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Coraggio Letta, abbassa le tasse

giugno 29, 2013 Redazione

Il governo «rompa gli indugi. Meglio cadere sul campo con onore che tenere un profilo basso illudendosi di sopravvivere», scrive il Corriere della Sera

Il governo delle larghe intese ha un unico modo per non morire lentamente e senza onore: «Abbassare la pressione fiscale, rilanciando consumi e investimenti». Lo scrive oggi Angelo Panebianco nell’editoriale del Corriere della Sera, specificando subito che però in Italia tagliare le tasse è possibile solo «affrontando il nodo della riduzione della spesa pubblica. Solo da lì potrebbero venire le risorse necessarie».

OSTACOLI INSORMONTABILI. «I provvedimenti fino ad ora presi sono per lo più buoni ma insufficienti», concede Panebianco. Eppure manca la svolta che il paese si aspetta. Il governo Letta sembra «incapace di aggredire, con la forza necessaria, gli ostacoli che impediscono la ripresa economica». E il problema, prosegue il Corriere, non sono le «carenze personali del presidente del Consiglio o dei principali ministri», ma dei «vincoli che incombono sull’azione del governo». Vincoli troppo «stringenti e soffocanti».

LA SPESA OSCURA. Da una parte – scrive Panebianco passando ad analizzare questi «enormi ostacoli» – c’è «la capacità di resistenza e di veto di tutti gli interessi abbarbicati intorno alla spesa pubblica, nazionale e locale. A cominciare dall’interesse alla opacità del proprio agire dei vertici dell’Amministrazione. (…) Né i governi Berlusconi, che avevano promesso sfracelli, né i governi di centrosinistra sono mai riusciti a venirne a capo. E ha combinato ben poco anche il governo Monti. (…) Perché il governo Letta dovrebbe riuscire dove hanno fallito tutti i suoi predecessori?».

LO STRAPOTERE DEL PARLAMENTO. Dall’altra parte, però, a Letta non basta neanche la «volontà politica» di imprimere un’accelerazione al suo lavoro. Questo perché, osserva Panebianco, «l’esecutivo non può contare, per vincere le resistenze corporative, sulla coesione delle forze parlamentari che formalmente lo sostengono». Per amministrare e riformare un paese come l’Italia, spiega l’editorialista «non basta nemmeno l’ottanta per cento» dei voti. È ormai evidente, infatti, «l’eccesso di poteri di veto esistenti dentro e fuori il Parlamento, e ad ogni livello del nostro sistema istituzionale». Quello italiano è «un sistema costruito per premiare l’immobilismo, non l’azione». E per di più i «mal di pancia» e le «lotte senza quartiere» che dividono al proprio interno sia il Pd che il Pdl, non fanno che aggravare la malattia.

MORIRE CON ONORE. Gettarsi nell’agognata impresa di «riduzione della spesa pubblica (e di connesso abbassamento della pressione fiscale)» appare insomma impossibile per Letta. Tuttavia, conclude Panebianco, il governo «dovrà per forza, prima o poi, rompere gli indugi e scegliere di volare alto. È sempre meglio cadere sul campo con onore, lasciando agli altri la responsabilità politica di abbatterti, piuttosto che adottare un profilo basso nella speranza (quasi sempre infondata) di garantirsi una lunga vita».

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3 Commenti

  1. Cisco says:

    Il corporativismo italiano è storico, non si cambia con Letta e Alfano un paese che nessuno è mai riuscito a governare, nè lo stato nè la chiesa. Le riforme si faranno ancora una volta soltanto con l’intervento dell’odiato straniero, quando l’Europa ci dichiarerà ufficialmente colonia mediterranea, spedendo un tedesco a (tentare di) governarci. Speriamo solo che non si chiami Adolf.

  2. francesco taddei says:

    rendere le municipalizzate (trasporti e monnezza) delle società private. togliendo dai politici l’arma del clientelismo e del buco di bilancio

  3. paolo goldini says:

    abbassare le tasse vuol dire rilanciare i consumi, perchè il cittadino ha più soldi in tasca da spendere? Ma che cosa sono le tasse se non un modo per costringere il cittadino a spendere? In servizi pubblici, quindi in Italia, mentre se compro whisky scozzese o un SUV giapponese rilancerò magari l’economia globale, ma non certo quella italiana.
    E poi: perchè non ci si ricorda mai che combattere sul serio l’evasione renderebbe disponibili più risorse che dieci manovre fiscali?

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