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Te Deum laudamus per quei cento incontri belli e veri

dicembre 30, 2016 Farhad Bitani

Nei tanti abbracci, messaggi e sguardi che mi sono entrati nel cuore, come quello del Papa, io, musulmano, ho visto che Tu non dimentichi questo mondo che Ti vuole dimenticare

Questo articolo è tratto dal numero di Tempi in edicola a partire dal 29 dicembre (vai alla pagina degli abbonamenti) e secondo tradizione è dedicato ai “Te Deum”, i ringraziamenti per l’anno appena trascorso. Nel “Te Deum” 2016 Tempi ospita i contributi di Benedict Nivakoff, Alex Schwazer, Rone al-Sabty, Ilda Casati, Luigi Amicone, Siobhan Nash-Marshall, Tiziana Peritore, Therese Kang Mi-jin, Anba Macarius, Roberto Perrone, Pier Giacomo Ghirardini, Farhad Bitani, Maurizio Bezzi, Renato Farina, Pippo Corigliano, padre Aldo Trento, Mauro Grimoldi. Il prossimo numero di Tempi sarà in edicola da giovedì 12 gennaio 2017.

Farhad Bitani, capitano dell’esercito afghano e figlio di un alto dignitario mujaheddin, è autore del libro L’ultimo lenzuolo bianco (Guaraldi 2014), dove racconta la storia della sua vita e la sua conversione dall’estremismo a un islam di pace. Profugo in Italia dal 2012, è in procinto di ottenere la cittadinanza italiana.

Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Più di cento incontri. Ti lodo, Dio, e ti rendo grazie per tutti e per ciascuno degli incontri di quest’anno 2016. Sono stato seduto al tavolo con i grandi e con i piccoli, ho potuto raccontare la mia storia e ascoltare le storie degli altri, sono entrato nel cuore di tanti e tanti hanno trovato un posto nel mio cuore. Così Tu, Dio, mi hai rivelato ancora di più il Tuo Amore, attraverso la diversità dell’altro che mi accoglie, dell’altro che io accolgo.

Ti lodo per i più di cento incontri pubblici e per tutti gli incontri personali, per gli abbracci, per i messaggi e per gli sguardi, come quello di papa Francesco, che in un solo istante, passando via, mi è penetrato nel cuore. Ti rendo grazie per quel ragazzo musulmano che si è alzato al termine di una mia conferenza e di fronte ai suoi compagni di scuola ha detto, commosso e con le lacrime agli occhi: «Per cinque anni ho vissuto in questa scuola sentendomi circondato da nemici; ora che ho ascoltato te, ho capito che questi sono miei fratelli». Ti lodo per quel ragazzo che è venuto a dirmi: «I miei genitori mi portavano in chiesa quando ero bambino, ma io non ci credevo e ho smesso di andarci. Però adesso che ho incontrato te mi è venuta voglia di andare in chiesa per capire me stesso». Ti rendo grazie per quel giovane leader musulmano che mi ha salutato freddamente prima del dibattito a cui abbiamo partecipato insieme e al termine mi ha abbracciato come un fratello.

Ti lodo perché mi hai messo accanto qualcuno che non si è stancato di ricordarmi chi sono anche quando io mi sono sentito stanco. Ti rendo grazie perché quest’anno papa Francesco ha donato a tutto il mondo l’occasione di scoprire la presenza della Misericordia di Dio nella vita e nella storia. Quante volte nella mia vita avevo sentito ripetere questa frase: «Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso»; ora finalmente questa parola si è colorata di vita. Una vita nella quale quest’anno mi sono immerso grazie ai numerosi incontri in cui il tema centrale del dialogo è stato la Misericordia e al grande momento di condivisione che ho vissuto, io musulmano insieme ai miei fratelli cristiani, del pellegrinaggio alla Porta Santa. Ti lodo, Dio, e ti rendo grazie, perché mi hai svelato il nome di quel “qualcosa” che ha tirato fuori il punto bianco che da sempre hai posto nel mio cuore.

La mia lode a Te nasce dalla gioia di aver visto nei piccoli e grandi avvenimenti della mia vita che Tu non hai dimenticato questo mondo che Ti vuole dimenticare. Sì, perché questa è l’origine di tutti i mali che affliggono il mondo: l’orgoglio dell’uomo che vuole dimenticare il vero Dio per servire un dio fatto a propria immagine. Io sono stato quell’uomo superbo che era destinato ad alimentare la guerra, ma la Tua Misericordia ha rotto l’incantesimo che mi teneva prigioniero della violenza e dell’odio: questo è un segno di speranza per tutto il mondo. Ti lodo, Dio, e ti rendo grazie perché la Tua Misericordia che ha conquistato me con le armi della bellezza – la bellezza delle diverse culture, la bellezza della natura, la bellezza della fede –, è la forza che conquisterà il mondo.

Foto Ansa

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