tempi.speciale meeting Martedì 16 Marzo 2010 
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Se tu sei Formigoni io sono Pertini

I relatori bloccati prima di salire sul palco, il brodo sulla giacca di Andreotti, gli intoppi della prima inaugurazione. Trent’anni di contrattempi tutti da ridere

di Chiara Sirianni
 «Eravamo in tre: io, la segretaria e la centralinista. Mi occupavo dei servizi generali, della promozione, dell’ufficio stampa, dell’amministrazione». Detto più prosaicamente: «Ero Mr. Tappabuchi». Da factotum Sandro Ricci è diventato il direttore del Meeting. «Sono qui dal 1980», spiega orgoglioso. Oggi la maggiore kermesse italiana conta sul lavoro di quattordici persone e su tremila volontari. «Tremila! Trent’anni fa, erano centocinquanta.Fui coinvolto per caso: andavo a Rimini d’estate e alcuni amici mi parlarono della manifestazione. Pensai di dare una mano e fui nominato responsabile delle “plancette”: attaccavamo i manifesti in giro per la città».
«In generale – dice Ricci – c’era molta curiosità e a noi piaceva fare promozione battendo le spiagge, camminando tra gli ombrelloni, chiacchierando con i bagnini e con i turisti. Il primo anno i partecipanti furono cinquantamila: un successo. In parte venivano dalla spiaggia, magari perplessi, ma una volta varcata la soglia erano colpiti dalla grande atmosfera di amicizia». Tanta amicizia, poca organizzazione. «Era il 23 agosto, estate 1980. Avevamo organizzato l’inaugurazione della manifestazione con un nastro tricolore davanti al cancello principale che il sindaco avrebbe dovuto tagliare di fronte a tutte le autorità. E così fu. A taglio avvenuto, però, rimanemmo chiusi fuori perché il cancello era stato chiuso con una catena. Qualcuno corse in magazzino a cercare delle tenaglie. Senza successo. Alla fine arrivò il custode della fiera con le chiavi». Fu solo il primo dei contrattempi di cui si ride di gusto poi, quando la tensione si stempera e il dramma diventa colorito aneddoto.
«I relatori degli incontri bloccati dai volontari della sicurezza prima di salire sul palco non si contano», rivela Ricci. Che, poi, va bene imporre l’alt a certi semisconosciuti poeti o dissidenti dell’Est o dell’America Latina, ma che il diniego sia stato posto anche a star cielline, fa un po’ ridere. «Una volta, uno dei ragazzi del servizio d’ordine non voleva lasciar passare il governatore della Lombardia. Più lui sbigottito tentava di spiegare – “Guarda che sono Roberto Formigoni!” –, più quello replicava piccato: “Se tu sei Formigoni, io sono Pertini”». E certamente peggio andò a Giulio Andreotti: «Allora i ristoranti erano gestiti dai volontari, e il presidente ordinò cappelletti in brodo. Ovviamente i cappelletti non c’erano e il brodo nemmeno. Una signora corse a comprare l’occorrente e preparò il piatto velocemente. Peccato che il cameriere, avvicinandosi ad Andreotti ribaltò il piatto sulle gambe del presidente. Il quale, poi, ovviamente, fu inondato di talco».

Spazzino? Guardi che io sono primario
D’altronde, spiega Ricci, i volontari sono «la caratteristica intrinseca e originale del Meeting. Non ci fossero loro, sarebbe un’altra cosa. Non è una fiera in senso stretto, ma nemmeno un convegno in cui tutti stanno seduti composti con la cartella degli appunti sulle ginocchia. Non è un festival, nonostante ci siano numerosi spettacoli, né soltanto una kermesse politica. Credo che si tratti soprattutto un crogiolo di esperienze». Crogiolo che gli stessi volontari aiutano a formare: «Sono i veri padroni di casa, perché rappresentano la prova visibile che c’è qualcosa di grande che può muovere una persona. Ci sono i personaggi ormai storici, come le sarte che ogni anno confezionano le divise delle hostes, o famiglie intere, dalla nonna al pupo, che rinunciano alle vacanze per venire a Rimini a lavorare». Poi c’è quel tipo che da vent’anni guida la squadra dei ragazzi delle pulizie, quelli che tengono in ordine l’immensa fiera, armati solo di scopa e paletta. È un netturbino, pardon, un operatore ecologico? «Ma va là. È uno stimatissimo primario di pneumatologia».

 

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