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Fiat, Terracciano (Cisl): «La nuova Panda è il simbolo di una sfida vinta»

dicembre 16, 2011 Chiara Sirianni

A partire dal 1° gennaio entrerà in vigore il nuovo contratto dei lavoratori Fiat, stipulato dall’azienda guidata da Marchionne e dalle sigle sindacali. Unica esclusa la Fiom. Intanto a Pomigliano d’Arco riprende la produzione con la nuova Panda. Giuseppe Terracciano, segretario generale Fim Cisl di Napoli: «O si accettano le nuove condizioni o si affonda»

L’accordo per il nuovo contratto degli 86.200 lavoratori del gruppo Fiat è stato firmato: un’intesa siglata dall’azienda con Fim, Uilm, Fismic, Ugl e Associazione Capi e Quadri Fiat. Esclusa la Fiom, che ha abbandonato il tavolo della trattativa e resterà fuori dalla fabbrica.

Ora il cosiddetto “modello Pomigliano” verrà esteso agli altri stabilimenti italiani. «Il nostro dovere è privilegiare il Paese in cui la Fiat ha le proprie radici»: così ha dichiarato Marchionne presentando oggi la nuova Panda, nel giorno che certifica la ripresa dell’attività dello stabilimento campano. Alla presentazione c’era anche Giuseppe Terracciano (segretario generale Fim Cisl di Napoli), che ha seguito la trattativa di Pomigliano sin dal referendum del 22 giugno: «La nuova Panda è il simbolo di una sfida vinta. E la nostra visita allo stabilimento conferma che la produzione è una realtà. Abbiamo constatato l’efficacia dell’azione svolta dalle sigle sindacali in questo lungo periodo».

Il nuovo contratto entra in vigore il 1° gennaio. Quali sono le principali novità?
«La maggiorazione dal 50% al 60% dello straordinario al sabato e l’aggiunta di cinque scatti di anzianità biennali, insieme a un sesto scatto quadriennale. Per il 2012 i lavoratori riceveranno un premio straordinario, pari a 600 euro, che verrà pagato a luglio anche ai cassaintegrati. Cresce la paga base, per effetto della rivalutazione degli istituti indiretti (ferie, maggiorazione turni, straordinario, tredicesima). Verrà incrementata la partecipazione in fabbrica ed è previsto un nuovo premio di competitività per il 2013. In aumento anche il contributo a Cometa dello 0,5 per cento. La maggiore flessibilità richiesta ai lavoratori sarà compensata con più soldi e più tutele ai singoli sui turni di lavoro».

Non ci saranno più le Rsu (Rappresentanze sindacali unitarie) ma le Rsa (Rappresentanti sindacali aziendali) che verranno nominate dai sindacati firmatari. Questo potrebbe aumentare il conflitto all’interno delle fabbriche?
«La Fiom sapeva bene che si sarebbe arrivati a questo punto. Hanno da sempre utilizzato un modello di scontro frontale, basti pensare al ricorso presentato al Tribunale di Torino contro la Newco Fiat. È un metodo che non paga. Lo scontro ideologico ha portato Fiat a uscire da Confindustria. Ora abbiamo inserito un contratto che presenta tutta una serie di elementi migliorativi, chiaramente a fronte di una serie di sacrifici. Per esempio lo straordinario passa da 80 ore a 120, nel caso in cui l’azienda dovesse esprimere questa esigenza produttiva».

Il segretario della Fiom Maurizio Landini vi ha accusato di avere ceduto al ricatto della Fiat, accettando di ridurvi a ruolo di sindacato aziendale e corporativo e abdicando così alla vostra storia di sindacati confederali.
«La Fiom è profondamente contraddittoria. L’anno scorso a Caivano, presso lo stabilimento Lear, ha detto sì a un accordo pressoché identico a quello che ha rifiutato a Pomigliano. Lo hanno firmato sia la Rsu che la segreteria provinciale. L’ironia sta nel fatto che quello stabilimento, appartenente alla multinazionale Usa, è destinato a produrre i sedili della Panda fabbricata a Pomigliano d’Arco. La Fiom è attraversata da anime differenti e la discussione interna è più politica che di merito. Inoltre va ricordato che se oggi Marchionne può escludere Fiom e riconoscere la rappresentanza alle sole sigle sindacali che hanno sottoscritto gli accordi è perché l’articolo 19 della legge 300 fu modificato nel 1995, attraverso un referendum sulla riforma dello Statuto dei lavoratori promosso da un gruppo politico che andava da Rifondazione ai Cobas, passando anche per la Fiom. Quella norma ora viene applicata nei loro confronti. Detto questo: che senso ha lottare perché si produca la Panda a Pomigliano e poi non firmare l’accordo? Dobbiamo renderci conto che nessuno investe più in questo paese, soprattutto al Sud. Le imprese pretendono esigibilità, governabilità degli stabilimenti e stretto controllo dell’assenteismo. Se non si accettano queste condizioni, l’Italia affonda».

Dopo lo strappo attuato da Marchionne, come cambiano i diritti del lavoratore?
«Occorre concentrarci sulla realizzazione degli obiettivi produttivi e industriali per competere nel mercato mondiale e chiedere a Fiat ulteriori modelli per continuare a crescere e tornare ad assumere nuovi giovani, ne siamo consapevoli. Di certo si è concluso un periodo buio, fatto di incertezze e sacrifici, e se ne apre uno di futuro produttivo. Siamo impegnati a realizzare quel modello sindacale che vede i lavoratori e il sindacato partecipi alla vita dell’impresa, per ridistribuire i risultati produttivi e difendere il futuro industriale e occupazionale di Pomigliano. Per realizzare questo obiettivo serve una maggiore coesione e per farlo bisogna evitare sterili manifestazioni. Ecco perché, ancora una volta, lanciamo l’appello ad abbandonare le ideologie e a riappropriarsi della funzione e del ruolo del sindacalismo confederale, che nella sua azione ha come priorità la difesa del lavoro per dare sicurezza alle famiglie dei lavoratori».

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