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Stagnaro (Ibl): Abolire l’Imu? No, meglio tagliare l’Irap, “l’imposta rapina”

gennaio 10, 2013 Matteo Rigamonti

Secondo Carlo Stagnaro, direttore del dipartimento studi e ricerche dell’Istituto Bruno Leoni, l’anomalia principale del nostro sistema di tassazione è costituita dall’eccessivo prelievo sul lavoro

L’Unione europea non ha bocciato l’Imu, come hanno scritto molti in Italia, semplicemente si è limitata a suggerire un aggiustamento nella direzione di una maggiore progressività dell’imposta sugli immobili. A dirlo non è solo Carlo Stagnaro, direttore del dipartimento studi e ricerche dell’Istituto Bruno Leoni, ma la Commissione europea stessa; nel rapporto 2012 su Occupazione e sviluppo sociali, infatti, si legge che «le tasse sulla proprietà non hanno impatto sulla disuguaglianza sociale in Estonia e Italia e si ritiene che aumentino leggermente la povertà in italia», motivo per cui, secondo Bruxelles, questo tipo di tasse potrebbero essere «ulteriormente migliorate», in modo da «rafforzarne la progressività». Secondo la Commissione, ci sarebbero poi, ulteriori aspetti «migliorabili» come «l’aggiornamento dei valori catastali, le deduzioni non legate alla capacità dei contribuenti a fronteggiare la tassa sul reddito, la definizione della residenza primaria e secondaria». Stagnaro, parlando con tempi.it, aggiunge una considerazione: «Se io avessi dieci miliardi da spendere, non ho nessun dubbio che li impiegherei per ridurre l’Irap, lasciando l’Imu così com’è». Una soluzione che non sembra essere nell’agenda di nessuno dei partiti in campo, ma che promuoverebbe una maggiore «equità intergenerazionale».

«L’Unione Europea boccia l’Imu». Non hanno esagerato un pochino i giornali italiani?
Sì, in effetti, il giudizio della Commissione europea è meno tranchant di come è stato riportato sulla stampa. L’Europa non si è pronunciata contro l’introduzione dell’imposta sulla casa, ma ha semplicemente detto che, rispetto a come è stata attuata, sarebbe meglio rimodulare l’Imu, «in modo da renderla più progressiva». Chiedere un aggiustamento è diverso da bocciare.

Oltretutto, il rapporto della Commissione riguarda «l’impatto dell’imposta immobiliare italiana nel 2006», e quindi l’Ici. L’hanno detto loro in una nota. Una svista da parte nostra?
Inizialmente la Commissione commenta l’Ici, ma poi estende le sue considerazioni anche all’Imu. Ad ogni modo, da un punto di vista pratico, non c’è alcuna differenza, se non per l’importo e l’architettura dell’imposta: l’Imu ha un prezzo molto più caro per i contribuenti (24 miliardi di euro il gettito complessivo, ndr) e parte del riscosso (9 miliardi) finiscono nelle casse dello Stato.

Il gettito dovrebbe essere interamente a disposizione dei comuni?
Qualora l’Imu dovesse essere aggiustata, se ne potrebbe fare l’architrave della finanza locale, la leva delle politiche di bilancio comunali.

E il suo importo totale potrebbe davvero essere rivisto al ribasso?
Tutto è possibile, ma abbassare un’imposta occorre aumentarne un’altra o tagliare delle spese. Supponiamo di riuscire a rivedere al ribasso le spese per un importo pari a dieci miliardi: cosa si potrebbe fare? Ritoccare le aliquote Imu oppure ridurre altre imposte?

Lei cosa dice?
Che la cosa che balza agli occhi del nostro sistema di tassazione è l’eccezionalità assoluta del prelievo sul lavoro, oltretutto in un contesto in cui la disoccupazione ha raggiunto l’11 per cento. Se io avessi dieci miliardi da spendere, non ho nessun dubbio che li impiegherei per ridurre l’Irap (che dà un gettito di 30 miliardi, un peso non troppo diverso dall’Imu), lasciando l’Imu così com’è. L’Irap, infatti, è un’imposta che grava sui costi del lavoro e non sui ricavi o sugli utili aziendali ed è per questo che è estremamente distorsiva: acuisce i momenti di crisi spingendo le aziende in difficoltà a chiudere e quelle che vorrebbero assumere a non farlo. Non a caso, questa imposta maledetta, introdotta da Visco, è stata ribattezzata “imposta rapina”.

Perché la battaglia mediatica allora è tutta sull’Imu?
Per differenti ragioni elettorali, peraltro, comprensibili: Berlusconi ha scelto l’Imu come target contro cui battersi per recuperare fette di elettorato “arrabbiato”, mentre Monti ha detto chiaramente che, se dovesse essere possibile, preferirebbe tagliare l’Iva e l’Irpef, che è comunque una soluzione più sensata, ma sorvola il problema dell’Irap.

E Bersani?
Bersani non si pone nemmeno il problema! D’altra parte finora ha parlato solo di nuove imposte…

Perché, invece, è importante ridurre l’Irap piuttosto che l’Imu?
Per una semplice ragione di equità intergenerazionale: l’Imu è un’imposta che grava soprattutto sui nostri padri e su chi ha un reddito più elevato; abbassare l’Irap, invece, consentirebbe a più giovani di trovare lavoro. Non vuol dire che gli stipendi di noi giovani subiranno degli aumenti, ma perlomeno che le aziende potranno assumere più facilmente. È meglio avere figli disoccupati o con stipendi da fame che vivono ancora in casa con i genitori oppure figli che lavorano e i genitori che fanno una vacanza all’anno in meno? Io dico la prima.

Perché i politici no?
Perché il voto degli imprenditori, in termini numerici, conta meno di altre fette di elettorato da recuperare.

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