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Suarez, il vampiro che indigna l’Inghilterra (ma non Liverpool)

aprile 22, 2013 Emmanuele Michela

Razzista, cannibale, simulatore. Il morso di ieri a Ivanovic è l’ultima bravata dell’uruguayano dei Reds, famoso, suo malgrado, più per i colpi di follia che per la straordinaria vena realizzativa.

Il Pistolero ci ricasca, e stavolta, a differenza della condanna che ricevette per gli insulti razzisti ad Evra, le immagini lo incastrano in pieno. È impressionante la scena immortalata ieri dalle telecamere ad Anfield Road, teatro del match tra Liverpool e Chelsea: Luiz Suarez, contrastato da Ivanovic, appoggia la bocca sull’avanbraccio del serbo, e spinge i suoi denti nella carne del difensore dei Blues. Un morso da vampiro che è una vera follia, un gesto che accresce la fama di bad boy dell’attaccante uruguayano, ormai bersaglio facile delle critiche della stampa british e non solo.

ALL’AJAX DIVENNE “IL CANNIBALE”. Il ragazzo infatti è risaputo come non sia nuovo a “colpi di testa” di questo tipo: irriverente e graffiante, già quando giocava in Olanda era stato soprannominato il “Cannibale dell’Ajax”, non tanto per la gran quantità di reti messe a segno, quanto più per ciò che accadde nel novembre 2010. Durante un match col PSV morse sul collo il centrocampista Bakkal, rimediando una lunga squalifica e una pesante multa inflitta dal suo imbarazzatissimo club. Ma alla dirigenza del Liverpool, che da tempo lo seguiva dall’Inghilterra, la cosa non preoccupò troppo: serviva una punta per rimpiazzare il partente Torres, così non appena il mercato lo permise staccarono un assegno da 27 milioni di euro per assicurarsi il suo guizzo sotto porta e la sua grande vena realizzativa.

FU ACCUSATO DI RAZZISMO. È in riva alla Mersey che la sua carriera prese un’ulteriore accelerata, consacrandolo tra i più prolifici bomber in circolazione ora Oltremanica ma rendendolo celebre anche per le continue follie, di cui quel morso a Ivanovic è soltanto l’ultima. L’episodio più famoso sono gli insulti razzisti ad Evra, e il successivo tira e molla della federazione: l’FA rimediò una delle figure più tristi di sempre, impiegando due mesi a decidere sulla colpevolezza di Suarez che, dalla sua, ha sempre negato di aver insultato il capitano dello United.
Fermato per otto giornate, il Pistolero tornò in campo proprio per affrontare il Manchester, in una partita diventata celebre più per quanto accadde prima del fischio di inizio che per il 2-1 che le due squadre offrirono: nel canonico giro di strette di mano a centrocampo l’attaccante del Liverpool tirò dritto di fronte al rivale Evra, rifiutando a muso duro di scusarsi con l’avversario e scatenando la reazione indignata di stampa e tabloid.
Da allora dalle parti di Londra non gliene perdonano più una, specie le sue simulazioni in area di rigore: delle critiche lui però si è sempre preso gioco, tanto che per un certo periodo ha anche festeggiato i suoi gol simulando di tuffarsi a terra.

IN URUGUAY È UN EROE. Non tutti però contestano il ragazzo per le sue bravate. C’è un posto, in particolare, dove ringraziano Suarez per il suo stile poco rispettoso delle regole: è l’Uruguay, la sua terra, dove nel 2011 ha riportato la Copa America dopo un digiuno di 16 anni. Celebre fu l’espulsione che con la Celeste rimediò ai Mondiali dell’anno prima, in Sudafrica: in un concitato finale di tempi supplementari, fermò con le mani sulla linea di porta il colpo di testa del ghanese Adiyiah. Venne espulso, ma poi divenne idolo di tutta la Nazione: Gyan fallì il successivo rigore e, quando poi l’esito del match venne lasciato alla lotteria dagli 11 metri, la sorte baciò i sudamericani, mai così tanto in debito col Pistolero per il suo sacrificio.

UNA STAGIONE DA CAPOCANNONIERE. Quell’episodio è però lontano ormai quasi 3 anni: la realtà ora è sui giornali inglesi, dove qualcuno chiede addirittura che un simile provocatore venga messo ai margini del calcio, o che per lo meno si adottino provvedimenti esemplari nei suoi confronti, quali una lunga squalifica o l’esclusione dalla lista dei candidati al premio di giocatore dell’anno.
Eppure, c’è qualcuno che di allontanarlo dai campi di pallone proprio non ci vuole pensare: è il Liverpool stesso, club che preferisce dover gestire l’imbarazzo per simili colpi di follia piuttosto che privarsi dei tanti gol che l’uruguayano sa garantire. Il manager Rodgers, è vero, si è soffermato su “valori ed etica” della squadra, il ragazzo è stato multato e devolverà il tutto alle vittime di Hillsborough, ma intanto la dirigenza già lo scorso anno ha blindato il contratto di Suarez per altri quattro anni, con una fiducia confermata senza indugi ieri dal presidente Ayre. Perché non è da tutti arrivare a 26 anni e aver segnato già 139 gol in carriera, ne partecipare ad una stagione difficile come quella di quest’anno al Liverpool e trovarsi in cima alla classifica cannonieri, davanti a gente come Rooney, Van Persie e Bale. Anche se sei un folle, che morde gli avversari e si tuffa ogni volta qualcuno lo sfiori in area di rigore.

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