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Terrorismo 2.0: la lotta di Al Shabaab tra Twitter, YouTube e radio on-line

giugno 6, 2014 Redazione

I jihadisti somali legati ad Al Qaeda non usano smartphone per non essere rintracciati, ma hanno fatto dei social network la loro arma di diffusione. Usando l’inglese per farsi capire da tutto il mondo

Terrorismo 2.0, nell’Africa più povera, quella del sul Corno orientale che soffre di siccità e carestie, e dove i jihadisti di Al-Shabaab vogliono istaurare uno Stato islamico nei territori della Somalia. La storia di questo gruppo armato è lo strano coinciliarsi di dottrina religiosa e tecnologia, innovazione e sharia, come ben descritto da un articolo apparso oggi sul sito della Bbc, che spiega la decisione presa dai capi della formazione terroristica legata ad Al Qaeda di imporre a tutti i membri di abbandonare gli smartphone e di cambiare i loro numeri di cellulare: l’obbiettivo è evitare di essere rintracciati dalle forze etiopi. Scelta decisamente strana in un’epoca in cui il jihad viene combattuto anche attraverso video e tweet, una via che anche Al-Shabaab ha intrapreso, diventando uno dei gruppi fondamentalisti dalla gestione “social media” più sofisticata, pur scegliendo di evitare fibre ottiche e dispositivi mobili.

VIDEO IN INGLESE. Perché da una parte c’è la guerra che i terroristi stanno combattendo sul territorio, contro il Governo di transizione somalo e l’esercito dell’Etiopia, dall’altra c’è una battaglia che invece corre verso la conversione delle anime, per avvicinare fedeli all’islam e avere, di conseguenza, nuovi volontari pronti per combattere. Ed è in questo che i social network giocano un ruolo chiave per Al-Shabaab, che si rivolge ad un popolo, quello somalo, sparso in giro per il mondo dalla sua diaspora. Addirittura c’è una cellula del gruppo addetta alla produzione dei video, la Al-Kataib: i suoi filmati sono facilmente rintracciabili su YouTube.
Non a caso uno dei protagonisti dell’attacco terroristico al centro commerciale Westgate di Nairobi è stato Hassan Abdi Dhuhulow, la cui famiglia sarebbe fuggita da Mogadiscio nel ’99 per rifugiarsi in Norvegia. I video che girano sul web presentano sì le azioni terroristiche e le minacce ai nemici, ma presentano anche i terroristi in una veste inusuale: al lavoro in opere di assistenza, quasi a dover dimostrare un’autorità legittima sul Paese.

RADIO E TWITTER. Al-Shabaab gestisce anche una sua stazione radio, Radio Andalus, cui sono collegate diverse altre piccole emittenti locali: HornAfrik, Holy Koran Radio… In tutto per il gruppo lavorano quasi 50 giornalisti: nella scelta degli speaker si tende a privilegiare quelli che sanno l’inglese e riescono a parlarlo con un accento pulito senza troppe influenze africane, così da poter mandare in tutto il mondo il proprio messaggio netto e chiaro. Tanti sono poi i siti web che riportano il loro materiale, mentre su Twitter la battaglia si è spenta da poco: nel 2011 esordiva il loro profilo twitter, chiuso e riaperto diverse volte. Veniva usato per sbeffeggiare le autorità somale ed etiope, e per mettere in dubbio la veridicità di quanto affermavano. Il tutto molto spesso in inglese, ovviamente.

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