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Taddia: «Io, autore di Fiorello, vi racconto come lavora Rosario»

dicembre 9, 2011 Carlo Candiani

Federico Taddia racconta a Tempi.it come si costruisce uno show come Il più grande spettacolo dopo il weekend: «Siamo un gruppo molto affiatato di colleghi, ma soprattutto di amici. Quello che si vede sullo schermo è una leggerezza reale, che traspare anche nelle prove. Rosario è un vulcano, quando hai l’idea giusta gli si illuminano gli occhi»

Continua il grande successo dello show televisivo di Fiorello, targato Rai, Il più grande spettacolo dopo il weekend. Spettatori e share sono ormai da finale di Coppa del mondo di calcio. Ma come si realizza un evento televisivo del genere, quali sono i meccanismi spettacolari su cui puntare? «Non c’è una ricetta magica.

Continua il grande successo dello show televisivo di Fiorello, targato Rai, Il più grande spettacolo dopo il weekend. Spettatori e share sono ormai da finale di Coppa del mondo di calcio. Ma come si realizza un evento televisivo del genere, quali sono i meccanismi spettacolari su cui puntare? «Non c’è una ricetta magica. C’è un talento che è quello di Rosario Fiorello e il lavoro è tentare di dare a lui la possibilità di rendere al massimo» dice a Radio Tempi Federico Taddia, autore storico di Fiorello già dai tempi di Viva Radio 2. «Per quanto riguarda il gruppo autorale, va in due direzioni parallele e complementari: la prima è cogliere le intuizioni di Fiore, che sono tante essendo un talento innato per tutto ciò che fa spettacolo. Gli brillano gli occhi quando capisce che quel monologo, quella parodia musicale può funzionare; a noi autori tocca costruire, strutturare, dargli una forma, qualcosa che abbia un senso, una narrazione, delle battute».

E la seconda direzione?

In questo ping pong, rimandiamo a Fiorello nuovi stimoli, nuove proposte. È un continuo creare possibilità. Il passaggio successivo è la sequenza, la “scalettatura”, in modo da costruire il contenitore, in modo da far esplodere il vulcano creativo che è in Rosario.

Dalla diretta televisiva traspare una leggerezza, un’allegria dell’intero team. È l’atmosfera presente anche in fase di preparazione, durante la settimana?
Ci conosciamo a memoria, il nostro è un gruppo affiatatissimo di colleghi, ma soprattutto di amici. Quello che si vede sullo schermo è una leggerezza reale, vera, non è finzione televisiva. È un rapporto sincero che traspare anche nelle prove, nelle riunioni dove si raccolgono le idee, negli sms per confrontarsi anche a distanza. Questo è un clima che si è costruito intorno a Rosario, e che lui stesso si è costruito: nessuno di noi è capitato per caso, siamo autori diversi, ma nello stesso tempo complementari.

Non vi pesa uno spettacolone così lungo, dove la classicità sopravanza la genialità, proprio per una certa dilatazione dei tempi?
Sono le regole della televisione. Ma rispetto alla prima puntata già abbiamo accorciato di un buon venti minuti, anche per rispetto a chi la mattina dopo deve andare al lavoro o a scuola. Molti ci stanno testimoniando il fatto che all’appuntamento rispondono famiglie intere, i genitori con i figli. Credo sia questa la vera leva del successo del programma: la famiglia si ritrova e ride insieme.

Ascolta l’intervista integrale a Federico Taddia
[podcast pid=104/]

Abbiamo parlato ampiamente del ritorno al varietà classico, all’uso creativo degli interventi musicali. Lo spazio dedicato alla satira politica, però, non rischia di essere un atto dovuto? Come qualcosa di posticcio?
Non c’è nessuna costrizione né scelta decisa a priori, non ci domandiamo se quello che creiamo sia satira di costume o direttamente politica, sono divisioni che non ci interessano: la missione che ci diamo è divertire. Direi che quella che è considerata satira, sono argomenti legati all’attualità. Se ci capitano le battute sui politici è perché seguiamo l’attualità, non è per apparire sui giornali il giorno dopo, non l’abbiamo come scopo. Viviamo la realtà e a noi interessa tutta.

È un varietà con alcuni aspetti radiofonici? L’uso parodistico delle canzoni sembrano dimostrarlo.
Credo che “contaminazione” sia un’altra parola chiave: vogliamo realizzare un mix tra classicità e tecnologia. Siamo nell’era di Twitter e lo vogliamo raccontare. Tanto che, da un punto di vista privilegiato, commento in rete, dialogando con gli spettatori, durante la diretta. È il varietà portato in Rete.

A proposito di satira, lei è autore anche per Crozza. Non si sente spezzato in due seguendo artisti così diversi? È un modo per mettersi in gioco come autore?
Ma sì, scrivo anche su Topolino, faccio programmi radio, sono tagliato in tre, quattro… fa un po’ parte della mia indole. Ritornando a Fiore e Crozza, sono due artisti diversi, due sensibilità diverse, due modi di lavorare diversi, due talenti diversi: da professionisti ci adeguiamo a chi abbiamo davanti.

E questo allarme sul silenzio satira che sta calando per mancanza di argomenti con l’avvento del Governo Monti?
Diciassette anni di Berlusconi credo ci abbiano un po’ viziato e ci hanno fatto dimenticare che la satira non è l’attacco a Berlusconi ma al Potere, chiunque lo rappresenti. Non la concepisco in modo cattivo e neppure relegata a chi comanda: con Crozza e Fiorello abbiamo satireggiato anche sul Pd. Io credo che ci sia spaesamento non tanto perché è caduto Berlusconi, ma per il fatto che sia accaduto tutto in fretta: quelli che ieri l’altro erano oggetto di battute, sono scomparsi il giorno dopo. Lo stesso Crozza , sei ore dopo l’ufficialità del nuovo governo, si è inventato il “Monti-cyborg”, è stato geniale.

Ritornando a Fiorello. Per il grande successo, sottotraccia, ma non troppo, ci si domanda se non ci sarà qualche puntata in più rispetto alle quattro previste: e se la quinta fosse costruita su Fiorello – Benigni, consentendo all’artista toscano di riprendersi dall’incidente al piede?
Potremmo sospettare che sono stati i dirigenti Rai a rompere il piede a Benigni! No, penso che non ci saranno altre puntate, noi lavoriamo per quelle previste, poi chissà.


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