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Strage in Gallura, gli interrogatori si concentrano su un gruppo ristretto di persone

maggio 19, 2014 Chiara Rizzo

Sono 4 o 5 le persone messe sotto torchio ieri dai carabinieri di Tempio Pausania: in particolare, non ha convinto la versione di un artigiano. Si sospetta che il movente sia stato la vendetta legata al giro di usura di cui era accusato Giovanni Azzena

Proseguono le indagini sulla famiglia di Gallura, ritrovata sterminata brutalmente. Nella notte sono continuati gli interrogatori, in particolare su un gruppo più ristretto di sospettati, quattro o cinque persone. Tra di loro, gli investigatori hanno messo più sotto torchio un uomo, che si sa essere amico della famiglia Azzena. Si tratta di un artigiano, anche lui di Tempio Pausania. Per il momento non c’è stato nessun provvedimento di fermo.

SOSPETTO USURA. Oltre che sugli interrogatori, andati avanti tutto il giorno, l’attenzione dei carabinieri si è concentrata anche sulle riprese delle telecamere di sorveglianza di negozi vicini all’abitazione della famiglia, che tra i tanti passanti hanno anche immortalato tre persone di cui due potrebbero essere entrate nella casa della famiglia, mentre un terzo soggetto li attendeva in strada. Il sospetto degli inquirenti è che la morte di Giovanni Azzena, della moglie Giulia e del piccolo figlio Pietro, 12 anni, sia stata causata da un giro di usura. Gli inquirenti hanno scoperto infatti che Azzena aveva un precedente, nel 2008 era stato arrestato con altre due persone per un’inchiesta sul prestito a strozzo, sfociata in un processo ancora in corso. L’accusa è che i tre facessero prestiti con interessi tra il 50 e il 200 per cento in più. Nonostante questo, gli amici e i conoscenti hanno descritto Azzena come una persona molto gioviale e cordiale: particolare commozione ha destato un articolo del Corriere della sera, dove si ricostruisce la vita della famiglia, attraverso un tema del piccolo Pietro.

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