicheranno essere questa una ennesima false flag operation.
      Ti consiglio di lasciare perdere i dettagli almeno per ora.
      Bello l’articolo di Malacaria, invece.

      • Aurelio scrive:

        “Perchè i poliziotti non hanno bloccato la strada con la macchina mentre terroristi erano in macchina ?
        Perché un proiettile di AK47 a distanza ravvicinata trapassa il parabrezza di un’automobile come se fosse carta velina e non tutti sono disposti ad offrire il petto al piombo del nemico per pochi euro al mese?!
        Fai bene a puntare sui “dubbi importanti”.
        Io ne ho uno bello e pronto per te.
        Ti dedichi alla disinformazione con nickname multipli per spirito di servizio o ti pagano?

  4. Raider scrive:

    Ancora una volta, la teoria del complotto,
    – con le dietrologie infinite su incongruenze e passi falsi, idiozie commesse dagli attentatori, ma da addebitare a questo e quello, per accusare la polizia che complotta o è complice in favore di telecamera, tanto la cosa è studiata scientificamente;
    – sospetti di ogni genere sarebbero venuti fuori anche se i fatti avessero rispettato protocolli a prova di malafede complottista;
    – la logica paranoica del “cui prodest?” smentita a passo di marcia che, però, non fa mutare di direzione le cialtronerie complottiste; infatti,
    – la grande occasione è servita a un sacco di gente che, secondo la logica paranoica che guida i complottisti come i jihadisto, avrebbe avuto ogni interesse a mettere su anche quest’attentato:
    – e allora, ecco che gli effetti dell’attentanto non confermano più i sospetti, ma salvano le intenzioni a colpi di “Je suis…” che gli stessi che Charlie Hebdo lo avevano portato in tribunale ora scagliano al cielo, come le scontate dichiarazioni di condanna emesse a richiesta a beneficio dei richiedenti frasi a costo zero;
    – così, gli islamici si proclamano vittime come e più dei morti, nonché di un “clima di odio” che non c’era neanche prima, ma, alimentato dalle denunce delle autorità islamiche e dalla mancata condanna giudiziaria dei blasfemi, ha portato fedeli islamici a eseguire scrupolosamente condanne previste dal Corano e recepite dagli ordinamenti degli Stati islamici contro blasfemi e apostati. e hanno voglia di gridare “Je suis…!”
    Ma il pezzo forte del concerto complottista è tirare il papa al proprio mulino che fa acqua da tutte le parti. Strumentalizzare le parole di papi e vescovi è un complemento d’arredo dei Piani super-segreti noti ai complottisti, che li riempitono di cospirazioni e sospetti al solo scopo di condizionare un dibattito serio. Tutto ciò, evitando accuratamente di considerare non i dietro le quinte, ma le evidenze da oscurare così:
    – i mistificatori nulla possono dire sul contenuto del Discorso di Ratisbona, se non la colossale balla che era diretto ai protestanti perché si risentissero ferocemente i musulmani di tutto il mondo;
    – nulla possono chiosare sulla preghiera dell’imam nei giardini vaticani, con tanto di invocazione a Allah perché conceda ai musulmani di trionfare sui nemici dell’Islam;
    – nulla trovano da dire o copincollare su tutta una serie di questioni storiche e sociali in cui trovano una sponda nel politicamente corretto, contro cui nulla hanno da dire sui temi etici, a parte il ritornello sulla “perdita del sacro”, che viene bene su tutto perché buttato lì, non costa niente e non significa niente, non essendo mai argomentato come tutto il resto dei vaneggiamenti seriali silamicamente salmodiati ripetendoli in a solo o in coro.
    In ogni caso, il papa che evita di nominare l’Islam che lancia fatwe contro altri giornalsiti, vignettisti, politici, intellettuali, opinionisti, pubblici apostato che i cosiddetti islamici attacano e screditano in modo da rendere più facile la mobilitazione dei jihadisti, fa il paio con mr. Obama e altri leader di quell’Occidente che tramerebbe contro se stesso definendo gfli atteanti compiuti dagli islamici “disastri compiuti dall’uomo”: delicata omissione che rende più facile ai complottisti dare libero corso alle paranoie condivise.

  5. Focauld scrive:

    @J_Leo

    Anche secondo me in questi primi momenti è più importante occuparsi delle mosse che i vari governi occidentali prendendo a pretesto questa operazione interna faranno per “richiamare all’ordine” chi non obbedisce a Washington.
    Il resto verrà dopo.

    • Giannino Stoppani scrive:

      Traduzione:
      Siccome su questo ne abbiamo buscate e a qualcuno comincia pure sentire puzza di marcio, meglio fare una bella ritirata strategica in attesa di tempi migliori.

      • Raider scrive:

        Stoppani parla un italiano dalla limpidezza esemplare. E guarda che reticenza, che denegazioni/ammissioni, ambiguità da parte di questi mistificatori. che non disarmano, ma, certo, non avendo di meglio da mistificare, mistificano quanto c’è di peggio: se stessi.

    • KJ_Leo scrive:

      @Focauld

      Non nego certamente l’importanza delle future conseguenze politiche dei fatti di Parigi, anzi. Per il momento raccolgo, come già detto, elementi che chiaramente sono da valutare. Come questa questa analisi del video fatta da Sky News 24 (in inglese), in cui si insiste ripetutamente sull’estrema preparazione militare dei due, su come imbracciano e puntano il kalashnikov, su come si muovono in tandem coprendosi a vicenda, sul gesto di richiamo, tipico delle squadre speciali, che uno dei due fa all’altro prima di tornare in auto.
      Questa è gente, si dice esplicitamente, che non solo ha ricevuto un addestramento militare, ma è abituata a uccidere e lo fa con una freddezza che solo i killer professionisti sono in grado di mostrare in azione.
      Resta da capire se il passato, il carattere e le azioni dei fratelli Kouachi sono compatibili con questo profilo. Ad oggi, mi permetto di avere più di un dubbio.

      https://www.youtube.com/watch?v=qblm57WWMbU

      • Aurelio scrive:

        Evidentemente il signor “Leo-multi-nickname” finge di non comprendere la differenza sostanziale tra “killer professionista” e “ammazza-cristiani con addestramento paramilitare”.
        Ebbene conviene rispiegarla ai lettori.
        Due che sparano otto colpi di ak47 contro un poliziotto di quartiere riuscendo solo a ferirlo non sono “killer professionisti”, ma sono “ammazza-cristiani con addestramento paramilitare”.
        Ma insistere sul “killer professionista” è tutto ciò che serve al nostro “Leo-multi-nickname” per svolgere il suo ruolo di disinformatore “a progetto”.
        Almeno fin quando i suoi punti di riferimento non gli daranno nuovi input.

        • Giannino Stoppani scrive:

          Aurelio, il tuo è un impegno lodevole ma inutile.
          Questo nei giorni scorsi ha sostenuto che gli americani hanno minato le torri gemelle perché l’impatto in diretta TV di due aerei col pieno di carburante era ancora poca roba.
          Da qui a domani lui e il suo alter ego con cui si dà di gomito a ogni bischerata che scrive, su questa faccenda ti inventeranno una dietrologia da far impallidire anche Roberto Giacobbo.
          Ogni giorno ha la sua pena, lascialo perdere.

  6. Leo scrive:

    Sempre riguardo a questo video, e non solo, un interessante commento di Piccole Note : particolarmente importante la considerazione sulla presenza della Russia a difesa della stabilità del Medio Oriente.

    14 gennaio 2015
    Charlie Hebdo: due video, altre domande

    Un altro video della strage perpetrata presso la redazione di Char­lie Hebdo, stavolta della Reuters. Riprende i due assassini, ormai in strada, che lanciano proclami di vittoria ed esultano per l’avvenuta vendetta. Girano tranquillamente attorno alla macchina, ricaricano le armi con assoluta tranquillità quindi, con altrettanta calma, partono, senza accelerare, andatura da pensionati.

    Dalla strada, rimasta vuota fino a quel momento [non una macchina e siamo al centro di Parigi…], giunge un’automobile della polizia, con lampeggianti accesi ma senza le sirene che segnalano l’urgenza (più che un intervento, sembra passino di lì per caso, forse un con­trollo). Istanti di incertezza, poi i due attentatori scendono dalla mac­china e iniziano a sparare. La macchina della polizia arretra e lascia via libera alla fuga (si poteva mettere la macchina di traverso e bloc­care la strada, anche fuggendo, ma tant’é, il panico).

    In un pezzo a commento del video, Marco Mensurati, sulla Repub­blica di oggi, scrive: «A lasciare perplessi è soprattutto il ritardo con cui sembra essere scattato l’allarme [tra l’altro i giornalisti di Char­lie Hebdo avevano avvertito la polizia e l’operazione è durata una decina di minuti ndr.] e l’assoluta tranquillità con cui i due assalitori sono riusciti ad allontanarsi dal luogo della strage. Un luogo che era ritenuto uno dei principali “obiettivi sensibili” non solo della Francia, ma dell’Europa».

    Già, colpisce davvero tanto la calma e la tranquillità degli attentatori. Mancava che prendessero un cappuccino e una brioche prima di sali­re in auto. Come sapessero perfettamente quel che è accaduto, ov­vero che la polizia sarebbe giunta sul luogo in colossale ritardo, no­nostante nel Paese ci fosse massima allerta e nonostante la centralità della via nella quale è stato consumato il delitto. Avevano informa­zioni sulle falle della sicurezza francese? Ci sarebbe forse qualco­sa da chiarire.

    Sull’altro attentatore, quello che ha fatto strage nel supermercato ko­sher, individuato come tal Coulibaly, il giornalista di Repubblica pone altre domande. All’inizio era ritenuto un cane sciolto, quindi difficile da attenzionare per l’intelligence che non può certo monito­rare tutti i cittadini francesi. Invece, spiega Repubblica: «Altro che cane sciolto: Coulibaly era il fulcro di una cellula molto strutturata, sostenuta – ancora non è chiaro con quanta intensità – da almeno tre organizzazioni terroristiche: l’Aqap (Al Qaeda nella penisola araba) yemenita, vicina ai fratelli Kouachi; l’Is,, a cui si era risvolto Coulibaly; ed infine – si è scoperto ieri – una “filiera afgana”». La moglie, Hayat Boumedienne, è ancora ricercata: è riparata in Siria, accompagnata in loco da Mohamed Belhoucine, fratello di un reclu­tatore di jihadisti finito in carcere due anni fa. Troppi cani sciolti in questa storia.

    Nella giornata di ieri è stato diffuso un altro video dell’orrore, sta­volta girato dall’Is con la consueta tecnica hollywoodiana (bravi regi­sti questi terroristi). Non ne rimandiamo la visione, chi vuole lo cer­chi da sé. Protagonista un bambino che, incitato dai soliti adulti far­neticanti, giustizia con tragica freddezza due russi caduti nelle mani dell’organizzazione terroristica. Motivo dell’esecuzione: i due erano spie dell’Fsb, il servizio segreto russo, inviati in Medio Orien­te per cercare informazioni utili per contrastare l’Is e, del caso, met­tere fuori gioco l’attuale leader della legione del terrore, l’autoprocla­mato Califfo al Baghdadi.

    I quotidiani hanno versato fiumi di inchiostro per descrivere l’orrore per il bambino giustiziere, cosa che purtroppo non è cosa nuova. Tante le guerre nelle quali sono impiegati bambini soldato. Tra l’al­tro all’inizio della guerra siriana riportammo una nota dell’agenzia Sir che dava notizia di come quelli che allora erano chiamati ribelli si­riani, oggi Is e al Qaeda, sostenuti in maniera massiccia dall’Occiden­te, annoveravano tra le loro fila anche bambini… Ma il particola­re in quel momento non faceva notizia, avrebbe incrinato la propa­ganda anti-Assad dell’informazione mainstream.

    Nemmeno una riga, invece, dedicata alla triste sorte dei due agenti russi uccisi. Fossero stati agenti americani sarebbe stato un coro una­nime inneggiante agli eroi caduti nella lotta contro il terrore… Tan­t’è.

    Ma di questo video va sottolineato anche un altro aspetto, ben più importante.

    Il filmato rende manifesto che la Russia è impegnata sul terreno nel­l’opera di contrasto al terrorismo. Solo la cecità, o peggio gli interes­si geopolitici contrastanti, fanno sì che l’Occidente non coordini la propria azione di lotta al terrorismo con la Russia. Una necessità sulla quale nessun leader europeo ha speso una parola: un eventua­le coordinamento allenterebbe l’isolamento internazionale di Putin, cosa che l’Occidente non vuole. Una cecità che, dopo l’attentato di Parigi, risulta criminale.

    • Aurelio scrive:

      “Già, colpisce davvero tanto la calma e la tranquillità degli attentatori. Mancava che prendessero un cappuccino e una brioche prima di sali­re in auto. Come sapessero perfettamente quel che è accaduto, ov­vero che la polizia sarebbe giunta sul luogo in colossale ritardo, no­nostante nel Paese ci fosse massima allerta e nonostante la centralità della via nella quale è stato consumato il delitto. Avevano informa­zioni sulle falle della sicurezza francese?”
      E’ arrivata finalmente l’imbeccata giusta?
      No, è solo un po’ di spazzatura per fare quel tanto di disinformazione che serve a leo-multinick per guadagnarsi il suo gettone di copia-incollatore filo islamico.
      Anche un osservatore disattento e “fava” come il sottoscritto sa che i due energumeni cercavano il “martirio”, quindi il loro comportamento autolesivo è perfettamente coerente con il loro obiettivo..
      Orsù, la fantasia non ti manca, fai un altro sforzo.

    • Raider scrive:

      Di criminale e complice di criminale c’è solo e unicamente la paranoia complottista che strumentalizza le leggi dei Paesi occidentali e la religione cristiana per gridare guerra guerra guerra a quelli che i jihadisti considerano i propri nemici: l’Occidente e la “triade diabolica.”

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