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Storia di Nino, che il vento ha spinto fuori dalla droga e dalla “mala”

maggio 17, 2014 Chiara Rizzo

“Lo decide il vento” è il video che racconta la storia di riabilitazione di un ragazzo di 17 anni condannato a 10 anni di carcere

In una grande città di mare del Sud, Nino, 17 anni, deve scontare una condanna a dieci anni per spaccio di droga e associazione a delinquere. È stato lui stesso a riconoscere davanti ai giudici le proprie responsabilità. Nino è un ragazzo sveglio: «Io a quattordici anni avevo come 30 anni. Solo a 17 anni mi sono accorto di essere ancora più piccolo dei passi che stavo facendo». La sua è la storia protagonista in uno dei video del concorso “Are you series” (menzione vita), organizzato da Milano film festival. La storia di Nino, un percorso di scoperta e rinascita si intitola “Lo decide il vento”: è stato proprio il vento, letteralmente, a spingere la sua vita in tutt’altra direzione.

«LA MAFIA È LEGGE». La vicenda di Nino non è rara nel quartiere dove vive, un grande pezzo di metropoli post moderna e scarsa di servizi, roccaforte di alcuni clan della mafia. È una mentalità che impregna l’aria, in quel sud del sud, anche in mezzo a tante persone che vivono onestamente. Michael per esempio è il migliore amico di Nino, si conoscono dall’infanzia. Lui non ha commesso reati, è “pulito”. È sua la lucida sintesi di quel mondo, in un frammento di dialogo nel filmato: «Io ho detto sempre che se non c’era questa minchia di mafia, eravamo servi dello stato. Per me è legge, è una legge come quella della polizia. A che serve questa legge? A portare più rispetto. Ma ho sempre pensato che chi fa lo spaccio per la mafia è loro servo. Tu che spacci sei all’erta, e loro stanno comodi sul divano». È di Michael la rabbia per quello che vivono in tanti nel suo quartiere: «Dodici persone in una famiglia, con 400 euro come ci dovrebbero vivere?». «La mafia è una schifezza, perché hanno tolto il futuro a noi» ribatte Nino.

«LO IMMAGINAVI UN MONDO COSI’?». Massimo ha 33 anni e ha trasformato in lavoro la passione nutrita sin da piccolo per il mare. Oggi è un comandante di imbarcazioni a vela, e ama trasmettere questo suo amore ad altri. Francesca è una ragazza della stessa città, che ha scelto di andare a studiare psicoterapia a Roma, poi di specializzarsi in psicologia a Milano, e infine di ritornare nella grande città di mare del sud, con tutto il suo bagaglio di passione. A costruire nuovi percorsi, a partire da un’idea semplice, condivisa con Massimo: “che il mare e la navigazione a vela rappresentano nuovi luoghi fisici e mentali, che permettano di sperimentare nuovi punti di vista”. È così che proprio alla guida di Francesca viene affidato il percorso di recupero e reinserimento sociale di Nino, dopo che il ragazzo ha scontato i primi sei mesi e mezzo dietro le sbarre. Una sfida che lei vive con passione, e in cui si butta cercando di stimolarlo a una riflessione personale sulle proprie scelte, ma anche sul mondo che lo circonda. È Massimo invece a consegnare materialmente a Nino una nuova professionalità, introducendolo nel mondo della nautica. È parlando con lui, che il ragazzo inizia a respirare: «Ne sono uscito, Massimo»: «No, Nino, ne stai uscendo. Ma l’importante è questo». Lo decide il vento racconta una giornata tipo di quelle condivise dai quattro ragazzi. «Lo immaginavi che si potevano fare tutte queste cose?» chiede Massimo a Nino in una delle scene del filmato, dopo avergli insegnato a tenere il timone della barca anche sotto un forte vento: «No», risponde l’altro. «È un mondo che conoscevi?». «No». «Esiste» gli risponde il giovane capitano.

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