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Te Deum laudamus per le opere dei martiri

gennaio 1, 2017 Anba Macarius

Nell’ultimo anno noi copti egiziani abbiamo sofferto molto, ma ogni volta abbiamo trasceso il dolore per risorgere. Ringrazio il Signore che ci ha rafforzati e benedetti

Questo articolo è tratto dal numero di Tempi in edicola a partire dal 29 dicembre (vai alla pagina degli abbonamenti) e secondo tradizione è dedicato ai “Te Deum”, i ringraziamenti per l’anno appena trascorso. Nel “Te Deum” 2016 Tempi ospita i contributi di Benedict Nivakoff, Alex Schwazer, Rone al-Sabty, Ilda Casati, Luigi Amicone, Siobhan Nash-Marshall, Tiziana Peritore, Therese Kang Mi-jin, Anba Macarius, Roberto Perrone, Pier Giacomo Ghirardini, Farhad Bitani, Maurizio Bezzi, Renato Farina, Pippo Corigliano, padre Aldo Trento, Mauro Grimoldi. Il prossimo numero di Tempi sarà in edicola da giovedì 12 gennaio 2017.

Sua Grazia Anba Macarius è vescovo copto-ortodosso di Minya, il governatorato egiziano da cui proveniva la maggior parte dei 21 cristiani sgozzati dai jihadisti in Libia nel 2015 e dichiarati martiri.

Quando ho ricevuto la notizia dell’esplosione alla chiesa di San Pietro, vicino alla cattedrale di San Marco, avevo appena finito di celebrare Messa in un semplice villaggio nella provincia di Minya. Stavo tornando a casa e mi hanno informato dei morti e dei feriti. Conosco quella chiesa molto bene. Ho realizzato che gli attentati contro i copti erano ricominciati, ma non lo nascondo, ormai ci siamo abituati.

È la prima volta però che vengono usati attentatori suicidi muniti di cinture esplosive per attaccarci. In passato gli attentatori preferivano sparare davanti alle chiese o usare autobombe e pacchi esplosivi, come avvenuto sei anni fa nella chiesa di Tutti i Santi di Alessandria. Questo è uno dei peggiori attacchi contro i cristiani dell’era moderna e ha fatto più morti e feriti anche dell’attentato del 2011. C’è poi un risvolto politico, visto che la chiesa è stata dedicata a San Pietro apostolo perché all’interno è tumulato l’ex primo ministro egiziano Boutros Ghali. Inoltre, hanno colpito vicino al patriarcato per mandare un messaggio al patriarca e a ciò che rappresenta, cioè tutti i cristiani. Anche se i servizi di sicurezza stanno facendo del loro meglio per proteggere i cittadini, i cristiani hanno una sentenza di morte inscritta nel loro essere, come disse l’apostolo Paolo. Per questo si aspettano la morte e sono sempre pronti. Noi poi siamo anche patrioti, lottiamo per l’Egitto e non accettiamo che la nostra persecuzione venga usata per attaccare lo Stato.

Le autorità infatti sanno bene che i copti vengono colpiti solo perché il governo ne risulti danneggiato. A volte alla base degli attentati ci sono motivi ideologici, certo, ma l’obiettivo di chi attacca i copti è imbarazzare il governo per mostrare che non è in grado di proteggere il suo popolo. E il governo, che ne è consapevole, fa di tutto per proteggerci. Questa è una delle poche volte in cui si è mosso rapidamente e prontamente, sotto la direzione del presidente Abdel Fattah al-Sisi, catturando i colpevoli nel giro di poche ore, indagando i particolari dell’incidente, annunciando il nome dell’attentatore e proclamando tre giorni di lutto nazionale per pregare a suffragio delle anime dei martiri. Il funerale delle vittime poi si è tenuto davanti alle autorità. Inoltre, il presidente ha ordinato di ricostruire le parti distrutte della chiesa entro la fine dell’anno e il governo donerà alla famiglia di ogni martire 10 mila sterline egiziane (circa 500 euro) e 5 mila a quella di ogni ferito.

I modi e i tempi di Dio
In questo periodo l’Egitto sta soffrendo molto a causa del terrorismo ma si sta riprendendo e anche se paesi stranieri cercano di minare la nostra stabilità, i loro piani sono falliti. Siamo il paese più importante dell’area e la sicurezza dell’Egitto è fondamentale per quella di tutta la regione. Il governo poi sta lavorando per rafforzare l’economia e combattere la corruzione, migliorare sicurezza, educazione, sanità e ridurre la disoccupazione.

Per noi copti però restano tante difficoltà, soprattutto quando c’è da ottenere il permesso per costruire una chiesa. Non è un caso che la maggior parte delle chiese costruite negli ultimi 30 anni non abbiano cupole o campanili. Siccome gli agenti di sicurezza dicono che il vero motivo dietro agli impedimenti alla costruzione delle chiese è l’attitudine degli estremisti in molte aree del paese, il Parlamento ha approvato una nuova legge per ridurre gli ostacoli. Purtroppo anche la nuova legge ha delle falle che la renderanno inservibile.

Da tempo, soprattutto dopo l’uccisione da parte dell’Isis dei nostri 21 martiri in Libia, compare sulla bocca di tanti giovani la domanda: perché Dio permette che ci perseguitino? O anche: dov’è Dio quando accadono questi eventi? Perché ci chiede di gioire della persecuzione, sopportare il dolore, essere fieri del martirio, amare i nostri nemici, e allo stesso tempo non ammonisce i nemici e non ci vendica? Ma noi abbiamo imparato che Dio ha i suoi modi per punire e ha stabilito un tempo per questo. Uno dei suoi modi è far pentire i persecutori e trasformarli in buone persone. Quanti si sono pentiti a causa dell’amore e delle preghiere dei martiri per loro! Inoltre, uno dei segreti della Chiesa copta e della sua sopravvivenza è proprio il fatto di essere una Chiesa che non ha mai smesso, fin da quando è nata, di fornire martiri e testimoni della fede.

Ormai ci avviciniamo al Natale, che qui in Egitto celebriamo dopo il Capodanno, e anche se non è la festa principale dei cristiani, che è la Pasqua, si tratta di un periodo di celebrazioni molto belle, che soprattutto i bambini aspettano con eccitazione e impazienza. Ma quest’anno potremmo cancellare tutti i festeggiamenti, a parte le funzioni liturgiche, per condividere il dolore delle famiglie dei martiri e dei feriti. Spiegheremo ai bambini in qualche modo l’importanza dell’empatia, che bisogna gioire con chi gioisce e soffrire con chi soffre. Chiederemo a Dio di liberarci da ogni male e dal sangue. Chiederemo, se Dio vuole, di avere la capacità di sopportare e aprire alla verità gli occhi e i cuori dei malvagi e dei terroristi.

Una testimonianza davanti a tutti
Gli ultimi dodici mesi sono stati pieni di eventi dolorosi: il martirio di un prete a El-Arish, le case dei cristiani bruciate a Sohag e Ellofi, una donna denudata nel villaggio di El Karm, un cristiano torturato a morte, le proprietà dei cristiani attaccate in diversi villaggi, un uomo ucciso davanti a casa sua e tanti altri costretti alla fuga. Abbiamo sofferto molto, ma ogni volta abbiamo trasceso il nostro dolore e le nostre difficoltà per risorgere. Personalmente, ringrazio Dio che ci ha rafforzato e ci ha benedetto. La Chiesa egiziana, soprattutto qui a Minya, è riuscita a dare la sua testimonianza cristiana al mondo intero, che ci ha seguito da vicino. Rappresentanti di tutte le comunità egiziane e giornalisti delle principali agenzie di stampa del mondo ci hanno visitato a Minya e questa è stata una grande occasione per noi di mostrare la storia di questa Chiesa e la sua gloria. Grazie a questo, in tanti si sono accorti che la cristianità in Egitto è forte.

Foto Ansa

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