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Storia di Andre Poulin, il canadese finito a combattere il jihad in Siria. «Sono una persona normale»

luglio 17, 2014 Redazione

In uno dei tanti video usati dalla propaganda islamista, il racconto di una vita “normale” e poi dispersa nell’ideologia

Nei primi venticinque secondi sembrerebbe un filmato del National Geographic. Poi compare un ragazzo armato di fucile con alle spalle la bandiera dello Stato Islamico e si intuisce che le bellezze naturali del Canada non hanno nulla a che vedere con quanto sta per dire. Il protagonista del video è Andre Poulin, un canadese arruolatosi nelle fila dei terroristi islamici e ucciso l’anno scorso in Siria. Il filmato è stato pubblicato l’altro ieri da Al-Hayat Media Center, una delle emittenti dello Stato Islamico, l’organizzazione terroristica che ha conquistato parte dell’Iraq e della Siria, sotto l’egida del califfo Ibrahim, alias Abu Bakr al-Baghdadi. Il video – uno dei tanti diffusi dai terroristi per accreditarsi agli occhi dei musulmani occidentali e invogliarli a collaborare con il califfato – è stato ripreso ieri dal New York Times.

SONO UNA PERSONA NORMALE. “The Chosen Few of Different Lands” è il titolo del video-reclutamento di Poulin (Abu Muslim, per i miliziani). Dopo una suggestiva carrellata di immagini del Canada, appare Poulin. Il giovane descrive così la sua vita prima del 2012, anno della sua adesione al jihad: «Ero come qualunque altro giovane canadese. Giovavo a hockey, amavo pescare, volevo andare a caccia, facevo sport. Avevo soldi, famiglia, una ragazza, colleghi e un lavoro da duemila dollari al mese». Poulin si è poi convertito, e poiché la vita in Canada non era religiosamente appagante, ha deciso di partire per la Siria e arruolarsi nelle file dei terroristi dell’Isil. «Non ero un emarginato sociale, un anarchico o qualcuno che vuole solo distruggere il mondo e uccidere tutti. No, ero una persona normale – spiega Poulin -. E anche i mujahidin sono persone normali».

QUI SARETE AL SICURO. Alla fine del video, il giovane lancia un appello a tutti gli islamici che vivono in occidente perché collaborino con il califfato: «Cari fratelli, come potete vivere ancora in quelle nazioni che usano le tasse per assistere alla guerra contro l’Islam?», chiede. Il jihad in Siria, prosegue lo jihadista canadese, ha bisogno di ingegneri, medici e finanziamenti. «Se non si può combattere, allora si possono dare i soldi», afferma. «E se non si possono dare soldi, allora si può fornire assistenza tecnologica. E se non si può dare assistenza tecnologica, è possibile utilizzare alcune altre abilità». Poulin ha poi rassicurato che chi si recherà nello Stato Islamico, in via di espansione, «sarà molto ben curato». «Qui le vostre famiglie (nel califfato, ndr) vivranno in sicurezza», ha aggiunto. Il filmato culmina con la morte di Poulin, mentre una voce fuori-campo esalta il suo martirio e la sua fede, raccontando la sua vita nel califfato islamico, dove si è sposato e ha avuto un figlio.

ARRESTATO DUE VOLTE. Il video di Poulin fa parte di una vasta collezione di filmati, racconti, immagini propagandistiche con cui Lo Stato Islamico cerca di accalappiare consensi e nuove leve fra i musulmani, soprattutto i giovani. Quello che lo Stato Islamico fa raccontare ai suoi militanti, nei video, non è però la realtà. Nemmeno la storia di Poulin lo è: il giovane, secondo le autorità canadesi sentite dal New York Times, era tutto fuorché una persona “regular”, normale, come si descrive nel filmato. Dopo aver avuto una relazione con la moglie di un musulmano ed essersi fatto anarchico e comunista, attorno ai 20 anni, Poulin si è interessato alla costruzione di esplosivi fai-da-te su internet. Secondo la procura di Timmins, Ontario, Poulin è stato arrestato per minacce e violenze due volte prima della conversione all’islam, avvenuta nel 2008.

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2 Commenti

  1. Mappo scrive:

    Ma guarda che strano: nel bel mezzo della battaglia un cameramen di ISIL si è preso la briga di seguire tutta la lunga corsa di questo rinnegato fino alla pallottola finale, come se il copione fosse già scritto. Forse ISIL aveva bisogno di un martire e accanto al cameramen c’era pure un cecchino.

  2. Menelik scrive:

    La buona notizia è che si è preso una pallottola in pancia ed è schiattato.

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