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Tasse, non solo blitz. Premiamo chi paga

febbraio 8, 2012 Daniele Guarneri

Va bene la lotta all’evasione. Ma per risollevare l’Italia bisogna aiutare chi produce. Cominciando con le detrazioni fiscali. Anticipiamo l’intervista al professore bocconiano Paolo Preti che apparirà sul numero 06/2012 di Tempi in edicola da domani.

Lavorare e produrre in Italia sta diventando sempre più proibitivo. I costi sono sempre maggiori e la pressione fiscale è una delle più alte d’Europa. Da qui il problema dell’evasione, bestia nera italiana. Un cancro che l’Italia ha cominciato a combattere aumentando i controlli: Cortina, Roma e Milano sono le prime operazioni degli 007 dell’Agenzia delle entrate. Non solo, per giugno sarà pronto il nuovo redditometro, un’arma in più contro l’evasione. «Bisogna essere onesti, in Italia se non metti pressione è difficile che si possa smuovere qualcosa. Per questo non sono del tutto contrario ai recenti controlli della Guardia di finanza. Detto questo, mi sembra che Attilio Befera (direttore dell’Agenzia delle entrate) sia un personaggio con una tendenza al protagonismo, si potrebbe fare tutto questo in modo più discreto». 

Il professore Paolo Preti, docente di Organizzazione delle pmi all’università Bocconi, vede e conosce bene le difficoltà che i nostri imprenditori sono costretti ad affrontare. I problemi sono reali, ma aumentare i controlli non può essere l’unica via d’uscita. «Non è con questa lotta all’evasione che si può risollevare l’Italia. Sono altri gli strumenti necessari: bisogna rivedere alcune norme del diritto societario, tentare di riproporre l’accordo con la Svizzera che non siamo ancora riusciti a trovare. Ma soprattutto lo Stato deve incentivare il contrasto d’interesse. Mi spiego: per fare emergere il “nero” bisogna fare in modo che qualsiasi spesa possa essere detraibile presentando fattura. Devono esserci più incentivi di questo tipo. Se lo Stato decide di rendere detraibili alcune spese (molte di più di quelle che ci sono ora) incoraggia il cittadino a pagare con fattura e allo stesso tempo costringe il venditore a dichiarare e quindi a non evadere. Sono misure che vanno estese a molte più operazioni, proprio come accade negli Stati Uniti. Iniziative importanti, che vanno a toccare tutti gli italiani e proprio per questo possono migliorare realmente la situazione».

Anche il problema dell’elevata pressione fiscale è reale, ma anche in questo caso la soluzione non può essere solo una drastica diminuzione delle tasse: «Che la pressione fiscale sia troppo alta è un dato di fatto. Ma bisogna essere obiettivi: per ogni imprenditore che fallisce ce ne sono molti che, nonostante la crisi, sopravvivono. Con fatica, ma vanno avanti. Quello di cui hanno realmente bisogno è che le amministrazioni pubbliche saldino i propri debiti col privato, debiti di mercato non di natura fiscale. Se non si può fare con un’operazione finanziaria (che aumenterebbe il debito pubblico), almeno che si vadano a elidere i crediti che le imprese hanno nei confronti delle pubbliche amministrazioni con i debiti fiscali che le stesse hanno con lo Stato». Una sorta di partita doppia che Monti si è impegnato ad attuare: 5 miliardi di euro che saranno utilizzati per pagare i crediti delle imprese, soldi che possono ridare ossigeno alle nostre imprese. Certo, non è semplice come a dirsi, la difficoltà sta nel fatto che spesso un’azienda ha un credito nei confronti di un ente pubblico, ma il suo debito è nei confronti di un altro. E il dialogo tra amministrazioni diverse, si sa, è più che complicato. 

E non si creda nemmeno che con i decreti cresci-Italia e semplifica-Italia approvati recentemente dal Parlamento si possa migliorare la situazione economica del paese. È qualcosa, ma è troppo poco. Non cambiano la vita agli imprenditori e non risolvono i veri problemi. «L’unica cosa importante che l’esecutivo dei tecnici ha portato a termine è la riforma del sistema pensionistico. Ma non è una novità: era un’iniziativa del governo Berlusconi, ma Lega e Pd hanno sempre fatto muro. Monti, godendo del sostegno di gran parte dei partiti, ha attuato un programma già previsto. Bene, ma a parte questo cosa è stato fatto? Liberalizzazioni e semplificazioni non sono certo misure che risolvono i problemi italiani. Non è aprendo qualche migliaio di farmacie o dando qualche licenza di taxi in più che risollevi l’Italia. Siamo di fronte a un governo che è riuscito a dare un’immagine di sé molto positiva, soprattutto sul piano internazionale, ma pur avendo una maggioranza bulgara, sui contenuti fa ancora fatica».

 

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