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Steven Bradbury, il pattinatore che vinceva perché gli altri cadevano. Un personaggio da Gialappa’s (ma non solo)

febbraio 3, 2014 Emmanuele Michela

Verso Sochi 2014 – L’australiano è diventato famoso per la vittoria nello short track nel 2002, ottenuta grazie ad errori e cadute altrui. Ma sul ghiaccio di Salt Lake City ha avuto indietro ciò che un grave infortunio gli aveva tolto

FrancobolloStevenBradburyDopo quelle Olimpiadi del 2002 è diventato una star più o meno ovunque. Specie in Australia, la sua terra, dove il suo cognome, Bradbury, è andato a coniare una formula (“do a Bradbury”) che indica un colpo di fortuna, un successo totalmente inaspettato, proprio come quello che fece lui, Steven, nei giochi olimpici di Salt Lake City del 2002. Ma c’è di più: oltre al vocabolario, si è scomodata pure la filatelia della terra dei canguri che ha stampato un francobollo che immortala il pattinatore australiano subito dopo quel momento che gli ha cambiato la vita: la faccia da folle, i capelli biondi ossigenati sparati in aria. Era l’omaggio di tutta la nazione al primo atleta dell’emisfero australe premiato con un oro ai giochi invernali nello short track, il pattinaggio in velocità. E il “Last man standing”, come lui stesso si battezza nella sua autobiografia, è un personaggio che ha una storia tutta da raccontare.

QUELLA VITTORIA ASSURDA DEL 2002. A farlo conoscere in Italia sono state le voci comiche della Gialappa’s, che al suo successo del 2002 hanno dedicato uno dei loro esilaranti sketch. Divertente, come quanto si è visto nel progredire delle sfide sui pattini di quell’Olimpiade, cui Bradbury era arrivato non proprio da favorito. Già ai quarti di finale doveva essere fuori: davanti a mostri come Ohno e Gagnon, era già un successo arrivare terzo e attendere di essere eliminati. Ma il giudice di gara lo promosse al secondo posto, squalificando uno dei due favoriti e dando all’australiano il pass per la semifinale. Da lì in avanti fu un alternarsi di colpi di fortuna: perché anche in questa gara era nettamente il più scarso, ultimo per tutti i 1500 metri. All’ultima curva però, ecco un altro aiuto della sorte: davanti a lui il canadese Turcotte scivolò, portandosi dietro il cinese Li Jajun e aprendo le porte della finale proprio a lui, Steven Bradbury. Incredulo per il doppio colpo di fortuna, si preparava alla gara per le medaglie, ben sapendo di essere l’underdog per eccellenza, lo sfavorito finito per caso tra i grandi. Ma gli aiuti divini non erano finiti: partito malissimo anche in finale, lontano metri rispetto al quartetto di testa, s’apprestava a guardare l’arrivo a distanza. Fino a quando non si arrivò all’ultima curva, e accadde davvero l’impensabile: i quattro in lotta per l’oro si ostacolarono a vicenda. Ne cadde uno, cadde il secondo, poi il terzo, ed ecco il quarto. Bradbury non ci credeva, spinse sui pattini e tagliò il traguardo per primo. Mani al cielo, oro al collo.

L’INFORTUNIO NEGLI ANNI NOVANTA. La sua storia è diventata così un’ironica sintesi ed esaltazione del colpo di fortuna, uno scherzo del destino a insegnare che nello sport bisogna crederci sempre, fino all’ultimo metro. Ma al di là delle battute, c’è un Bradbury che in pochi conoscono. È quello che a metà anni Novanta era considerato un astro nascente di questo sport, bronzo a Lillehammer nel ’94. Poco dopo però, tutte le sue speranze si spezzarono sulla lama di Mirko Vuillermin, il pattinatore italiano con cui si scontrò durante una gara: perse quattro litri di sangue Steven, rischiava di morire. Solo dopo diversi anni riuscì a rimettere i pattini e tornare a gareggiare. In un modo o nell’altro, i colpi di fortuna di Salt Lake City hanno ripagato anche quel calvario. Dopo quell’oro, Bradbury ha smesso col pattinaggio con la pancia di chi è sazio dopo una festa a sorpresa. Il successo lo ha reso celebre, e ora gira per l’Australia a fare da motivatore. Incontra giovani atleti, viene invitato alle feste aziendali, presenta party e cerimonie. È un personaggio buffo e istrionico, e a tutti racconta di come si può uscire da un infortunio e tornare a vincere alle Olimpiadi. Divertendo mezzo mondo.

VERSO SOCHI. Gli altri articoli:
– Giamaica, la nazionale di bob torna alle Olimpiadi. Tutto come in Cool Runnings (pure meglio)
– Il più bel salto di Birger Ruud fu l’ultimo, quello dopo la prigionia nazista
– Squaw Valley, le Olimpiadi nel villaggio fantasma dove avvenne il “miracolo dimenticato”
– La storia di Eugenio Monti e di un bullone arrugginito che valeva più dell’oro 

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1 Commenti

  1. ragnar says:

    Storico il video della Gialappa’s…

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