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Sperimentazione animale: basta con bufale e accuse “bestiali”

marzo 9, 2016 Elisabetta Longo

Complotti, disinformazione e paure illogiche. Perché il 1° gennaio 2017 è una data temuta dai nostri ricercatori. Intervista a Giuliano Grignaschi (Istituto Mario Negri di Milano)

Pensate al Stamina, agli Ogm o ai vaccini. A livello di comunicazione scientifica popolare, spesso, la confusione è massima (e gli organi di informazione, che calcano sempre la mano sull'”allarme”, non aiutano). Pensate, infine, a un caso che rimane sempre scottante, come quello della sperimentazione animale, con periodiche campagne che mettono “sotto tiro” i ricercatori. È anche per offrire una “seconda campana” che riequilibri le informazioni spesso errate che circolano sui media che è nato l’anno scorso Research4Life, un progetto di promozione della ricerca scientifica su basi razionali e non emotive A raccontare a tempi.it l’importanza di fare chiarezza è il segretario generale, Giuliano Grignaschi, che è anche responsabile dell’Animal Care Unit per l’istituto Mario Negri di Milano. Con lui parliamo soprattutto di una data: 1 gennaio 2017. Un giorno molto temuto dai nostri ricercatori.

Grignaschi, facciamo un passo indietro. Con il decreto 26 del 2014, che riguarda la sperimentazione animale, la ricerca italiana trova di fronte a sé un nuovo ostacolo.
La sperimentazione animale in Italia è sottoposta a vincoli che nel resto d’Europa non esistono. Dal 2014 è vietato allevare primati non umani, cani e gatti per la ricerca, occorre acquistarli da altri paesi dell’Unione europea, con tutti i disagi del caso. Comprarli costa ovviamente di più che allevarli in loco, e a queste spese vanno aggiunte quelle di trasporto. A queste difficoltà aggiungiamo anche i cosiddetti “blocchi”, manifestanti animalisti che si riuniscono per bloccare i mezzi sui quali gli animali vengono trasportati, con ulteriori danni a chi li aspetta per fare ricerca. Non avere l’immediata disponibilità degli animali taglia automaticamente fuori i ricercatori italiani da molti bandi europei.

Primo gennaio 2017: può spiegarci cosa rischia di accadere l’anno prossimo?
Secondo quanto stabilito dal decreto 26/2014 dal 1° gennaio 2017 non sarà più possibile effettuare xenotrapianti, cioè impiantare negli esseri umani parti di specie diverse. Pensiamo per esempio alle valvole cardiache suine largamente impiegate in cardiologia, con successo. L’altro grande tema del 2017 è l’utilizzo di animali per studiare i meccanismi dell’abuso di sostanze stupefacenti, di fumo e alcol. La Lav (Lega anti vivisezione) è in prima linea su questo sostenendo che gli animali non si drogano, non fumano e non bevono, pertanto non devono essere obbligati a farne uso. La Lav sostiene anche che non valga la pena sacrificare la vita degli animali per salvare quella di individui che hanno scelto volontariamente di avere una dipendenza. Un’affermazione questa che può innescare un meccanismo di derive pericolose: che senso potrebbe avere allora cercare di salvare la vita di una persona malata di cancro, ormai a uno stadio terminale? Noi chiediamo alla Ue di intervenire su questo decreto prima dell’anno prossimo, obbligando l’Italia ad adeguarsi alle normative già condivise dagli altri Stati. I ricercatori sono tutti impegnati in un fronte comune, proprio quello che abbiamo usato nel motto di Research4Life, cioè che “fare ricerca è cercare la vita”.

Ci faccia qualche esempio di scoperta scientifica che non sarebbe stata conseguita senza la sperimentazione animale.
Il vaccino contro l’Ebola, ad esempio, ottenuto grazie agli studi fatti su primati non umani. O, per citare un altro studio italiano, quello sulla leucodistrofia metacromatica fatto dal San Raffaele, che colpisce il sistema nervoso dei bambini. Pensiamo a com’è cambiata negli anni la terapia della leucemia, una malattia che fino a qualche anno fa provocava la morte del 100 per cento dei pazienti, e che oggi invece riesce a salvarne un buon 50 per cento. Pensiamo ancora a come si è evoluto l’approccio alla cura dell’Aids, ora non pìù malattia mortale ma “solo” cronica. È l’esempio che faccio sempre ai ragazzi che incontro per le scuole.

Quando spiega ai ragazzi le finalità della ricerca scientifica e perché sia fondamentale la sperimentazione animale che tipo di reazioni hanno?
Racconto sempre che alla loro età avevo paura che non sarei vissuto oltre i 35 anni, perché sembrava che l’Hiv non lasciasse scampo, che sarebbe stata un’epidemia di proporzioni globali. Invece grazie agli studi scientifici, i sintomi della malattia sono diventati gestibili. Per questo non si deve smettere di fare ricerca, perché quello che oggi uccide domani potrebbe non uccidere più. Di fronte a me trovo sempre una platea aperta di mente, realmente interessata e scevra di preconcetti. Recentemente un ragazzo mi ha detto: “Sono contento che si possa fare sperimentazione animale, perché è anche grazie a quella che mia mamma, che aveva un tumore, è ancora con me».

Voi ricercatori siete sempre accusati di essere “specisti”, di intendere cioè la supremazia dell’uomo sulle altre specie.
Io credo che tutto il mondo di per sé sia “specista”, anche l’uomo che ha un approccio animalista valuterà in maniera diversa la vita di una zanzara da quella di un cane. Si deve distinguere una specie dall’altra, senza dover parlare di supremazia. Se si volesse essere antispecisti a tutti i costi, come sono per esempio alcuni vegani estremi, non si dovrebbe nemmeno far ricorso agli insetticidi o alle derattizzazioni. Nel corso dei millenni, l’uomo ha imposto delle regole, per la propria sopravvivenza. Venire meno a questi dettami, oggi, metterebbe in crisi la vita stessa dell’uomo. Per capirlo basterebbe cercare di essere più informati, senza accusare i ricercatori di essere crudeli. A nessuno studioso piace utilizzare animali per alimentare i progressi della scienza, ma lo scopo ultimo è la vita umana. Chi controbatte, senza reali argomentazioni, sa che con la derattizzazione della sola città di Milano si uccidono molti più roditori che con tutta la ricerca fatta in Italia in un anno?

Foto Ansa


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8 Commenti

  1. Massimo scrive:

    Io credo che il problema sia facilmente risolvibile sperimentando i farmaci su coloro che non vogliono che siano fatti su animali.
    Se sono coerenti con quanto dicono non dovrebbero rifiutarsi, comunque le aziende farmacologiche italiane hanno facilmente baipassato il problema sperimentando all’estero in barba agli animalisti:

    • M.b. scrive:

      Massimo, ma quali animalisti? Ti ricordi cosa è successo poco tempo fa in Francia? In fase sperimentale esseri UMANI sono morti x lo stesso principio attivo che alle scimmie non procurava danni! Qui si rischia che si fanno crepare gli uomini perché gli scienziati di mentalità obsoleta sono ancora fissati con topi e scimmie!
      Se non mi credi e pensi che tu e un coniglio siete uguali vai a curarti dal veterinario!

  2. Daniela scrive:

    Scusate la mia sovrumana ignoranza, ma perchè un maiale non si può uccidre, mentre un bimbo nel ventre della sua mamma sì? Qualche animalista non ideologico potrebbe darmi una risposta sensata?

    • Giannino Stoppani scrive:

      Quelli son pure capaci a risponderti che il maiale è intelligente, il bambino no.

    • Sandro scrive:

      Daniela,

      guardi che quelli che uccidono i bambini nei ventri delle loro madri non sono gli animalisti. Sono medici che praticano l’aborto. Che c’entrano gli animalisti? Condivido che uccidere i bambini è molto più grave che uccidere gli animali, ma non usiamo questa differenza di trattamento su bambini versus animali per incolpare gli animalisti perché non sono loro ad uccidere i bambini. Certo sarebbe auspicabile che molti di più si scagliassero contro il crimine dell’aborto. E per concludere, rimarco il fatto che è proprio certa branca della “medicina” a far ampio uso delle uccisioni dei bambini. Si veda per esempio lo scandalo delle cliniche del colosso americano degli aborti Planned Prenthood, che ammazza i bambini nel grembo delle madri per venderne i pezzi a chi fa certa becera ricerca.

  3. M.b. scrive:

    Gentile Redazione, questi sono slogan di bassa lega che mettono il freno alle scoperte scientifiche. Solo in questo campo ci si ostina ad usare metodi vecchi di secoli( cioè gli animali) utili quando non si sapeva nulla di DNA. Oggi si va verso la medicina personalizzata perché io e mio fratello siamo sistemi biologici diversi. Quindi a maggior ragione il topo è un universo completamente diverso da me.
    A quando lascerete spazio x interviste agli scienziati che in nome della scienza vogliono abbandonare il grossolano e fuorviante modello della sperimentazione animale?

  4. Francesca scrive:

    detto da un cosiddetto istituto di ricerche farmacologiche (non profit?) che in più di 50 anni di attività non ha prodotto alcun nuovo farmaco lascia il tempo che trova.

  5. Francesca scrive:

    sullo striscione nella foto si legge “i farmaci non crescono sugli alberi”. Chi lo ha fatto è ignorantello. Non sa che buona parte dei farmaci attualmente in uso deriva da sostanze naturali alcune delle quali anche negli alberi? Si pensi all’aspirina, composto derivato da una sostanza che si trova nella corteccia del salice. Se quella della foto è l’argomentazione a favore della la ricerca, ahi noi! Ma dove hanno studiato?

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