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«Spogliato di tutto attendeva l’incontro con Dio». Le ultime ore di Giovanni Paolo II raccontate dal suo medico

aprile 2, 2014 Redazione

L’aggravarsi della malattia, gli ultimi gesti deboli e la richiesta: «Lasciatemi andare dal Signore». A nove anni dalla morte del Papa presto santo il suo medico racconta quei momenti

È il bollettino ora per ora di un uomo anziano sfinito dalla malattia, ma che vive quegli ultimi momenti di vita con grande dignità mista ad attesa, sapendo che presto potrà andare ad abbracciare il Padre. A nove anni dalla morte di Giovanni Paolo II Libero pubblica alcuni stralci dell’intervista al medico personale di papa Wojtyla, Renato Buzzonetti, raccolta da Wlodzimierz Redzioch nel libro appena uscito per Ares Accanto a Giovanni Paolo II, dove il dottore cita gli appunti degli ultimi momenti critici trascorsi a fianco del pontefice polacco, che il 27 aprile prossimo verrà proclamato santo.

MORI’ ALLE 21.37. La cronaca comincia con la messa di giovedì 31 marzo 2005, durante la quale il Papa «viene colto da un brivido squassante, cui segue una grave elevazione termica e un gravissimo shock settico. Grazie alla bravura dei rianimatori in servizio, la situazione critica viene dominata e controllata ancora una volta». Seguono ore di stallo, al Santo Padre viene somministrata l’unzione degli infermi, in una celebrazione in cui non si tira indietro dal suo ruolo di officiante nonostante le condizioni fisiche precarie: «Alla consacrazione, il Papa solleva debolmente il braccio destro due volte, per il pane e per il vino. Accenna a battersi il petto con la mano destra al momento dell’Agnus Dei». Trascorre in quelle condizioni tutto il venerdì e il sabato pomeriggio: attorno alle 16 di quel 2 aprile, poi, si addormenta e perde conoscenza, per poi entrare in coma profondo e morire alle 21.37: «Dopo pochi minuti di stupito dolore, viene intonato il Te Deum in lingua polacca e dalla piazza, d’improvviso, si vede illuminata la finestra della stanza da letto del Papa».

«UNA VIA CRUCIS AL TRAGUARDO FINALE». Buzzonetti racconta anche di una frase che, poco prima di entrare in coma, il Pontefice ha sussurrato alla suora infermiera Tobiana Sobodka: «Lasciatemi andare dal Signore…», e spiega: «Quelle parole non costituivano una resa passiva alla malattia né una fuga dalla sofferenza, ma dicevano la consapevolezza profonda di una via crucis che ormai si avvicinava al traguardo finale: l’incontro con Dio. Giovanni Paolo II non voleva ritardare questo appuntamento atteso fin dagli anni della prima giovinezza. Per questo lui aveva vissuto. Furono, dunque, parole di attesa e di speranza, di rinnovato e definitivo abbandono nelle mani del Padre». Il medico racconta poi di come quei momenti furono vissuti da tutti i presenti rispettando la sofferenza di Wojtyla: «La razionalità tecnica, la coscienza e la saggezza dei medici, l’illuminato affetto dei famigliari furono costantemente orientate dal totale e misericordioso rispetto per l’uomo sofferente. Non ci fu il cosiddetto accanimento terapeutico».

«UN UOMO NUDO DAVANTI AL SIGNORE». Renato Buzzonetti chiude la sua intervista spiegando come per lui quelle ore a fianco di papa Giovanni Paolo II siano state intense e particolarmente significative: «È stata la morte di un uomo spogliato ormai di tutto, che aveva sperimentato le ore della battaglia e della gloria e ora si presentava nella sua nudità interiore, povero e solo, all’incontro col suo Signore. In quell’ora di dolore e di stupore ebbi la sensazione di trovarmi sulle sponde del lago di Tiberiade. Tutta la storia sembrava azzerata, mentre Cristo si accingeva a chiamare il nuovo Pietro. La linea isoelettrica dell’elettrocardiotanatogramma registrava la fine della grande avventura terrena di un uomo già invocato grande e santo dal popolo di Dio, ma sembrava delineare un nuovo orizzonte, aperto verso un futuro già cominciato».

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9 Commenti

  1. David scrive:

    Purtroppo temo che dopo esser morto … anche per lui … sia finito tutto.

    Siamo sincero, la storia della nostra seconda vita spirituale per poi ritornare in carne ed ossa è poco…poco…poco credibile.

  2. David scrive:

    Purtroppo temo che dopo esser morto … anche per lui … sia finito tutto.

    Siamo sinceri, la storia della nostra seconda vita spirituale per poi ritornare in carne ed ossa nuovamente è poco…poco…poco credibile.

    • TtoTM scrive:

      Non solo è poco credibile …è proprio INCREDIBILE … ma è questa follia di fede e speranza che poco a poco ti entra nell’anima e nel cuore e ti rende CERTO ciò che va oltre ogni più folle attesa!!!

      …Prova solo a pensarci…invece del NULLA…una vita senza fine immerso nella Bellezza e nell’amore tali che: ” occhio umano non vide, né orecchio udì….”

      Prova a chiedere la fede e vedrai che una risposta arriverà: ma fin da ora sappi che non sarà né con i MODI né con i TEMPI che credi tu….

      NE VALE LA PENA

      Caro David…oggi pregherò per te … c’è qualcuno che ti ama, ti attende e ti desidera.

      • David scrive:

        Io molte volte invidio chi ha fede.
        Purtroppo la fede è una cosa che hai oppure non hai, non te la puoi dare con la forza della volontà.
        Comunque ti ringrazio, perchè so che mi stai augurando qualcosa di bello.

        • TtoTM scrive:

          Lancia un guanto di sfida a Dio!!

          Basta dire: se ci sei, batti un colpo!

          Ps: mi farai sapere …

          =^••^=

          Alberto

        • beppe scrive:

          caro david, non pensare che chi è cresciuto da cristiano fin da giovane o addirittura dalla nascita, non abbia dubbi o difficoltà. quello che non serve proprio è lo SFORZO. quello lascialo alle balle spaziali……

          • Laura scrive:

            Eppure non è per niente incredibile che ci sia una vita dopo la morte.
            L’immortalità è scritta nel nostro DNA, noi tutti sappiamo di dover morire ma non crediamo mai veramente di morire.
            Questo l’ho osservato in molti moribondi, erano comunque pieni di vita e di stupore per quanto stava loro accadendo, sentivano la morte come qualcosa di estraneo che non poteva far parte della loro storia, direi che vivevano la morte come un torto contro natura.
            I credenti invece aspettano l’Incontro, nella certezza di non morire realmente.
            I bimbi poi non credono affatto alla morte.
            Quando mia figlia era molto piccola, giocava con una sua amichetta che si divertiva a bere in tutti i bicchieri sporchi che trovava sul tavolo del ristorante.
            Mia figlia le dice ;”smettila, è uno schifo fare così” “e perché?” “perché ti prendi malattie” “e se mi prendo malattie cosa succede?” “Muori !” “ma cosa vuol dire muori?” – I genitori non parlavano mai di morte davanti ai figli e perfino, quando era morto il cane, avevano raccontato che se ne era andato in una pensione – “vuol dire che cadi giù distesa e poi voli in cielo! ” L’amichetta ha incominciato a ridere a crepapelle e poi ha detto “No, tu non lo sai, ma noi non moriamo mai” . Non aveva neppure 3 anni.

      • Shiva101 scrive:

        che il nulla non è bello siamo d’accordo, non piace neanche a me
        ma non per questo dobbiamo seguire idee false.

        Devi essere semrpe razionale altrimenti va bene una setta qualunque.
        Non puoi affidarti al primo imbonitore che passa.

        E putroppo essendo razionali la mitologia cristiana è una delle piu scarse.

        Cerca altrove.

        • laiura scrive:

          Coraggio Shiva,
          puoi senz’altro fare la scelta bio, divenendo così un bell’alberello oppure, chissà, anche un baobab dalle grandi fronde piumate, se qualcuno avrà la voglia di piantarti nel luogo giusto.
          Pensa a quanti simpatici cagnetti potranno pisciarti addosso !

          Tutto nel nome della libertà e della razionalità, che sempre conducono le scelte umane !!

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