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Tav, la Val di Susa alla “battaglia delle recinzioni”. E tra qualche giorno arriva Beppe Grillo

febbraio 8, 2013 Marco Margrita

Si dibatte sulla permanenza o rimozione delle reti della “zona rossa”. E il 14 febbraio arriva in valle il leader del Movimento Cinque Stelle

Doveva essere, per tutta la campagna elettorale, “zona rossa”. Con la speranza che non vi si concentrassero attenzioni e tensioni. Il cantiere del tunnel geognostico della Torino-Lione a Chiomonte, invece, è tornato prepotentemente alla ribalta. Proprio ieri, in cui Ignazio La Russa lo ha visitato, l’annuncio che una parte delle reti andranno rimosse. Una notizia che i No Tav, ed i loro fiancheggiatori grillini, definiscono “la prova della illegalità del cantiere che da sempre denunciamo”.

L’ex-ministro della Difesa e fondatore di “Fratelli d’Italia”, al termine dell’approfondita visita, ha dichiarato che questa “è stata l’occasione per portare innanzitutto solidarietà alle forze dell’ordine e ai lavoratori e per valutare lo stato di avanzamento dei lavori per la realizzazione dell’opera strategica e fondamentale per lo sviluppo non solo del Piemonte ma di tutta l’Italia”. La Russa si è dichiarato “convinto che anche la Val Susa voglia l’opera. Il dissenso, col procedere dei lavori, vedrà venir meno le proprie ragioni, certo il dissenso violento non va in alcun modo tollerato ma perseguito con intransigenza”.

Dal fronte dei contrari, che respingono ogni accusa di violenza, viene diffusa la notizia dell’illegittimità di molte delle recinzioni del cantiere. Giovedì 31 gennaio – cioè proprio il giorno della presentazione a Roma del progetto definitivo del Tav – il Comune di Chiomonte, che pur è fra quelli favorevoli all’arrivo dell’alta velocità, è stato costretto a inviare un’ingiunzione per chiedere a Ltf, la società di progettazione che gestisce il cantiere per il cunicolo di esplorazione della Maddalena, di rimuovere tutte le recinzioni e i cancelli posizionati nell’area del museo archeologico, intorno all’azienda agricola oltreché nei pressi della centrale idroelettrica e sull’A32, dove è stato creato un accesso agevolato e diretto alla zona di scavo. Il motivo: si tratta di aree che non sono comprese nel progetto del cantiere approvato dal Cipe il 18 novembre 2010 e su cui, pertanto, non potevano essere poste le recinzioni in assenza di un atto amministrativo. “Si tratta – hanno spiegato gli avvocati Stefano Bertone e Massimo Bongiovanni – di un atto dirompente, che segna uno spartiacque rispetto all’atteggiamento che i Comuni hanno sinora avuto nei confronti delle problematiche Tav. L’aver sancito l’illegalità delle recinzioni fornisce un autorevole supporto a quanto abbiamo sempre sostenuto nelle sedi penali, civili ed amministrative. Il progetto Tav e l’avvio dei lavori sono illegali, perché privi delle autorizzazioni previste dal quadro normativo. Senza contare che questa situazione getta una luce diversa sulle questioni di ordine pubblico”. Dello stesso avviso il consigliere regionale M5S Davide Bono.

Accuse respinte da Ltf. “Le recinzioni fuori dal cantiere di Chiomonte – spiegano dalla società – sono state realizzate per ordinanza del Prefetto, nel giugno 2011, in base a motivi di pubblica sicurezza che non ancora venuti meno e per rispondere a una richiesta della Sovrintendenza Archeologica, a precisa tutela dell’area archeologica. Avvieremo un ricorso al Tar, in relazione all’ingiunzione dell’ufficio tecnico comunale che, invocando l’abuso edilizio, si è rivolto alla procura della Repubblica. Le recinzioni, infatti, non sono opere costruite, ma appoggiate sul terreno”.

L’impressione è che non si spegneranno i fuochi della polemica. Mentre Susa attende l’arrivo di Beppe Grillo (14 febbraio) e la presentazione del progetto definitivo della Tav alla popolazione (il 16).

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