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Stamina. La biologa di Vannoni non è iscritta all’albo dei biologi ma un giudice obbliga gli Spedali Civili a farla lavorare

febbraio 12, 2014 Redazione

La persona che prepara le cellule per le infusioni nell’ospedale pubblico non ha i titoli per farlo ma un giudice di Trapani decide che non importa. Vannoni esulta

Dopo essersi arrogati il diritto di saperne di più degli esperti italiani sulle cellule staminali, bocciando il Comitato scientifico che aveva demolito Stamina, i giudici ne combinano un’altra e stabiliscono per decreto che una persona non iscritta all’albo dei biologi può esercitare la professione di biologo per Davide Vannoni in un ospedale pubblico, cioè agli Spedali Civili di Brescia.

“BIOLOGA” DI STAMINA. Tutto è cominciato settimana scorsa, quando il capo dei Nas Cosimo Piccinno ha lanciato questo allarme: «A Brescia ci risulta che operino biologi non iscritti all’albo. Il fatto potrebbe aprire profili penali».
Di conseguenza Ezio Belleri, commissario straordinario degli Spedali Civili, ha chiesto al presidente di Stamina di inviargli la documentazione comprovante che Erica Molino, la biologa che da sola prepara nell’ospedale le cellule che poi vengono iniettate ai pazienti, ha tutte le carte in regola per svolgere quella professione.

IL GIUDICE LA ISCRIVE ALL’ALBO. La risposta di Vannoni non si è fatta attendere: Molino, in effetti, non è iscritta all’albo dei biologi ma sta per farlo. Inevitabile la sospensione temporanea delle infusioni comandata da Belleri, che è stata però ribaltata da un giudice di Trapani, che ha ordinato all’ospedale di Brescia di permettere alla “biologa” di continuare a preparare le cellule staminali nell’ospedale pubblico per conto di Vannoni senza alcun titolo.

GIUDICI AL POSTO DEI MEDICI. Come già si era lamentato Carlo Croce, primo tra i “Top italian scientists” nel mondo, «in quale altro paese uno psicologo va a dire come si devono curare malati incurabili e in quale nazione i giudici si sostituiscono ai medici nel decidere le terapie?».

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5 Commenti

  1. ftax scrive:

    Proposta. Tutte le cure compassionevoli, a partire dalla stamina del Vannoni per finire col piscio di capra del Di Bella, siano autorizzate. Utilizzando come cavie esclusivamente i volonterosi magistrati di cui all’articolo…

  2. Lorenzo scrive:

    Già i biologi si divertono a fare i medici, in più in ospedale ci lavorano pure chi non è iscritto all’albo…

  3. Paolo scrive:

    @Emanuela Rossi: in Italia esiste la legge sulle impropriamente chiamate “cure compassionevoli”. Questa legge pone dei requisiti per cui una “cura” possa rientrare in questa categoria. Escludendo alcuni giudici che hanno dato parere positivo (e altri no per casi uguali, mah…), il “metodo Stamina” e’ stato riconosciuto come non rispondente a tali requisiti.

  4. Giulio Dante Guerra scrive:

    Ma quando questi giudici impareranno a fare il loro mestiere, e non quelli degli altri? In compenso, uno studio serio per il rilascio controllato nell’organismo di un farmaco anticancro, di efficacia comprovata, come il Paclitaxel, o Taxol, pubblicato su “International Journal of Biology and Biomedical Engineering” (vol. 5, fasc. 3, 2011, pagg. 121-128) da Giulio D. Guerra, Caterina Cristallini, Niccoletta Barbani, e Mariacristina Gagliardi (un chimico, due biologhe e un’ingegnera), “Bioresorbable microspheres as devices for the controlled release of paclitaxel”, in questi quasi tre anni è “rimasto sulla carta”, per il totale disinteresse sia degli oncologi, sia, e forse soprattutto, perché nessuno di noi quattro aveva “agganci” con “Le Iene” o altre tele-congreghe di venditori di fumo…

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