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Carceri. Strasburgo condanna di nuovo l’Italia per il “trattamento degrandante” subìto da un detenuto

luglio 1, 2014 Chiara Rizzo

Valentino Saba, nel 2000 nel carcere di Sassari, fu sottoposto a percosse e denudato dagli agenti di polizia penitenziaria: Strasburgo ci ha bacchettato «per le lentezze eccessive» del processo che ha portato il reato in prescrizione e ha condannato l’Italia a 15 mila euro di multa

Con una nuova sentenza, emessa oggi, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato nuovamente l’Italia a pagare per il trattamento inumano nelle carceri. Lo Stato dovrà versare 20 mila euro a Valentino Saba, che fu detenuto nel carcere di Sassari nel 2000 e che fu sottoposto a violenza da parte degli agenti di custodia: per questi episodi sono state condannate 18 persone, ma, come è sottolineato nel ricorso presentato da Saba alla Corte europea, «a causa della lentezza dell’iter giudiziario» gli agenti ritenuti responsabili hanno visto prescritti i reati.

TRATTAMENTO INUMANO E DEGRADANTE. Strasburgo ha ordinato un risarcimento a Saba di 15 mila euro per i danni morali a causa di «un trattamento inumano e degradante che vìola l’articolo 3 della Carta dei diritti dell’uomo», e di 5 mila euro per le spese legali sostenute. Nella sentenza, i giudici hanno ricostruito anche la vicenda dietro l’ennesima condanna al nostro paese. Il 3 aprile del 2000 Valentino Saba era detenuto presso il carcere di Sassari quando subì atti di violenza da parte degli agenti di polizia penitenziaria. Per questi fatti, il giudice dell’udienza preliminare di Sassari nel febbraio del 2003 ha rinviato a giudizio 9 persone, pronunciato la sentenza di condanna per 61 altri accusati che avevano scelto il rito abbreviato, e ne ha prosciolti altri 20.

LE CONDANNE. Con una sentenza della Cassazione del giugno 2007, sono state condannate in via definitiva per il reato di abuso d’autorità nove delle persone che avevano scelto il rito abbreviato. Tra di esse l’allora direttrice del carcere di Sassari e l’ex comandante della polizia penitenziaria del carcere. La pena massima prevista per questo reato è di 30 mesi di reclusione: nel caso Saba, il direttore regionale dell’amministrazione penitenziaria è stato condannato a un anno e quattro mesi di reclusione, la direttrice del carcere a dieci mesi, il comandante della polizia penitenziaria ad un anno e otto mesi di carcere, tre agenti di reclusione sono stati condannati a quattro mesi e venti giorni di reclusione, e un altro ad una multa di 100 euro per non aver denunciato i colleghi.
La corte di Strasburgo oggi ha bacchettato l’Italia perché «questa corte non è affatto convinta che i giudici italiani abbiano valutato la gravità dei fatti attribuiti agli accusati, in qualità di funzionari pubblici» e perché «sicuramente le sanzioni disciplinari applicate ai condannati sono state troppo leggere». Dopo la condanna, infatti, il provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria e la direttrice del carcere di Sassari sono stati sospesi dalle loro funzioni e dal salario solo per un mese, il comandante della polizia penitenziaria è stato sospeso da funzioni e salario per sei mesi, e tre agenti hanno subìto solo una trattenuta di un trentesimo del loro stipendio. «La corte – scrive Strasburgo – considera che tali misure non sono pienamente sufficienti e che rappresentino un’altra violazione dell’articolo 3 della Convenzione», che proibisce il reato di tortura e trattamenti inumani.

GIUSTIZIA TROPPO LENTA. Un richiamo è giunto inoltre al nostro paese da Strasburgo anche in relazione al filone della vicenda Saba riguardante gli indagati rinviati a giudizio. Il processo ai 9 imputati si è svolto in primo grado attraverso 44 udienze e ascoltando 103 vittime e testimoni: il tribunale di Sassari alla fine ha accertato che il 3 aprile si erano verificati davvero «episodi di violenza disumana» all’interno della prigione, nel corso di una perquisizione generale e di un trasferimento di alcuni detenuti, proprio durante l’insediamento del nuovo capo della polizia giudiziaria. Alcuni dei detenuti sarebbero stati costretti a denudarsi e sarebbero stati picchiati e umiliati in un «tunnel degli orrori», come lo hanno definito i giudici di Sassari. Tuttavia lo stesso tribunale nella sentenza del 29 settembre 2009 ha annotato che tutti i reati sono risultati prescritti a partire dal 2007. Questa sentenza è divenuta definitiva dal 2010.
La corte di Strasburgo oggi ha criticato severamente anche queste «lentezze eccessive» e gli «importanti ritardi» davanti al tribunale di Sassari: «La lunghezza procedurale ha portato al non luogo a procedere per prescrizione contro sette degli imputati»: quanto ai fatti avvenuti nel carcere di Sassari, Strasburgo pur non qualificandoli «come tortura» ha appunto condannato l’Italia per il «trattamento degradante».

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2 Commenti

  1. Antonio scrive:

    vergogna, i trattamenti disumani li subisce la gente onesta e perbene. E si continua a difendere la feccia delinquente. Troppi umanitarismi, troppi buonismi in salsa progressista-europeista. Per me stanno pure troppo bene, li farei lavorare incatenati per pagare i danni commessi ed il mantenimento che attualmente pagano i contribuenti.

  2. Mules scrive:

    Nella “civile” italia non esiste il reato di tortura (ma anche se ci fosse basta attendere la prescrizione), ma presto esisterà quello d’OPINIONE con obbligatorietà dell’azione penale!! Quindi tutti gli “omofobi” potranno essere incarcerati ed eventualmente anche torturati..

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