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Storia di Natalia Goleniowska, la bambina Down con una “missione” da modella

giugno 29, 2014 Benedetta Frigerio

Natty, 7 anni, inglese, affetta da trisomia 21, ha già fatto da testimonial in diverse campagne pubblicitarie. Tutto è cambiato quando i suoi genitori hanno capito che «la diagnosi non faceva alcuna differenza per lei»

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«Natty ha una t-shirt con su scritta una citazione di Amleto: “Sappiamo chi siamo ora ma non quello che saremo”. E questo è vero per ciascuno di noi». “Natty” è Natalia Goleniowska, una bambina inglese di sette anni affetta dalla sindrome di Down, e a parlare di lei in questi termini al Telegraph sono suo padre Bob e la mamma, Hayley. Una famiglia, la loro, che ha attirato l’attenzione dei media da quando la catena di supermercati Sainsbury ha lanciato la campagna pubblicitaria “Back to School” (nella foto sopra), della quale Natty è una dei testimonial. E Sainsbury non è stata l’unica azienda a dar retta a mamma Hayley, secondo la quale «ognuno di noi deve poter vedere rappresentata sui media ogni persona, che sia disabile o meno»: tre anni fa la donna aveva già contattato con successo la Frugi (foto sotto) e JoJo Maman Bebe, convincendole a ingaggiare la figlia come “bambina immagine”.

frugi downLA NASCITA DIFFICILE. La signora Goleniowska ci tiene a mostrare al mondo come questa presenza “particolare” in famiglia non sia un problema ma al contrario un motivo di serenità. Per questo ha aperto un blog e si impegna a far conoscere la storia di Natty. Come ha fatto con il Telegraph.
Dopo la nascita della primogenita Mia, nel 2004, Hayley ebbe una serie di aborti spontanei, e quando rimase di nuovo incinta i medici le comunicarono che c’era una possibilità su 300 che la piccola in grembo avesse un cromosoma 21 in più. Insieme con il marito decide «di non fare altri test», rifiutando «l’assunto per cui se un bambino risulta malato automaticamente si deve abortire». In più, scriva la donna, «eravamo seguiti da un’ostetrica fantastica, che ci ha rassicurati sul fatto che avremmo potuto farcela, così siamo andati avanti». Quando Natty nacque, però, «era livida e non piangeva», e i medici scoprirono la malattia e due buchini nel cuore. «In quel momento – ricorda la madre – mi vennero in mente un insieme di stereotipi su quello che mia figlia non sarebbe riuscita a fare», e nello stesso tempo «temevo per la sua vita. Sapevo che doveva essere operata: “L’avrei persa?”».

LA FUGA IN AVANTI. Anche la reazione di amici e parenti ferì la famiglia: «Non ci mandavano biglietti, né sapevano se congratularsi», qualcuno addirittura confessava loro di essere dispiaciuto. A Hayley invece non servì molto tempo per cominciare a capire che «la diagnosi non faceva alcuna differenza per Natty» e «quando questo ci fu chiaro, capimmo che era nostra figlia e non un insieme di sintomi o di predizioni future». La bambina era arrivata a casa con il sondino naso-gastrico per nutrisi, ma all’età di 2 anni, grazie all’intervento al cuore che migliorò la circolazione dell’ossigeno in corpo, iniziò a fare progressi enormi. La piccola crebbe velocemente «facendo ogni cosa in coppia con la sorella Mia».
«Voi diventerete ambasciatori dei bambini nati così», disse un medico a Bob e Hayley quando Natalia aveva appena due giorni di vita. I coniugi all’epoca non capirono, «ma ora – spiega la donna – quando ricevo un’e-mail da una famiglia o una mamma in ospedale che dice: “Il tuo blog ha segnato la mia vita; ora posso guardare quel che ci riserva il futuro”, allora comprendo che stiamo facendo la cosa giusta».

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