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Te Deum laudamus per quelle gocce d’acqua nel deserto del Centrafrica

gennaio 1, 2016 Aurelio Gazzera

Il missionario padre Aurelio Gazzera: «È venuto il Papa e sembrava che la gente non aspettasse altro. Ci ha ricordato che anche in questo paese, dove ci si massacra per meno di niente, può tornare il desiderio di costruire»

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Questo articolo è tratto dal numero di Tempi in edicola a partire dal 31 dicembre (vai alla pagina degli abbonamenti), che è l’ultimo numero del 2015 e secondo tradizione è dedicato ai “Te Deum”, i ringraziamenti per l’anno appena trascorso. Nel “Te Deum” 2015 Tempi ospita, tra gli altri, i contributi di Antonia Arslan, Sinisa Mihajlovic, Luigi Brugnaro, Marina Terragni, Totò Cuffaro, Gilberto Cavallini, Luigi Negri, Costanza Miriano, Mario Adinolfi, Marina Corradi, Roberto Perrone, Renato Farina.

Aurelio Gazzera è missionario carmelitano e vive in Centrafrica dal 1992. Tra i più poveri dell’Africa, da tre anni il paese è teatro di una guerra sanguinosa e quasi totalmente ignorata dal resto del mondo. Nel 2007 padre Gazzera si è guadagnato l’appellativo di “uomo che ha piegato i fucili” per il modo in cui ha affrontato i banditi che infestavano la zona intorno a Bozoum.

Noi ti lodiamo Dio! Sono le 6 del mattino, e il sole cerca di sorgere su Bozoum, a 400 chilometri da Bangui, in Centrafrica. Qualche settimana fa, papa Francesco ne ha fatto la “capitale spirituale del mondo”, aprendo la Porta Santa del Giubileo della Misericordia, in anticipo sul resto del mondo. E allora, come si fa a non lodarTi?

Grazie Signore per questo anno, che pur con tutte le sue difficoltà, ha portato anche bellezza, gioia, amore e pace. Magari soltanto come piccoli semi. Ma ci sono. Questo paese, in guerra da tre anni, è come la terra screpolata di questa stagione secca: tutto sembra arido e morto, ma basta una goccia d’acqua e il deserto rifiorisce.

È venuto il Papa, e sembrava proprio che la gente non aspettasse altro. Tutti: cristiani e musulmani, cattolici e pagani, hanno capito che la visita di Francesco era la pioggia tanto attesa. Magari, come le prime piogge, non avrebbe dato grandi frutti (per quello, ci vuole tempo, pioggia e lavoro duro) ma sarebbe bastata per avere un po’ di verde, di fresco, di Vita.

E questo è quello che è successo. Te Deum laudamus: se c’è un posto al mondo dimenticato e ignorato, è il Centrafrica. E Tu sei venuto, l’hai visitato, e l’hai coperto di Grazia!

Mentre uscivo dallo stadio, dove con almeno 30 mila persone abbiamo celebrato e vissuto l’Eucarestia presieduta da papa Francesco, sembrava di essere in un altro paese. Trentamila persone che devono uscire per forza da un cancello largo 4 metri… è inevitabile che ci si spinga, e tanto. Ma nessuno si è messo a litigare, a gridare, a urlare. E questo in un paese dove, da un paio di anni, i problemi prima si discutono con le armi (dai kalashnikov ai coltelli) e poi, se c’è ancora qualcuno vivo, si ragiona. Fuori dallo stadio sembrava che il Centrafrica avesse vinto la Coppa del Mondo: clacson, risate, grida, gioia. E, grazie a Dio (e proprio solo grazie a Te, Dio!), era così: la capitale spirituale del modo.

te-deum-2015-tempi-copertina-kTe Deum laudamus! Mentre i Caschi Blu delle Nazioni Unite, con un costo giornaliero di almeno un milione e mezzo di euro, e con 12 mila uomini schierati, NON riescono a portare un minimo di pace e di sicurezza, la Tua presenza, la presenza del Papa, hanno fatto il miracolo.

Magari un miracolo fragile, come le prime piogge. Ma un miracolo. Un miracolo che accende la speranza, perché fa vedere che al di là della terra arida, c’è una riserva di Vita, di Pace e di Gioia che non si è estinta. E bastano due gocce perché tutto rinverdisca.

Non sappiamo ancora quanto durerà questo miracolo. Forse poche settimane. Oppure qualche mese. Magari di più. Ma quello che conta è che ci aiuta a ricordarci che l’impossibile è possibile. Che su questa terra martoriata e arida può spuntare l’erba. Che in queste persone capaci di massacrare per meno di niente, capaci di distruggere, saccheggiare e violare persino gli spazi sacri delle scuole e degli ospedali, può spuntare la nostalgia della Pace, la voglia di costruire e non di distruggere, la forza di amare e non di odiare.

Te Deum laudamus! Questo miracolo non è solo per il Centrafrica. Di questi miracoli ne fai continuamente, dappertutto, a ogni latitudine. Da quando hai creato il mondo e, soprattutto, da quando Tuo Figlio si è fatto Uomo. Come ha detto papa Francesco a Bangui: «La salvezza di Dio ha il sapore dell’amore».

Foto Ansa


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