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Strage di Woolwich: dall’Iraq al Kenya, la rete che ha formato i due colpevoli

dicembre 20, 2013 Redazione

Uno era stato in Africa per seguire il jihad, l’altro aveva manifestato fuori dall’ambasciata Usa per il film su Maometto. Erano noti alla polizia i due uomini che uccisero Lee Rigby

All’indomani del verdetto della corte di Londra sull’omicidio di Lee Rigby (nella foto sotto), che ha dichiarato colpevoli com’era prevedibile Michael Adebolajo e Michael Adebowale (che ora attendono di conoscere l’entità della pena che la sentenza gli darà,) c’è una domanda che in tanti si pongono: si poteva evitare che i due terroristi islamici quel 22 maggio impugnassero i propri coltelli e seminassero il panico per le vie di Londra, uccidendo il soldato 25enne? Sarebbero riusciti i servizi segreti a prevedere una loro azione delittuosa?

L’11 SETTEMBRE? È UNA CONGIURA. È quello che si chiedono per primi i familiari di Rigby, anche ieri in aula ad ascoltare il verdetto, come già hanno fatto durante le udienze dei due arrestati. Entrambi sono fondamentalisti musulmani, che, per loro stessa ammissione, si sono rifatti ad Al Qaeda per dare ragione della loro azioni: uno diceva di essersi mosso dopo aver visto i bombardamenti dell’Iraq del 2003, un altro convinto che l’11 settembre non fosse altro che una congiura statunitense. Per nessuno dei due l’azione contro Rigby era semplice omicidio, quanto piuttosto un’azione di guerra, quella che loro stanno muovendo contro l’Occidente. Ma, soprattutto, entrambi erano nomi conosciuti alla giustizia britannica. Il più giovane, Adebowale, era stato in carcere anche per 15 mesi per reati di droga ed era stato visto nel settembre 2012 protestare fuori dall’ambasciata Usa contro il video che parodizzava e offendeva la figura di Maometto.

ADEBOLAJO ERA NOTO DA ALMENO 10 ANNI. Ancor più conosciuto era l’altro assassino: Michael Adebolajo era nei radar di polizia e servizi segreti da almeno 10 anni, con alle spalle una storia cominciata in una famiglia cristiana di nigeriani immigrati a Londra. Michael è cresciuto studiando il Vangelo, ha avuto un’adolescenza difficile dove sarebbe stato parte di una gang che rubava cellulari e minacciava la gente. Solo durante gli anni in Università, però, si è convertito all’islam e aveva partecipato anche alle manifestazioni organizzate dal gruppo al-Muhajiroun, associazione che poi è stata dichiarata illegale in Gran Bretagna. Pure lui era stato in carcere, per due volte: la prima volta in seguito alle dimostrazioni durante il processo a Mizanur Rhaman, che aveva incitato a compiere un nuovo 11 settembre dopo le proteste all’ambasciata danese per le vignette sul profeta dei musulmani.

IL VIAGGIO IN KENYA. Ciò che avrebbe dovuto ancor più insospettire fu il suo viaggio del 2010, quando andò in Kenya assieme ad altri fondamentalisti che volevano praticare il jihad: oltre a subire un fermo con l’accusa di essere parte di un piano terroristico di Al Qaeda, in Africa ebbe contatti anche con la “vedova bianca” Samantha Lewthwaite, moglie di uno degli attentatori di Al Qaeda dell’attacco a Londra del luglio del 2005. Il nome della donna è tornato fuori lo scorso settembre, quando si diceva fosse coinvolta nel blitz dei militanti di al-Shabaab al centro commerciale di Nairobi. Con altri membri di quel commando, stando alle ricostruzioni dei servizi segreti, Adebolajo era in contatto anche dopo il suo ritorno in Gran Bretagna, sebbene lui abbia negato tutto durante il processo.

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