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«Stanno cercando di eliminare i cristiani»

novembre 24, 2017 Redazione

La denuncia del vescovo di Sagar (India) dove gli indù perseguitano la comunità cattolica, accusandola ingiustamente di fare atti di proselitismo

Articolo tratto dall’Osservatore romano – Tutto è cominciato con la chiusura del collegio cattolico a Mohanpur, poi i radicali indù hanno dato vita a una minacciosa protesta nel capoluogo, infine il susseguirsi di dichiarazioni e atti di ostilità nei confronti dell’intera comunità cristiana. L’accusa, sempre la stessa, quella di convertire forzatamente al cattolicesimo. Ma per il vescovo di Sagar dei siro-malabaresi, Anthony Chirayath, ciò che sta accadendo nella sua diocesi, nello stato indiano del Madhya Pradesh, è l’ennesima storia di intolleranza religiosa. I fanatici indù «stanno cercando di eliminare i cristiani», denuncia ad AsiaNews, spiegando che l’accusa di conversioni forzate è totalmente falsa: «I nazionalisti stanno creando un clima di ostilità contro di noi, diffondono false notizie attraverso i giornali, i canali televisivi, facendo il lavaggio del cervello. Il loro obiettivo è creare paura tra i cristiani e soprattutto tra la gente che ci sta attorno, che frequenta le chiese e ha rapporti con i sacerdoti, in modo da impedire in ogni modo la nostra evangelizzazione. Abbiamo paura, possiamo essere attaccati in qualsiasi momento. Le nostre scuole, le istituzioni, gli orfanotrofi possono essere danneggiati. È una tattica, chissà ora quale altra missione attaccheranno». E ricorda di aver «chiesto aiuto alle autorità civili, protezione e sicurezza per i religiosi, i fedeli, le nostre istituzioni».

Di proprietà della Chiesa cattolica, il collegio di Mohanpur, inaugurato nel 1997, dava vitto e alloggio gratuiti ai bambini tribali. La chiusura è stata disposta a fine settembre dalle autorità di Guna, «fomentate — è sempre monsignor Chirayath a parlare — da radicali locali che lamentavano attività di conversione forzata nei confronti dei minori». Gli indù sono arrivati nel cuore della notte con quattro camionette, minacciando i bambini e il sacerdote e sgomberando l’area. «Non c’è stata alcuna provocazione da parte nostra», aggiunge. Nel villaggio vivono in tutto 225 famiglie tribali, di cui solo cinque cattoliche: «Il collegio ha lavorato per anni al servizio dei poveri ed è ancora chiuso. L’accusa che i radicali ci rivolgono è di aver convertito duecento persone in quel villaggio, ma la polizia ha fatto le indagini e confermato che non c’è stata alcuna conversione. Siamo in attesa della sentenza della magistratura. Abbiamo chiesto protezione per le famiglie cristiane, che ricevono minacce e intimidazioni».

Come detto, dopo l’episodio dell’ostello, un altro avvenimento ha gettato nello sconforto i cristiani locali: una manifestazione con torce infuocate organizzata a Sagar il 10 novembre da un migliaio di radicali indù. Il vescovo riferisce che nella cittadina vivono meno di mille cattolici su un totale di 300.000 abitanti e che nella zona in cui si è snodato il corteo non abita alcun cattolico. «Di fronte a questi piccoli numeri, tutto quello che è accaduto è assurdo. Ora siamo impauriti. Abbiamo timore di essere attaccati la sera, quando andiamo a recitare il rosario nelle case dei cattolici», conclude con amarezza.

Secondo la diocesi siro-malabarese, l’obiettivo è politico, non religioso: «Identificare nei cristiani un nemico comune e unificare tutta la popolazione sotto la bandiera indù». E il Global Council of Indian Christians segnala sempre più spesso arresti di fedeli con la falsa accusa di conversioni forzate.

Foto Ansa

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