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Stress test: le banche tedesche temono risultati negativi e attaccano

luglio 12, 2011 Rodolfo Casadei

Venerdì dovrebbero arrivare i risultati degli stress test delle banche europee fatti dall’Autorità bancaria europea diretta dall’italiano Andrea Enria. Le banche tedesche hanno cominciato a mettere le mani avanti dicendo che non hanno alcun valore. Perché? I risultati dei test di affidabilità in caso di crisi saranno negativi soprattutto per loro

E adesso che finalmente i risultati stanno per arrivare, le banche tedesche dicono che non vale, che si è solo scherzato e che l’Autorità bancaria europea (Abe), organo di sorveglianza finanziaria dell’Unione europea, non ha l’autorità, a dispetto del nome, per dire alcunchè sulla capacità di resistenza agli stress delle principali banche dei paesi della Ue. Che abbiano qualcosa da temere dal rapporto che è atteso per venerdì? Le reazioni fanno pensare di sì. Ma andiamo con ordine.

L’anno scorso la Ue condusse il primo test di resistenza delle banche agli stress finanziari attraverso l’ente predecessore dell’Abe, il Comitato dei supervisori del sistema bancario europeo. Un esercizio che si rivelò futile: l’esame diede semaforo verde a 84 delle 91 banche analizzate, e stabilì che gli aumenti di capitale necessari per dare sicurezza al sistema non superavano i 3,5 miliardi di euro, dieci volte di meno dei 30-40 miliardi mancanti stimati dagli analisti bancari. Alla fine del 2010 le banche irlandesi che erano state certificate in salute dal Comitato sono andate in default e hanno richiesto un intervento di salvataggio internazionale, e a quel punto la Ue ha deciso di creare un ente più severo ed efficace e di affidargli un nuovo stress test, a partire da marzo 2011.

Oggi l’Abe, che è diretta dall’italiano Andrea Enria, è sottoposta al fuoco dell’intera fucileria teutonica. Alcuni istituti finanziari si sono limitati a criticare la metodologia degli stress test, moltissimi lamentano richieste e cambiamenti negli standard di riferimento ritenuti tardivi; la BaFin, l’ente di sorveglianza tedesco delle banche, ha persino accusato l’Abe di operare senza averne la legittimità, almeno per quanto riguarda le norme relative ai livelli di capitale che le banche dovrebbero possedere; la Zka (Comitato centrale del credito), un’associazione che rappresenta le lobby dell’industria finanziaria tedesca, ha lanciato un allarme affermando che i dati che l’Abe renderà noti venerdì produrranno ulteriore volatilità nei mercati in un momento già difficile, violeranno la confidenzialità del rapporto banca-cliente ed esporranno gli istituti di credito a rischi legali.

«Data la situazione tesa che già esiste nei mercati dei capitali e delle valute», scrive la Zka in una lettera indirizzata all’Abe, «crediamo che la pubblicazione dei risultati col presente livello di dettaglio aggraverebbe la crisi del debito sovrano. Per evitare ulteriori scossoni nel mercato dei capitali, che sortirebbero il risultato opposto a quello che gli stress test dovrebbero servire ad ottenere, crediamo che il livello di dettaglio debba essere ridotto in misura significativa. Altrimenti l’incertezza aumenterà, dal momento che i dati che devono essere pubblicati spesso divergono marcatamente dalle attuali previsioni di mercato».

Le giustificazioni però sembrano meno che oneste. Se è vero che l’Abe ha inoltrato richieste “tardive” alle 91 banche del test, è soprattutto perché, avendo delegato inzialmente una parte della definizione degli standard e degli scenari agli enti di controllo nazionali e alle banche stesse, quando i primi questionari sono tornati al quartier generale dell’Abe, si è subito capito che il test sarebbe stato un altro futile esercizio come quello della Commissione l’anno prima. Per esempio, la maggior parte delle banche non considerava l’eventualità di un default della Grecia come uno scenario di cui tenere conto.

Enria ha dunque rispedito nuovi test alle banche all’inizio di giugno, suscitando reazioni furiose che non sono ancora cessate. Il vero timore delle banche tedesche è che venga evidenziata la debolezza di un certo numero di esse, soprattutto alcuni istituti finanziari regionali esposti sul mercato dei titoli di Stato greci. È opinione diffusa che un certo numero di istituti di credito non quotati in Borsa, fra i quali casse di risparmio spagnole e banche di propietà dei Länder tedeschi, compariranno in una lista di banche che non supera il test di affidabilità in caso di crisi, come pure varie banche greche; potrebbero apparire insufficienti anche i fondamentali di istituti portoghesi, irlandesi e italiani. Forse a quel punto la speculazione internazionale e le agenzie di rating sposterebbero un po’ la mira.

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1 Commenti

  1. lectiones scrive:

    Edmondo Bernacca, il “Colonnello Bernacca”, quello che per primo dagli schermi televisivi RAI ci avvezzò alle previsioni meteorologiche (non ne azzeccava una), divenne ben presto un mito degli anni sessanta.
    Lo ascoltavamo come un oracolo cumano (IBIS ET REDIBIS) e dal suo responso sul tempo che avrebbe fatto l’indomani, regolavamo le nostre azioni future sul busillis atmosferico. Naturalmente avremmo desiderato sempre tempo sereno, giornate splendide, mare calmo, temperatura gradevole e, d’estate, affidavamo alle sue previsioni il weekend che anche qui da noi iniziava la sua travolgente conquista sociale.
    La notorietà del colonnello raggiunse l’iperbole del modo di dire e, definire “Bernacca” chi si avventurava a fare previsioni futuristiche, era un modo scherzoso per zittire che si azzardava a farle per non spernacchiarlo: “Chi ti credi di essere, il Colonnello Bernacca”? Insomma, la nostra società moderna è cresciuta all’ombra delle previsioni del tempo atmosferico (da lui ha imparato la differenza fra nembi e cumuli), e a quelle demoscopiche che ci erudiscono sul comportamento delle masse nelle difficili scelte politiche.
    Se il suo insegnamento ci sia stato utile non saprei dirlo: ecco, appunto, non sono un Bernacca, ma che ci abbia aperto i confini delle previsioni meteorologiche è fuor di dubbio. Oggi non c’è trasmissione radiotelevisiva che non si concluda con le previsioni del tempo, e abbiamo imparato a muoverci prudenti specialmente quando d’inverno neve, pioggia, vento sono fenomeni da cui proteggersi preventivamente. Andava bene così, senza dubbio.
    Adesso c’è un altro Bernanke (un’onomatopea casuale), presidente della Fed Usa, non fa il meteorologo, lui è un economista (un cultore della scienza triste), le sue previsioni sono quasi sempre fallaci: là dove mette il naso lui, là il catafascio “economico” ci debilita più di uno tsunami giapponese.
    Dovrebbe, Ben Bernanke, prevedere che tempo farà domani per il dollaro Usa, e da quello diagnosticare la sopravvivenza del mondo economico: nemmeno Giove Olimpico sarebbe stato capace di far peggio. Ci fa sapere che il suo istituto è pronto a varare nuove misure di stimolo se l’indebolimento dell’economia Usa dovesse perdurare: dura infatti dal “New Deal” di Franklin Delano Roosevelt (dalle “chiacchierate al caminetto” – firesid chat – ). Però il modo con cui ti dice certe cose è autorevole, i pezzenti di tutto il mondo si sentono rinfrancati e gratificati da queste previsioni di miseria incombente.
    Ma le cose vanno così ed è inutile dire che avremmo preferito mille volte il Colonnello Edmondo Bernacca a questo Ben Bernanke che, oltretutto, è anche cacofonico nel pronunziarlo.
    Celestino Ferraro

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