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Tavolazzi (M5S): da Casaleggio «l’ennesimo errore»

ottobre 19, 2012 Chiara Sirianni

In Emilia cresce il nervosismo per gli “ordini dall’alto” del guru del Movimento Cinque Stelle. Nel frattempo Grillo registra il marchio “Pirati a Cinque Stelle”

«In Emilia c’è un forte sentimento di ostilità nei confronti di questo modo di fare. Che conferma che non si ha nessuna intenzione di cambiare registro. Devono agire i gruppi elettorali, che sul territorio si sono impegnati, non si può certo pensare di scavalcarli tramite figure gradite a Casaleggio. È l’ennesimo errore». Così Valentino Tavolazzi commenta le recenti polemiche del consigliere regionale Giovanni Favia. Già protagonista dell’ormai noto fuori-onda in cui si mostrò molto critico nei confronti di Casaleggio, Favia ha infatti segnalato che “lo staff”  starebbe preparando i delegati di lista per presentare, collegio per collegio, il Movimento Cinque Stelle alle elezioni nazionali. E i nodi sono venuti al pettine: «mi hanno scritto degli attivisti chiedendomi lumi circa i due delegati dell’Emilia-Romagna credendo che la cosa fosse passata da me», ha spiegato Favia, che era all’oscuro di tutto. E che ha precisato, ancora una volta, la sua posizione: «Io sarei per sceglierli come abbiamo sempre fatto, dalla base e senza telefonate indicative». Anche perché Grillo aveva promesso, tramite blog, maggiore trasparenza, annunciando che «per le prossime elezioni politiche i candidati del M5s saranno scelti on line e il programma sarà discusso e completato attraverso una piattaforma in rete».

PIRATI A CINQUE STELLE. Vale a dire il famoso liquid feedback, su cui si gioca, a livello simbolico, lo scontro tra “staff” e la cosiddetta fronda emiliana.  Tavolazzi ha più volte espresso la sua intenzione di andare «oltre Casaleggio», con tanto di incontri per discutere della piattaforma informatica utilizzata dai pirati tedeschi per prendere decisioni interne. proprio questa collaborazione, unita al desiderio di maggiore democrazia interna, aveva fatto circolare, a mezza voce, il nomignolo “Pirati a Cinque Stelle”. Voce che deve essere giunta alle orecchie di Beppe Grillo, dato che ha deciso di registrare il marchio “Pirati a Cinque Stelle” a suo nome. Lo ha segnalato il settimanale L’Espresso: secondo quanto precisato sul portale dei marchi del ministero dello Sviluppo, il marchio è stato registrato lo scorso 15 ottobre. Per farne cosa? Dal punto di vista legale, «pubblicità, gestione di affari commerciali, amministrazione commerciale, lavori di ufficio, ricerche di mercato; ma anche «educazione, formazione, divertimento, attività sportive e culturali». Oltre che «servizi resi in campo politico, civico e sociale». Forse anche per assorbire qualsiasi eventuale spinta centrifuga (anche se di “scissione”, per adesso, nessuno ha parlato). Grillo avrà giocato d’anticipo, per evitare ulteriori imbarazzi, oppure si tratta di un gesto distensivo?

IL PRECEDENTE DI CENTO . Giovanni Favia ha gettato acqua sul fuoco. Con un post (poi cancellato) aveva espresso la sua opinione tacciando la stampa di complottismo: «La paranoia fa brutti scherzi avendo visioni di nemici che non esistono. E dando credito alla teoria di un giornalista. Mi spiace per i pirati che si trovano loro malgrado in questa situazione kafkiana». Ma non è la prima volta che il simbolo del Movimento Cinque Stelle diventa terreno di scontro simbolico. Già i “dissidenti” di Cento, dopo essere stati diffidati dall’utilizzo del simbolo ufficiale in seguito all’epurazione di  Tavolazzi, per alcuni mesi si sono firmati cone “ex Movimento Cinque Stelle di Cento”. Poi la scelta di fare un passo ulteriore: “Cento in Movimento”. Con sei stelle, perché «la sesta stella è quella della coerenza». Il tutto come difesa di una politica di democrazia partecipata, contrapposta «alle parole di un singolo personaggio e le strategie decisionali di una società milanese».

 

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