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Talidomide, le case farmaceutiche in Australia «potevano salvare 2 mila bambini. Ma non ritirarono il farmaco»

maggio 26, 2015 Chiara Rizzo

Un libro (“Silent Shock”) accusa con testimonianze inedite due grandi case britanniche, che nascosero le prove secondo le quali il farmaco non testato sugli animali provocava malformazioni nei neonati

Tra il 1957 e il 1962 a molte donne incinte in tutto il mondo venne somministrato un farmaco che serviva per calmare le nausee gravidiche. Il talidomide era considerato un rimedio leggero per piccoli problemi. In realtà, invece, causava effetti collaterali devastanti: si calcola che più di 10.000 bambini in tutto il mondo nacquero ciechi o sordi, senza gli arti superiori o inferiori, a causa di questo farmaco prodotto dall’azienda tedesca Grünenthal senza alcuna sperimentazione animale, né tanto meno clinica (non erano necessarie al tempo e qualcuno cerca di eliminarle ancora oggi).

LE RESPONSABILITÀ. Altrettanti, se non di più, furono i bambini morti in grembo o poco dopo la nascita a causa del farmaco. Per oltre 50 anni questa tragedia è rimasta nell’ombra, anche perché l’azienda si è sempre rifiutata di ammettere le proprie colpe. Solo l’1 settembre 2012, con un laconico comunicato stampa, la Grünenthal ha chiesto perdono pubblicamente. Ma l’azienda non sarebbe l’unica responsabile e parte delle colpe farebbero capo anche alle aziende che distribuirono il talidomide nei vari paesi, gestendo gli incassi delle vendite.

MAXI RISARCIMENTI. L’ultima rivelazione arriva dall’Australia, dove è appena uscito il libro Silent shock, Shock silenzioso. L’autore è Michael Magazanik, avvocato nel caso di una delle vittime australiane del talidomide, Lynette Rowe (nella foto alla nascita, ndr), nata senza braccia e gambe dopo che sua madre aveva assunto il farmaco in gravidanza. Nel 2012 la signora Rowe ha vinto la causa contro Grünenthal e contro le due aziende britanniche Distillers e Diageo, che avevano messo in commercio il talidomide in Australia. La Suprema corte vittoriana ha stabilito che la donna ricevesse un maxi risarcimento da milioni di dollari australiani, che le permetterà anche di ricevere a vita le cure di cui necessita.

CASE FARMACEUTICHE SAPEVANO. La causa ha portato anche alla vittoria della class action intentata in seguito da altre 100 vittime australiane, che con Diageo hanno ottenuto una transazione da 89 milioni di dollari. Nel preparare la causa di Rowe, Magazanik ha raccolto documenti e testimonianze inedite che provano come anche le case farmaceutiche che commercializzarono il talidomide fossero a conoscenza, almeno sei mesi prima che il farmaco venisse ritirato, dei terribili effetti collaterali che aveva sui feti e sui neonati.

LA RELAZIONE. Magazanik nel libro riporta infatti le testimonianze raccolte dagli ex dipendenti della sede centrale australiana dell’azienda farmaceutica Distillers, e tra questi anche quella di uno dei venditori, Hubert Woodhouse, che ha parlato contro i vertici dell’azienda. Questi, almeno sin dall’inizio del 1961, avrebbero ricevuto relazioni che illustravano gli effetti terribili del farmaco. In particolare, in Australia nel giugno del ’61 il medico ostetrico William McBride aveva chiamato la Distillers e presentato una documentata relazione. Vi si provava come almeno tre bambini che aveva in cura fossero nati con gravissime malformazioni, dopo l’assuzione del talidomide da parte delle madri. Ma la Distillers in seguito ha sempre negato di aver ricevuto questa comunicazione.

«DUEMILA BAMBINI». Woodhouse ha invece raccontato che non solo l’azienda – compreso il numero uno Bill Pole – aveva ricevuto la notizia dal medico, ma che da giugno, in più occasioni, la direzione aziendale si era riunita per parlarne. Woodhouse personalmente partecipò ad alcuni incontri informali con Pole, in cui tutta la direzione della Distillers cercò di evitare le ricadute economiche che la relazione del medico McBride avrebbe avuto. «Le menzogne di Pole sono state su scala industriale in quei mesi», ha raccontato Woodhouse. Il farmaco fu ritirato solo alla fine del 1961 in Australia: secondo la tesi del libro, se la Distillers avesse dato seguito ai rapporti ricevuti dai medici in estate, compreso quello dettagliato di McBride, almeno mille bimbi sarebbero nati senza malformazioni e altri mille forse non sarebbero morti poco dopo la nascita.

Foto Ansa


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3 Commenti

  1. Lela scrive:

    Il talidomide è stato sottoposto eccome a sperimentazione animale. Non fu sperimentato su animali in stato di gravidanza, per questo non ne venne evidenziata la teratogenicità. Il test venne effettuato quando ormai i danni erano stati fatti, e si vide l’effetto sui piccoli. Da allora (1962) venne introdotto l’obbligo della sperimentazione anche su animali in gravidanza, oltre alla sperimentazione normale.
    Detto questo, abolire la sperimentazione animale resta una follia. Non esponetevi alle critiche sostenendo inesattezze.

    • Elisa scrive:

      sig.rina (o sig.ra) Lela,

      in ogni caso non mi sembra molto intelligente testare un farmaco per calmare nausee in gravidanza in animali che non siano a loro volta in gravidanza. E a lei?

    • michele scrive:

      La sperimentazione animale ci fu per l’appunto su animali non gravidi, nel 1958 vennè effettuato uno studio clinico su 370 pazienti di cui 160 erano donne in allattamento, e non fu riscontrato nessun danno, la Chemie Grünenthal (casa farmaceutica che inventò il farmaco) riprese lo studio, forse in malafede o forse con piena convinzione, mandò una lettera a moltissimi medici dicendo che il farmaco provato in pazienti ricoverate in ginecologia non aveva prodotto effetti negativi. Nel 1962, alcuni studi dimostrarono che su alcuni primati, i ratti, conigli, topi (animali gravidi) il farmaco aveva effetti tetratogeni, solo che per arrivare a tali conclusioni vennero somministrati elevati quantitativi del farmaco, per i conigli addirittura una dose 10 volte superiore a quella che sugli uomini aveva provocato danni. Quindi si arrivò alla conclusione di tossicità solo ed esclusivamente perchè era chiaro che nell’uomo lo era. Altri esperimenti su altri animali, al di là del dosaggio, risultarono negativi. Ancora oggi non esistono sperimentazioni, animali o non, che possano predirre con sicurezza, non dico certezza, la tossicità di un farmaco sul feto umano, tenendo conto che dopo la sperimentazione animale il farmaco deve comunque (per legge) essere provato anche sulle persone, e sempre per legge non è possibile utilizzare pazienti in stato interessante.

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