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«Studiare a scuola sui tablet si può, ma oggi i libri sono ancora indispensabili»

febbraio 13, 2012 Daniele Ciacci

Dal prossimo anno i libri di testo dovranno avere anche la versione digitale. Intervista a Diego Sempio, direttore dell’istituto professionale Ikaros di Bergamo, che già fa studiare gli alunni sull’iPad: «Il mezzo è nuovo e bisogna ancora capire come usarlo al meglio. È una sfida che vale la pena di vincere. Se l’obiettivo è educare, gli insegnanti vorranno fare fatica».

La circolare ministeriale appena uscita è molto chiara. Dal prossimo anno a scuola non si potranno più adottare testi “interamente” cartacei. Bisogna adeguarsi alle nuove tecnologie: i libri dovranno essere integrati da cd o da contenuti scaricabili online. Un’inversione di tendenza che suscita qualche dubbio: sarà valido lo studio di un libro effettuato, ad esempio, sui tablet? Si riusciranno a prendere appunti? Avrà vantaggi economici? L’istituto professionale Ikaros di Bergamo ha anticipato i tempi, e già da un anno impiega iPad per le lezione e lo studio privato. Tempi.it ne parla con Diego Sempio, direttore della struttura.

Che vantaggi porta studiare su un tablet?
Dal punto di vista didattico, la sfida che stiamo portando avanti è capire se la nuova modalità di apprendimento può funzionare. Sicuramente, la conoscenza passa da strumenti molto diversi da quelli della generazione scorsa. Non basta una lettura sequenziale: adesso si forniscono miriadi di input, di informazioni digitali spesso parziali. Queste informazioni costruiscono la conoscenza dei giovani. La scuola può scegliere se bollare quest’innovazione, perché rischia di essere superficiale e deviante, o se accettare la sfida di educare tramite i new media. Noi adottiamo lo strumento digitale perché esso è già lo strumento conoscitivo prediletto dai nostri ragazzi. Vale la pena educare al suo uso.

Come sta andando?
Innanzitutto, è più abbordabile ed economico. Dieci libri di testo in un solo supporto digitale è un bel risparmio di costo sui prezzi di copertina, e di fatica per la schiena. Nei primi mesi abbiamo riscontrato una grande corrispondenza. Il tablet è interessante per i ragazzi. I docenti stanno iniziando a usare una metodologia diversa. Fanno guardare dei video, sentire degli audio. Si riesce a osservare l’aspetto tridimensionale delle molecole chimiche, che i ragazzi faticano a immaginare. L’uso degli appunti è condiviso e interscambiabile, come se tutti avessero in mano una lavagna multimediale. C’è un incremento nella lettura e nella quantità di appunti.

Amplierebbe questa scelta ad altri corsi che non siano solo professionali?
Perché no? Adotterei, però, delle forme ibride. La capacità di prendere appunti con la biro e sul foglio ha delle dinamiche culturali differenti dall’uso della tastiera. Per lo studio della matematica, esercitarsi con l’iPad non ha senso: c’è bisogno di imporsi un ordine. Il supporto che si utilizza è importante per la formazione di un ragazzo. Ma questo non significa che bisogna restare ancorati ai vecchi quaderni. L’idea di poter riavvicinare gli studenti alla lettura perché il supporto impiegato non è il libro, ma qualcosa con cui puoi anche divertirti, è ottima. Avere l’iPad è come possedere la borsa di Mary Poppins: dentro hai tante frecce al tuo arco.

Gli insegnanti sono pronti a usare i nuovi mezzi?
No. Se lo fossero, saremmo già passati al digitale. Il libro di testo è tuttora una sicurezza. Mentre credo sia utile mettersi in gioco. Tantissimi insegnanti si piegano a forme di comunicazione distanti dai libri di testo: film, fotocopie, ecc. L’insegnante deve sfidarsi di fronte a uno strumento che offre così tante possibilità. Se l’obiettivo è educare, gli insegnanti vorranno fare fatica. Altrimenti no. Non si può usare la scusa della complessità: i tablet sono semplicissimi da usare. Non sono necessarie competenze eccezionali.
twitter: @DanieleCiacci

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