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Strage di Ustica. L’Avvocatura dello Stato voleva presentare ricorso. Ecco la prova

luglio 6, 2013 Francesco Amicone

Il governo non ha ammesso alcuna corresponsabilità italiana nel disastro di Ustica. La decisione del governo Letta di dare il via ai risarcimenti è stata fatta per rispetto dei famigliari delle vittime e per evitare altre lungaggini processuali

Secondo l’Huffington Post, l’Avvocatura dello Stato non voleva opporsi alla sentenza della Cassazione civile che condanna il proprio “cliente”, ovvero lo Stato, a un risarcimento di 100milioni di euro ai familiari delle 81 vittime della strage di Ustica. La notizia di un possibile ricorso sarebbe stato, secondo il giornale online diretto da Lucia Annunziata, «un falso costruito a tavolino», trapelato sui media, per mezzo di menti grigie degli apparati, per intimidire l’avvocatura generale dello Stato. Lo si sarebbe appurato con «un giro di telefonate».

IL DOCUMENTO. La tesi dell’Huffington Post è però smentita da una lettera (pubblica) datata 9 febbraio 2013. Il documento prova che l’Avvocatura Generale, dopo la sentenza, avesse intenzione di presentare un ricorso, pur riconoscendo le generiche difficoltà del caso. Il documento, inviato da Roma al distretto di Palermo, e fatto pervenire dal senatore Carlo Giovanari a tempi.it, è reperibile qui. È certificato dalle firme del vice avvocato generale dell’Avvocatura, Antonio Tallirida, e dall’avvocato incaricato, Massimo Giannuzzi.

IL GOVERNO NON RICORRE. Se fosse vero quanto riferito dal giornale online, si potrebbe avanzare l’ipotesi che lo Stato abbia riconosciuto implicitamente una corresponsabilità nella strage. Le cose non stanno così, stando alle dichiarazioni del presidente del Consiglio Enrico Letta: il ricorso non è stato fatto «per rispetto alle vittime e ai loro famigliari» e perché avrebbe potuto «apparire meramente dilatorio, esponendo lo stato a ulteriori spese».

CIVILE NON È PENALE. Il dc9 dell’Itavia precipitato a largo dell’isola di Ustica, il 27 giugno del 1980, non fu colpito da un missile lanciato da terra. Lo stabiliscono tutte le sentenze penali eccetto una. I tribunali civili hanno invece riconosciuto comunque una responsabilità dello Stato nella strage, confermando, fino in Cassazione, una sentenza del Tribunale di Palermo con la quale il Governo è stato condannato al risarcimento di 100 milioni di euro ai familiari delle vittime per aver violato «l’obbligo di garantire la sicurezza dei voli».

NESSUN MISSILE. Con sentenza passata in giudicato, la Corte di Cassazione ha assolto i generali dell’Aeronautica accusati di depistaggio per il disastro di Ustica, stabilendo l’inconsistenza dell’ipotesi che l’abbattimento dell’aereo sia stato provocato dal lancio di un missile terra-aria. Lo ha fatto sulle basi di una perizia di esperti sul relitto dell’aereo e delle altre prove raccolte. In ogni caso, Francia e Stati Uniti hanno risposto a molte rogatorie richieste dalla magistratura italiana e agli atti della Presidenza del Consiglio ci sono due lettere degli ex presidenti di Stati Uniti e Francia, Bill Clinton e Jaques Chirac, nelle quali negano l’implicazione del proprio paese.

IL “PARTITO DEL MISSILE”. L’unico paese che non ha mai risposto alle rogatorie italiane, a tutt’oggi, è la Libia, il maggior sospettato della strage. Il cosiddetto “partito del missile” (francese o americano), che ancora oggi accusa l’esercito italiano e i paesi alleati della responsabilità della strage, si formò già nei giorni successivi al disastro aereo, ed ebbe fin da subito l’appoggio della stampa sovietica, che usò opportunisticamente la strage per creare nell’opinione pubblica italiana avversione nei confronti dei missili installati dalla Nato in Italia.

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