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Strage di Bologna: prove, misteri e mandanti della pista palestinese/Parte seconda

agosto 29, 2011 Chiara Rizzo

Pubblichiamo la seconda e ultima parte dell’intervista al blogger de Quengo de Tonquédec autore, assieme a Gian Paolo Pelizzaro e Gabriele Paradisi del libro inchiesta “Dossier Strage di Bologna: La pista segreta”. de Tonquédec approfondisce per Tempi gli elementi raccolti sul ruolo e la concreta presenza a Bologna dei due terroristi tedeschi Thomas Kram e Christa Margot Frölich, anello di collegamento tra i palestinesi e la strage, emersi già dal 1980

Per la strage di Bologna la Procura del capoluogo emiliano ha iscritto nel registro degli indagati i nomi di due ex terroristi tedeschi appartenenti alle Cellule rivoluzionarie, un gruppo di estrema sinistra, Thomas Kram e Christa Margot Frölich, sospettati di essere gli esecutori della strage. Come raccontato nella puntata precedente, i nomi di Kram e  Frölich erano emersi più volte in relazione all’attentato bolognese anche nel corso delle decennali indagini di ben due commissioni parlamentari (Stragi e Mitrokhin) e nelle attività del magistrato Rosario Priore che ha seguito le indagini su Ustica e sul caso Moro.

 

La pista palestinese vede come possibile movente della strage l’arresto e la condanna in Italia di Abu Anzeh Saleh, un terrorista di stanza in Italia del Fronte popolare per la liberazione della Palestina e anche braccio armato del gruppo terroristico internazionale Separat di Ilich Ramirez Sanchez, “Carlos”. Dall’arresto di Saleh (in seguito al ritrovamento di alcuni lanciamissili) e dalla sua condanna, diverse furono le segnalazioni nell’ambiente dei Servizi nostrani di possibili ritorsioni del Fplp. Ma c’è di più: a ricordare tali pressioni è stato anche Francesco Cossiga (nel 1980 presidente del Consiglio).

 

Nel luglio 2005 Cossiga ha raccontato pubblicamente per la prima volta del «burrascoso incontro notturno a Palazzo Chigi» con i responsabili dei servizi segreti dell’epoca, seguito proprio all’arresto di Saleh. Racconta Cossiga: «Mi fu esibito un documento, un telegramma dell’Fplp a me indirizzato, con il tono di chi si sente offeso per l’atto che ritiene compiuto in violazione di precedenti accordi, mi contestava il sequestro dei missili e mi chiedeva la restituzione. Si trattava evidentemente di uno dei fatti legati all’accordo, mai dimostrato per tabulas ma notorio, stipulato sulla parola tra terrorismo palestinese da una parte e dal governo italiano dall’altra, quando era per la prima volta premier l’On. Aldo Moro, al fine di tenere l’Italia al riparo dagli atti terroristici di quelle organizzazioni. (Sulla strage, ndr.) rimane il dubbio grave che si sia trattato di un atto di terrorismo arabo o della fortuita deflagrazione di una o più valigie di esplosivo trasportato dai palestinesi…».

 

Uno degli autori del libro “Dossier Strage di Bologna: la pista segreta” (che raccoglie una vasta documentazione sulla pista palestinese dietro la strage e su Kram e Frölich), François de Quengo de Tonquédec, dopo aver delineato a Tempi quali indizi collegano il movente della strage a Saleh, l’Fplp, e Carlos, approfondisce gli elementi raccolti sul ruolo e la concreta presenza a Bologna dei due terroristi tedeschi, l’anello di collegamento tra i palestinesi e la strage, emersi già dal 1980.

 

Come si arriva al nome di Thomas Kram in relazione alla strage?

La presenza di Kram a Bologna è divenuta nota fuori dall’ambito investigativo durante i lavori della Commissione Mitrokhin, nell’ambito di un’acquisizione di documenti effettuata dai consulenti della Commissione, Matassa e Pelizzaro negli uffici della Questura di Bologna, nel luglio 2005: in quell’occasione fu infatti rinvenuto il fascicolo su Kram trasmesso teoricamente alla Procura della Repubblica di Bologna già nel settembre 1980. Dico teoricamente, perché nell’agosto del 2008 durante una polemica a mezzo stampa uno dei magistrati titolari dell’inchiesta nell’80, Luigi Persico, ha molto candidamente ha detto di non aver saputo dell’esistenza del fascicolo su Kram fino al 2006, altrimenti lui e i suoi colleghi avrebbero indagato. Va detto inoltre che Carlos in un’intervista del 2000 aveva fatto riferimento alla presenza a Bologna «di un compagno».

 

Quali sono le prove trovate nel fascicolo alla questura di Bologna della presenza di Kram Bologna?

Kram già nell’80 era iscritto in Rubrica di frontiera, quale appartenente a gruppi terroristici tedeschi; per questa ragione la mattina dell’1 agosto al suo arrivo alla frontiera tra Svizzera e Italia era stato sottoposto a controllo doganale e segnalato alle questure di Como, Milano (in frontiera Kram aveva dichiarato di recarsi a Milano, per cui sono subito allertate le questure presenti lungo il percorso del treno) e alle articolazioni competenti del ministero dell’Interno a Roma. Ma contrariamente a quanto comunicato alla polizia di frontiera, Kram proseguì il suo viaggio e la notte dell’1 agosto alloggiò a Bologna, presso l’Hotel Centrale. Kram ripartì per destinazione sconosciuta e modalità sconosciute proprio il 2 agosto, e da quel momento non c’è stata più traccia della sua presenza in Italia.

 

Nel corso delle acquisizioni effettuate dai consulenti della Mitrokhin è emerso infine un fascicolo su Kram aperto a Bologna nel 2001 a seguito di una nota dell’allora Capo della Polizia Gianni De Gennaro che concludeva con: «Si prega di effettuare ulteriore accertamento sulla presenza del Kram a Bologna…». L’esito di quelle indagini – svolte come “atti non costituenti notizie di reato” -, fu rapidissimo: la Procura di Bologna trasmise la delega alle indagini alla Digos il 23 aprile, il giorno dopo la Digos trasmette alla Procura una nota in cui dice che non risulta nulla in Italia a carico di Kram e il pm ferma gli accertamenti sul suo conto il giorno stesso. Alla nota era però allegato il mandato di cattura internazionale spiccato a carico di Kram dalle autorità tedesche, in cui si legge, tra l’altro: «Non aveva difficoltà a preparare carichi esplosivi e detonatori a tempo. Nel 1984 aveva completato un corso da esperto di elettronica. Kram aveva preparato un dispositivo elettronico tramite il quale per radio con un contatore digitale poteva essere provocata una detonazione». In pratica un esperto di esplosivi che si teneva costantemente aggiornato sulle tecnologie più evolute esistenti nell’ambito. 

 

E per quanto riguarda l’altra indagata, la Fröhlich?

Nell’ambito delle acquisizioni di Pelizzaro e Matassa emerge anche un secondo fascicolo, quello su Christa Margot Fröhlich, con la testimonianza di un cameriere dell’Hotel Jolly, vicinissimo alla stazione di Bologna, che dichiarava di averla vista proprio l’1 e il 2 agosto presso il ristorante dell’albergo e di ricordare che subito dopo l’esplosione la donna aveva fatto una telefonata in tedesco, ma soprattutto che la donna aveva fatto portare da un fattorino dell’albergo una valigia presso il deposito bagagli della stazione. La Fröhlich aveva poi raccontato all’uomo di aver abitato a Bologna fino a quattro anni prima, cioè nel 1976: l’uomo rilasciò queste dichiarazioni nel 1982. Gli accertamenti effettuati dalla polizia giudiziaria dopo la testimonianza, però, vennero effettuati come se il testimone avesse detto “quattro anni fa” e non “quattro anni prima” quindi furono svolti sul 1978, portando a un nulla di fatto e lasciando aperto l’interrogativo. Per quanto riguarda la Frohlich, invece, risulta essere stata coinvolta di attentati commessi in Francia dall’organizzazione di Carlos per ottenere la liberazione di due appartenenti all’organizzazione, nei due anni successivi alla strage di Bologna, e che avevano modalità e obiettivi simili a quelle della strage del 1980.

 

Come mai se di Kram e di Fröhlich si è parlato sin dal 1980 sono stati indagati solo adesso?

C’è stata una volontà di non andare a fondo a tutti i costi, come se lo status quo giudiziario fosse un mantra intoccabile e come se verità giudiziaria e verità storica dovessero per forza coincidere. Basti pensare che ci sono stati commissari di minoranza della Commissione Mitrokhin che, pur conoscendo gli atti hanno pubblicamente affermato che era falso che Kram fosse un esperto di esplosivi.

 

Kram sostiene di avere un alibi per il viaggio a Bologna. Ma nel vostro libro viene messo duramente in discussione: su che dati? 

Kram è ricomparso dal “nulla” a fine 2006, quando si è costituito in Germania. Nell’estate del 2007 rilascia un’intervista al Manifesto, dichiarandosi pronto a chiarire all’autorità giudiziaria il suo viaggio in Italia. Nell’intervista Kram, racconta il suo soggiorno in Italia, il suo “alibi”: per quanto riguarda il preciso momento del suo arrivo nel nostro paese, lo fa riferendosi esplicitamente agli orari citati nella relazione di minoranza Mitrokhin, che a sua volta cita il telex inviato dalla Dogana alle questure all’ingresso di Kram. Leggendo l’intervista è apparso subito chiaro che la sua ricostruzione presentava delle incongruenze insormontabili. Kram infatti racconta che il 2 agosto, dopo essersi allontanato a piedi dall’hotel per dirigersi a prendere il treno, aveva visto da lontano il piazzale della Stazione pieno di mezzi di soccorso dopo la strage. Spaventatosi, aveva preso un taxi per dirigersi alla stazione delle autocorriere. Ebbene l’unico punto del percorso indicato da Kram dal quale si poteva intravedere con fatica l’area antistante la stazione di Bologna, è esattamente davanti alla stazione delle autocorriere, a pochi metri: è pertanto impossibile che subito dopo si sia mosso verso la stazione delle autocorriere in taxi.

 

Ma soprattutto è emersa la falsità degli orari di arrivo in Italia, citati da Kram e di conseguenza il motivo per cui avrebbe scelto di dirigersi a Bologna. Kram infatti racconta di aver cambiato la destinazione del viaggio da Milano a Bologna, perché a suo dire era stato trattenuto per un lungo tempo alla frontiera, e ciò aveva fatto saltare i suoi impegni a Milano e reso impossibile arrivare a Firenze in tempo per trovare un albergo. Kram affermava di essere arrivato a Chiasso alle 12.08. Dopo aver recuperato sia gli orari ferroviari dell’epoca sia l’originale del Telex inviato dalla Polizia di Frontiera, per verificare orari e percorsi, è emerso invece che il treno con cui viaggiava era un treno proveniente dalla Germania che arrivava a Chiasso alle 10.30 e il tedesco, dopo la sosta per i controlli era ripartito per Milano alle 12.08. Kram non aveva affatto subito un controllo durato ore, e avrebbe potuto benissimo arrivare a Firenze in tempo per trovare un albergo. Di conseguenza, la domanda  da porsi è: perché invece si è diretto proprio a Bologna?

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