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Sulla spiaggia di Tirana un mare di lacrime

aprile 14, 1999 Jacellari Halil

Cartolina da Tirana

Dubbi giacobini e anglosassoni Che le Chiese obiettino alla guerra, che la sinistra e la destra antiamericane siano contrarie all’intervento della Nato nel Kosovo, rientra nel novero delle prese di posizione prevedibili. Ma se a esprimere perplessità e critiche sull’azione militare nell’ex Jogoslavia sono i giacobini sostenitori del diritto all’autodeterminazione dei popoli e i guru del liberal-capitalismo anglosassone, la cosa fa notizia. Ed è esattamente ciò che è accaduto sotto Pasqua sulle pagine di due settimanali insospettabili: Marianne, faro della Francia laica e repubblicana, e The Economist, bibbia della finanza mondiale.

Il vaso di Pandora della guerra alla Serbia Sotto il durissimo titolo “Chirac-Jospin assassini di civili innocenti” Jean-François Kahn, direttore del settimanale francese, dedica buona parte del commento alla questione dei “due pesi e due misure”, e delle sue imprevedibili conseguenze: “Se Boris Eltsin si aggrappa al potere e rifiuta di riconoscere l’indipendenza dell’Inguscezia o dell’Ossezia del nord bombarderemo la Russia?

E l’Ucraina, che si ostina a rivendicare la Crimea contro il pare dei suoi abitanti? Poi Cuba, per sbarazzare l’isola del suo dittatore? Poi la Siria di Assad, che si vanta di imporre la propria legge sul Libano? E perché non l’Indonesia, che dal tempo di Suharto opprime Timor e le Molucche? E soprattutto la Cina, il cui governo tirannico vìola i diritti nazionali dei tibetani?… Il principio in nome del quale abbiamo dichiarato guerra alla Serbia siamo pronti ad applicarlo ovunque? A minacciare Israele di bombardamenti se il suo governo si rifiuta di riconoscere il diritto dei palestinesi a costituirsi in Stato? A colpire la Turchia per costringere questo paese ad accordare un’ampia autonomia alla sua popolazione curda e ad evacuare la parte di Cipro che occupa in violazione di risoluzioni delle Nazioni Unite?

E se, forte di una vittoria elettorale, il Fronte nazionale di liberazione corso rilanciasse la lotta armata in Corsica e riuscisse a far passare dalla sua parte la maggioranza della popolazione? Accetteremmo le truppe della Nato ad Ajaccio?

Non inganniamoci: questa folle, scandalosa guerra di Serbia aprirà un enorme e terrificante vaso di Pandora”.

Favorisce il genocidio la guerra per impedirlo The Economist è ben lontano da questi toni enfatici, ma il suo asciutto pragmatismo rende bene l’idea del pasticcio in cui la Nato si è cacciata: “La prima guerra del mondo “per arrestare una violenza genocida” non sta piuttosto favorendola? L’impressione della prima settimana dell’intervento è proprio questa. Dopo i primi quattro giorni di attacchi della Nato, il numero dei kosovari espulsi dalle loro case era superiore al mezzo milione, cioè a un quarto della popolazione; centinaia, forse migliaia, erano stati uccisi. Eppure la Nato aveva deciso di intervenire proprio per salvare queste persone. La guerra stava dunque andando decisamente male”. Il settimanale spezza poi una lancia a favore dell’invio di truppe di terra come unica scelta sensata, e lo fa con argomentazioni a metà strada fra l’umanitario e il cinico. Così si conclude l’editoriale: “La principale obiezione (all’intervento terrestre – ndr) non consiste nell’eventualità di perdite, ma nel fatto che ci vorrebbe del tempo per allestire una forza terrestre, tempo durante il quale Milosevic continuerebbe i massacri. Tuttavia la Nato deve accettare il fatto che, senza inviare reparti di fanteria, essa non potrà mai sloggiare i serbi dal Kosovo. Perciò dovrebbe avviare i preparativi per inviare truppe.. L’errore dell’Occidente è stato di stabilire lo scopo, ma non i mezzi. Ora deve trovare i mezzi. Un fallimento non solo permetterà una prosecuzione delle brutalità nel Kosovo, ma incoraggerà i despoti ovunque. “La Nato non è seria, – diranno -, non ha abbastanza fegato per combattere”. Quando a farne le spese è il destino di kosovari innocenti, la cosa è già sufficientemente negativa. Ma quando saranno in gioco gli interessi nazionali occidentali, la cosa sarà davvero grave”. Che eleganza, questi editorialisti britannici.

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