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La storia di Ahmad Sarmast, il direttore d’orchestra che combatte i talebani con la sua arma più potente: la musica

maggio 27, 2015 Leone Grotti

Ha fondato un’orchestra che unisce musica afghana e classica occidentale. I talebani hanno cercato di ucciderlo perché «dissacra i valori islamici». Rimasto quasi sordo, non si è arreso

musica-sarmast-afghanistan-screenshot

Che cosa può fare l’educazione contro il terrorismo? Molto, se pur di eliminare il professore di musica Ahmad Sarmast e la sua orchestra, i talebani hanno compiuto un attentato kamikaze a Kabul, nella sala dove si stavano esibendo. Sarmast è quasi morto, ci ha rimesso in parte l’udito ma ora è più risoluto di prima: «I nemici dell’Afghanistan hanno commesso un grave errore. Ci hanno resi ancora più determinati».

MUSICA BANDITA. La storia di Sarmast è di quelle che potrebbero essere raccontate in un film hollywoodiano. Nato in Afghanistan 53 anni fa, è scappato dalla sua terra all’inizio degli anni 90, dopo la presa del potere da parte dei mujaheddin. Laureatosi al conservatorio di Mosca, ha completato i suoi studi in Australia, dove è rimasto fino al 2008, quando è tornato nel suo paese d’origine per preservare la tradizione musicale afghana, quasi annullata da anni di dominazione talebana, che avevano bandito la musica.
Sarmast, professore di musica, ha fondato un istituto musicale e un’importante orchestra sinfonica, che arricchisce la musica classica occidentale con melodie e strumenti tipici afghani. Inoltre, ha riservato posti a orfani, bambini cresciuti sulla strada e donne, una scelta controversa nell’Afghanistan post-talebani. Se si può giudicare l’efficacia del suo tentativo dalle reazioni che ha suscitato, di sicuro ha realizzato un’opera molto importante.

L’ATTENTATO. L’11 dicembre scorso, infatti, mentre la sua orchestra suonava al centro culturale francese di Kabul, un talebano si è fatto saltare in aria in sala. «Lo show era meraviglioso, la musica potente, i suonatori bravissimi», ricorda Sarmast (foto sopra) parlando con il Guardian. Poi un uomo tre file dietro di lui si è fatto esplodere. «Mi sono sentito come se qualcuno mi avesse colpito in testa con una mazza da cricket con tutta la sua forza ed energia. Ho sentito un liquido caldo ricoprirmi il corpo. Era sangue».
Sarmast è sopravvissuto, ma a poche ore dall’attentato, in ospedale, si è ritrovato completamente sordo. Una beffa enorme per un uomo che ha dedicato tutta la sua vita alla musica. «In quell’istante ho pensato: “Sei un musicista, ti occupi di musica, che cosa succederà ora?”», racconta il professore. «Ma quando ti trovi sospeso tra la vita e la morte, ti scopri felice per il solo fatto di essere sopravvissuto».

UDITO DANNEGGIATO. Lentamente l’udito cominciò a tornare nei giorni successivi, ma era distorto e Sarmast sentiva uno strano fracasso nella testa. «Probabilmente il suono era una combinazione dei frammenti di proiettile che mi si erano conficcati nella testa e dell’esplosione stessa». Per curarsi tornò in Australia, ma anche dopo l’operazione il suo udito rimase danneggiato: «Era come se per 24 su 24, sette giorni su sette, dentro le mie orecchie suonasse un’orchestra stonata. Questo mi disturbava molto e mi demoralizzava».
Dopo alcuni mesi, riuscì di nuovo a distinguere le note alte da quelle basse. E ad aprile, nonostante tutto quello che aveva passato, Sarmast ha deciso di tornare in Afghanistan, lasciando in Australia la sua famiglia. «L’educazione musicale è una forza molto potente, ma è più un “soft power”», afferma spiegando perché ha preso questa decisione rischiosa. «Io vedo nella mia orchestra», dove ragazzi e ragazze siedono fianco a fianco, «l’Afghanistan di domani. Un paese che abbraccia la diversità e crea opportunità uguali per tutti. Uno stupendo mosaico delle etnie afghane. Se non fossi tornato, la mia facoltà e i miei studenti si sarebbero demoralizzati».

«DISSACRA L’ISLAM». Sarmast è stato attaccato dai talebani perché la sua musica «dissacra i valori islamici e fa propaganda contro il jihad», hanno dichiarato in un comunicato. Ma per il professore di musica «i nemici dell’Afghanistan hanno sbagliato perché ci hanno resi più convinti, decisi e impegnati. Ora sappiamo che il lavoro che abbiamo fatti li ha danneggiati».
Ora Sarmast ha deciso di costruire dietro l’istituto di musica una nuova sala concerti, con tanto di dormitorio per le ragazze e una stanza all’entrata per i guardiani contro eventuali attentati. «Educazione e informazione sono fondamentali. La libertà di espressione aiuterà anche i talebani ad aprire le loro menti. Vedranno che quello che facciamo qui non è una minaccia».

Foto Sarmast Ansa


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