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Nuove vittime in Brasile del talidomide, il farmaco “testato” sulle mamme Video Nyt

settembre 25, 2013 Chiara Rizzo

La storia del farmaco che ebbe conseguenze devastanti sul genere umano viene raccontata dal New York Times in un documentario con nuove rivelazioni sul suo utilizzo anche oggi

Il talidomide è un farmaco che venne messo in commercio dall’azienda farmaceutica Grunenthal tra il 1957 e il 1961 per curare alcuni disturbi molto comuni nelle donne incinte (insonnia, nausea, leggere influenze): mai testato prima su animali gravidi, ebbe conseguenze devastanti sul genere umano. Si stima che siano state circa 10 mila le vittime in tutto il mondo, tra le 500 e le 700 in Italia (qui l’esperienza personale di Nadia Malavasi, presidente dell’Associazione vittime talidomide del nostro paese).

ANCORA IN COMMERCIO. Dopo essere stato bandito ovunque, il talidomide è rientrato in commercio negli ultimi anni per la sua proprietà di restringere i vasi sanguigni, utile nella cura di alcune forme di cancro, come il mieloma, il morbo di Chron e la sclerosi multipla. Il farmaco non può essere venduto alle donne incinte ma in Brasile, dove è in commercio per la cura della lebbra senza divieti, almeno 100 bambini in un anno sarebbero nati con malformazioni dovute all’uso del talidomide da donne in gravidanza. È questa la principale rivelazione di un video del New York Times del 23 settembre che ripercorre la storia del farmaco.

PUBBLICITÀ MASSICCIA. Come ricorda il documentario, il talidomide è passato alla storia non solo per le sue conseguenze funeste, ma soprattutto perché dopo l’esplosione del caso furono introdotte a livello mondiale le prime norme sulla farmacovigilanza, soprattutto sull’obbligo di sperimentazione prima del commercio. Nel documentario sono diversi i testimoni oculari di quegli anni. Uno è Claude Murphy, ostetrico canadese, che ricostruisce l’enorme battage mediatico organizzato dalla Grunenthal per la promozione del farmaco: «Tutti noi medici all’epoca ne ricevemmo in quantità enormi, parlo di migliaia di queste pillole». Nel frattempo i primi bambini malformati nascevano proprio in Germania e anche tra i dipendenti della Grunenthal, ma quei casi vennero accuratamente nascosti all’opinione pubblica sino al 1961.

LO SCANDALO. Nel 1960, l’azienda aveva chiesto il permesso per il commercio del talidomide anche negli Usa. Nel documentario è riportata una rara testimonianza di Frances Kelsey, il primo medico a denunciare il farmaco alla Food and drug administration. La farmacologa che aveva appena iniziato a lavorare alla Fda doveva analizzare il medicinale, quando la Grunenthal già aveva pronte per il commercio negli States 2 milioni di pastiglie. Ricorda Kelsey: «Era proprio il primo incarico, ero nuova e giovane e pensavano fosse una cosa facile». Non lo fu affatto. Kelsey notò subito la mancanza di qualsiasi studio scientifico sul talidomide nella documentazione.
Kelsey decise di concentrarsi in particolare sui potenziali effetti del farmaco sui feti: «E nella documentazione consegnatami era allegata una sola sperimentazione farmacologica, condotta dal medico R.O. Nulsen, di Cincinnati, Ohio, nelle donne al terzo mese di gravidanza, con risultati positivi rispetto al farmaco. Scoprimmo che in realtà era stata scritta dal direttore scientifico della stessa Grunenthal». Lo stesso presidente Usa John F. Kennedy, apprendendo di quanto stava accadendo e dopo aver parlato con la stessa Kelsey, intimò alla Grunenthal di arrestarne la vendita: dal 1 gennaio 1962 il farmaco venne bandito in tutto il mondo.

LE VITTIME. Era già tardi, perché nel frattempo molte vite sono state distrutte. Come racconta nel documentario Giselle Cogo, l’avvocato dell’Associazione delle vittime del talidomide. Anche lei è nata con una malformazione molto forte agli arti superiori, la focomelia: «Forse la gente si aspettava che fossi arrabbiata. Ma non lo sono mai stata, perché in effetti sono stata fortunata. Rispetto a tanti altri, che sono stati allontanati dai loro genitori, io sono sempre stata molto amata dai miei, che mi hanno vista come loro figlia a tutti gli effetti. Il talidomide ha anche distrutto molte famiglie». In Italia, una delle vittime più note è la medaglia d’oro per lo slalom nello sci nautico, Giancarlo Cosio.

I NUOVI “FIGLI DEL TALIDOMIDE”. Nel documentario parla anche Robert D’Amato, medico presso il Boston Children’s Hospital, uno dei ricercatori che negli anni ’90 scoprirono gli effetti positivi del talidomide su alcune malattie, come il fatto che bloccava le cellule del sangue: «Ora è il farmaco principale usato contro il mieloma. Quando ci sono farmaci che hanno un’attività paralizzante, questa può essere usata anche in modo buono, se si scopre bene cosa esattamente sia».
Oggi, dopo la scoperta dei nuovi casi brasiliani, l’associazione mondiale chiede che il farmaco sia per sempre eliminato dal commercio. La Grunenthal si è scusata con le vittime solo nel 2012, con uno scarno comunicato stampa: «Siamo molto dispiaciuti – ha detto l’amministratore delegato dell’azienda – Chiediamo perdono che per quasi 50 anni non siamo riusciti a trovare il modo di comunicare con voi da essere umano a essere umano».

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