Etty Hillesum e quel fiore che se ne «stava lì, schiacciato contro il muro squallido»
Bisogna imparare ad accettare tutto. Anche un individuo che ti si accosta all’uscita della farmacia dove hai comprato il dentifricio, ti punta l’indice addosso e ti chiede con aria inquisitoria: lei, ha il permesso di comprare lì dentro?
Le minacce e il terrore crescono di giorno in giorno. Mi innalzo intorno la preghiera come un muro oscuro, mi ritiro nella preghiera come nella cella di un convento. La chiusa cella della preghiera diventa una realtà sempre più grande, in cui ritrovo me stessa. E potrei immaginare un tempo in cui starò inginocchiata per giorni e giorni – sin quando non sentirò di avere intorno queste mura, che mi impediranno di perdermi.
Bisogna combatterle come le pulci, le tante piccole preoccupazioni per il futuro che divorano le nostre forze. Non ci si deve lasciare divorare dalla paura e dalle preoccupazioni meschine – che sono altrettante mozioni di sfiducia nei confronti di Dio. Ed è strano, ma mi accorgo che le cose difficili, quando le accetti, diventano belle.
Sulla veranda una brezza sfiora il gelsomino. Il gelsomino, come è possibile, mio Dio. Se ne sta lì schiacciato contro il muro squallido. è così radioso, così virginale, così senza ritegno, in questa fangosa oscurità – una esuberante giovane sposa perduta in una strada secondaria. è sufficientemente semplice credere nei miracoli nel XX secolo. E io ci credo, anche se i pidocchi fra non molto mi divoreranno in Polonia.
Fra non molto saremo registrati. Sembra che sia ora il nostro turno. Penso a molte persone angosciate, e so tutto, so ogni cosa, ogni momento. E spesso chino la testa sotto il grande peso. Ma sento pure il bisogno, almeno meccanicamente, di congiungere le mani. La mia vita, è una catena di miracoli.
Da “Etty Hillesum. Cercando un tetto a Dio”,
adattamento teatrale di Marina Corradi da “Lettere” e “Diario”
di Etty Hillesum, ragazza ebrea morta ad Auschwitz nel 1943. Interpretato al Meeting da Angela Demattè
con la regia di Andrea Chiodi, Compagnia Elsinor
Inserito da Iurop il 22 Luglio 2009 - 7:38am
Che dire ?! se non un GRAZIE infinito a Marina e alla sua sensibilità che non finisce mai di stupirci...
Grazie di farci conoscere l'ebrea Hillesum anche attraverso questa opera teatrale e grazie (una considerazione tutta personale) per queste parole che sperimento vere nella mia vita, soprattutto in questo momento particolare e speciale che sto vivendo: "mi accorgo che le cose difficili, quando le accetti, diventano belle."
Con stima!
Mario G.